Abruzzo

Avviato il progetto per la riqualificazione della palestra del carcere di Chieti con il contributo di un imprenditore del posto


“Desidero rivolgere un sentito ringraziamento al signor Altin Tarri, titolare della Posatec srl, con sede a Chieti che, rispondendo al mio appello, ha scelto di contattarmi e offrire concretamente il proprio contributo al progetto di ripristino e miglioramento della palestra della casa circondariale di Chieti”. Sono le parole della garante dei detenuti, Monia Scalera, sul progetto di riqualificazione della struttura.

“La sua disponibilità – prosegue – rappresenta un esempio significativo di sensibilità e responsabilità sociale d’impresa, dimostrando come il mondo imprenditoriale possa essere parte attiva nel miglioramento delle condizioni di vita all’interno degli istituti penitenziari. Questo è un inizio, e andremo avanti. Il progetto proseguirà con l’obiettivo di rendere gli spazi dedicati allo sport sempre più adeguati e funzionali, nella consapevolezza che l’attività sportiva è uno strumento importante di benessere, socialità e rieducazione. Desidero sottolineare soprattutto il valore di queste iniziative spontanee, nate dalla disponibilità di chi sceglie di raccogliere un appello e trasformarlo in un gesto concreto. Quando un imprenditore risponde, si mette in gioco e offre il proprio aiuto, dimostra che il carcere non è una realtà estranea al territorio, ma una parte della comunità stessa: una comunità nella comunità. È proprio questo legame che dobbiamo alimentare: costruire ponti tra il dentro e il fuori, favorire la partecipazione della società civile e promuovere una cultura in cui la dignità delle persone detenute e il loro futuro siano sentiti come una responsabilità condivisa”. 

“Ringrazio ancora il Sig. Altin Tarri per aver accolto il mio appello e per aver dimostrato, con i fatti, che la solidarietà e la collaborazione possono fare la differenza. Il percorso è iniziato. Continueremo a lavorare perché sempre più persone e realtà del territorio scelgano di sentirsi parte di questa sfida. Perché il carcere riguarda tutti noi, e una comunità che sa prendersi cura anche delle sue realtà più fragili è una comunità più forte e più sicura”, conclude Scalera.


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