Il prezzo del gas sale ancora e le scorte italiane dovrebbero bastare per l’inverno
Il prezzo del gas sale ancora in assenza di novità concrete sul fronte della crisi in Medio Oriente. I contratti future sul mese di novembre segnano un rialzo del 2,12% a 76,35 euro al MWh sulla piazza Ttf di Amsterdam, con una crescita del 38% da inizio anno. Un valore che, indirettamente, si riflette sulle bollette del gas e della luce, dato che il termoelettrico vale in Italia oltre il 51% della produzione nazionale di energia elettrica. A pesare però sulle quotazioni c’è anche il ritardo della Germania nel riempire le proprie scorte in vista dell’inverno.
Con una capacità potenziale di 247,47TWh, pari ad oltre il 21% dei 1.132,51 Twh di capacità europea, attualmente le riserve del paese sono ferme al 58,2% a 144 TWh. L’Europa è al 71,96% a 815 TWh mentre l’Italia è il paese europeo con le maggiori scorte, avendo riempito l’87,39% dei 203,42 TWh di capacità disponibile.
Un dato che, almeno per il paese, fa prevedere un inverno sicuro e che è stato ottenuto nonostante la crescita dei consumi italiani registrata nel mese di agosto, saliti del 15% a 3,7 miliardi di metri cubi, a causa del fabbisogno del termoelettrico (+36%), che ha consumato 600 milioni di metri cubi in più. Un dato legato alle elevate temperature estive e alla minore produzione idroelettrica, che ha reso necessario un maggiore utilizzo delle centrali a gas per soddisfare da domanda di energia.
Sono scesi invece i consumi di gas del settore residenziale e del terziario (-10%) e quelli industriali (-6%). Da un calcolo sulla base dei dati periodicamente diffusi da Snam, nei primi 8 mesi dell’anno la domanda nazionale di gas è cresciuta del 2% a 41,2 miliardi di metri cubi.
Anche in questo caso a fare da traino è stato il termoelettrico. Prosegue nel contempo la crescita delle importazioni di gas naturale liquefatto (Gnl) che nei primi 9 mesi dell’anno sono salite del 5%. I punti di accesso sono diversi: il rigassificatore di Panigaglia (La Spezia), insieme all’Adriatic Lng di Porto Viro (Rovigo), all’Olt di Livorno e ai rigassificatori galleggianti (Frsu) di Piombino (Livorno) e Ravenna.
La maggior quota di Gnl importata pesa sul prezzo finale del gas, in quanto i costi del trasporto via nave superano di una media compresa fra il 30 e il 50% quelli delle forniture tramite gasdotto. Queste ultime superano il 72% del totale, che oggi ha superato i 48 milioni di metri cubi.
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