Miele: “Altro che azzeccagarbugli: così ho fatto saltare la Figc” – Calcio

C’è chi lo ha definito azzeccagarbugli, «allora un azzeccagarbugli ha fatto commissariare la Federcalcio». È andata più o meno così: Renato Miele, 69 anni a fine mese, avvocato romano con un passato da calciatore nella Lazio, in Serie A, è l’uomo che ha costretto Coni e Figc a stringersi la mano nel compromesso del Malagò commissariato e insieme commissario. «Ma sia chiaro, la mia non era una battaglia contro Malagò, non ho nulla contro di lui. La mia era una sfida professionale: ho saggiato la mia preparazione con il risultato di vedere ottenuto un risultato eccezionale».
Miele, cosa prova a sapere che i suoi ricorsi hanno prodotto questi due mesi di tensioni e di paralisi solo per tornare a nuove elezioni con Malagò ancora candidato?
«Sono tanto contento che da solo, contro tutti, ho ottenuto il commissariamento della Figc. Ero pronto ad andare anche al Tar, il mio scopo era far annullare l’elezione e ritengo di esserci riuscito. E usando strumenti che mi si consentivano per legge, non mi sono mica spogliato nudo davanti alla Figc. Dopo quarant’anni di professione, un giorno qualcuno potrà dire che l’avvocato Miele ha fatto rispettare le norme del diritto sportivo, che sono sacre. O almeno, lo erano: quando giocavo io, si veniva squalificati anche per un fondato sospetto, Paolo Rossi ha scontato tre anni per una telefonata tra terzi. Oggi si può anche violare una legge dello Stato».
Ci spiega cosa l’ha portata a infilarsi in una battaglia di ricorsi, uno dietro l’altro, contro l’elezione di Malagò?
«Mi ero presentato alla carica di presidente con un sogno: ho un curriculum nel calcio lunghissimo, 12 anni da professionista, ho ideato, organizzato e donato all’Aic il centro per calciatori senza contratto che ha ospitato anche Baggio, sono stato giudice sportivo dl comitato paralimpico e anni fa ho presentato un progetto per il Tribunale dello sport di cui scrissero tutti perché ritenevo folle che la giustizia sportiva fosse sotto le singole federazioni, col rischio di mettere in difficoltà il giudice se arrivassero contestazioni sui presidenti. Alla fine, in questo mio caso, è successo a me di giocare contro chi aveva nominato i propri arbitri».
Che idea ha di questo accordo Coni-Malagò?
«Una vergogna e un imbarazzo. Come si fa a chiedere di esprimersi su una questione di norme e di pareri giuridici a ex atleti della Giunta? Lo chiediamo a Federica Pellegrini se sono state rispettate le norme? Come può saperlo? Così le istituzioni perdono il rispetto della gente: non si può votare perché si è amico o si conosce la persona su cui si deve decidere: una cosa o è giusta o non lo è. Altrimenti che fine fanno i valori di lealtà, correttezza e probità alla base del diritto sportivo?».
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