Stalking al cronista del Fatto Vincenzo Iurillo, le motivazioni della condanna di Langellotto: “Il racconto della vittima è coerente, preciso, senza contraddizioni”
Il racconto nelle denunce e in aula della vittima, Vincenzo Iurillo, è stato ritenuto “coerente, preciso e privo di contraddizioni tali da minarne l’attendibilità”. E’ scritto a pagina 24 delle motivazioni con cui il giudice di Torre Annunziata Adele Marano ha condannato in primo grado l’imprenditore edile Salvatore Langellotto a due anni e otto mesi per atti persecutori ai danni del giornalista di giudiziaria del ‘Fatto quotidiano’, che si è costituito parte civile attraverso l’avvocato Salvatore Pinto. La condanna riguarda anche l’aggressione al presidente del Wwf costiero Claudio d’Esposito, (difeso come parte civile dall’avvocato Johnny Pollio), avvenuta a fine marzo 2023. D’Esposito fu picchiato fino alla frattura di una costola all’interno di un condominio di Sant’Agnello (Napoli): la vendetta per una vecchia denuncia, che impedì alle imprese della famiglia Langellotto la illegittima realizzazione di 252 box interrati in un ex agrumeto di Sorrento.
Iurillo iniziò a scrivere di queste vicende, peraltro ricordate a marzo scorso nella relazione della commissione d’accesso di Sorrento, nella parte che evoca i rapporti societari tra Langellotto e l’ex sindaco di Sorrento Giuseppe Cuomo, già consigliere per il paesaggio del ministro Gennaro Sangiuliano, e che si concludeva con la richiesta di scioglimento per camorra (rigettata dal Viminale).
Per questa ragione, anche il giornalista divenne bersaglio dell’uomo già condannato per concorso esterno in associazione camorristica, finito in carcere nel 2015 e liberato nel 2019. Ora Langellotto è di nuovo detenuto, per un cumulo di condanne per bancarotta.
I due reati – gli atti persecutori a Iurillo e le lesioni a d’Esposito – sono stati ritenuti uniti dal vincolo della continuazione. Al termine delle 27 pagine di motivazioni, depositate il 14 ottobre, il giudice ha calcolato la condanna partendo dal reato più grave, lo stalking, e ha riconosciuto le attenuanti generiche “per meglio adeguare il disvalore del fatto alla pena”. Il pm Antonio Barba e il procuratore Nunzio Fragliasso avevano chiesto cinque anni.
La sentenza – per la quale l’imprenditore può proporre ricorso – ricostruisce le “condotte moleste e le minacce” di Langellotto al nostro cronista a partire dal 9 aprile 2023 fino al 20 gennaio 2024. Comprese quelle mandate in onda e fuori onda per un servizio delle Iene (Gulio Golia ha testimoniato al processo). La dottoressa Marano evidenzia che Iurillo “non ha enfatizzato indiscriminatamente ogni contatto con l’imputato: ha anzi chiarito che il primo episodio, isolatamente considerato, non lo indusse a proporre querela, poiché confidava che non avrebbe avuto seguito. Tale precisazione depone per la genuinità della narrazione, e spiega come la portata intimidatoria sia stata percepita pienamente soltanto con il ripetersi e il progressivo aggravarsi delle condotte”.
Più episodi, un unico filo conduttore, secondo l’accusa: silenziare il cronista del Fatto. Impedirgli di lavorare, di seguire le inchieste sull’imputato. Il giudice precisa che questo obiettivo non fu raggiunto. “La prosecuzione dell’attività giornalistica non esclude tali eventi (il reato, ndr). Gli articoli pubblicati dopo i fatti dimostrano che Iurillo continuò a esercitare la propria professione, ma non smentiscono né lo stato di ansia nè le cautele adottate”. In quel periodo il giornalista del Fatto dovette cambiare radicalmente le sue abitudini di vita e, su disposizione del commissariato di Ps di Sorrento, comunicare alle forze dell’ordine i suoi spostamenti. La precauzione cessò con l’arresto di Langellotto, avvenuto il 26 gennaio 2024.
L’articolo Stalking al cronista del Fatto Vincenzo Iurillo, le motivazioni della condanna di Langellotto: “Il racconto della vittima è coerente, preciso, senza contraddizioni” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Source link




