Cronista ferita allo stadio di Giulianova, identificato l’aggressore. Digos al lavoro con i carabinieri per trovare i complici
ANCONA – «Meno peggio di quello che poteva essere. Più sotto avevo l’occhio, più sotto ancora la giugulare». Silvia Trillini misura in centimetri il pericolo scampato. Una vetrata che le esplode addosso, un taglio sulla fronte, i punti di sutura e dieci giorni di prognosi. Sul volto, il segno di una ferita che teme possa diventare una cicatrice permanente e soprattutto la rabbia, che non si rimarginerà tanto presto. «Abbiamo subito improperi, colpi e pugni alla cabina radio per novanta minuti. Abbiamo lavorato con estrema difficoltà, nonostante questo abbiamo fatto finta di niente». Fino a quando il vetro non ha ceduto, scaraventandole addosso la pioggia di schegge. La giornalista di Tvrs, ferita domenica durante Giulianova-Ancona, ora vuole andare fino in fondo. E non sarà soltanto un uomo a dover dare spiegazioni.
Le indagini
Ieri mattina Trillini si è presentata al Comando provinciale dei carabinieri di Ancona, alla Montagnola, per sporgere querela contro ignoti per lesioni. Ad assisterla è l’avvocato Leonardo Criscuoli, messo a disposizione dall’Ancona. Nel pomeriggio la cronista, insieme ad altri due giornalisti presenti all’aggressione, è stata sentita in questura ad Ancona. Anche la Digos dorica è al lavoro, mentre proseguono gli accertamenti dei carabinieri di Teramo. E il quadro che gli investigatori stanno ricostruendo è più ampio di quello iniziale. Le responsabilità, secondo gli inquirenti, sarebbero molteplici e non riconducibili a un solo tifoso. Un uomo con la maglia bianca è già stato identificato e riconosciuto da Trillini e dai due colleghi. Ma attorno alla cabina radio c’erano diverse persone che, a più riprese, avrebbero colpito la protezione. I carabinieri hanno acquisito le immagini della videosorveglianza. Ora i filmati serviranno a individuare gli altri coinvolti e ad accertare le singole responsabilità. Oltre alle lesioni, per i responsabili individuati si profila anche l’ipotesi di danneggiamento. «C’è solo rabbia. Non possono capitare episodi del genere. Bisogna distinguere lo sfottò e la parola di troppo», Silvia Trillini torna su quanto accaduto al Fadini. Non una reazione improvvisa al raddoppio dell’Ancona, ma una lunga sequenza di insulti e pugni contro la postazione radio. La vetrata ha ceduto soltanto nel finale, quando i giornalisti erano ancora impegnati nella radiocronaca. A colpirla sono stati alcuni sostenitori del Giulianova. Quelli dell’Ancona, invece, non erano nemmeno sugli spalti: la trasferta era stata vietata dal prefetto di Teramo per ragioni di ordine pubblico.
I tifosi
E non era la prima volta che la tribuna del Fadini finisce al centro di tensioni. Lo scorso dicembre l’ex sindaco di Macerata Romano Carancini, pur avendo un regolare biglietto, era stato costretto a spostarsi nel settore ospiti perché indossava una sciarpa della Maceratese. Al pronto soccorso di Giulianova è stata la dottoressa Stefania Mettimano a medicare Trillini e ad applicarle i punti di sutura alla fronte. «La cicatrice? Spero che non resti. La dottoressa ha fatto un lavoro impeccabile». Dopo l’aggressione Trillini ha ricevuto una telefonata di vicinanza dal direttore sportivo del Giulianova, Paolo D’Ercole. Ma c’è un altro momento che la giornalista fatica a dimenticare. Non quello dei pugni contro il vetro, ma il ritorno a casa, quando ha dovuto spiegare ai bambini perché la mamma fosse finita in ospedale. «È stato difficile dirlo ai miei figli, ci sono rimasti male».




