Pd, M5s e Cgil contro l’extradeficit per la difesa: “Follia, 14 miliardi per le armi mentre il Paese è in difficoltà e la sanità allo stremo”
È subito scontro sugli oltre 14 miliardi di euro in più per la difesa previsti dal governo Meloni nel prossimo biennio sfruttando la clausola di salvaguardia europea. La segretaria del Pd Elly Schlein e il presidente del M5s Giuseppe Conte, mentre litigano sulle primarie, concordano nel bocciare la scelta e, insieme alla Cgil, accusano Giorgia Meloni di destinare nuovo debito al riarmo mentre restano sotto pressione sanità, salari, servizi pubblici. Il segretario confederale Cgil Christian Ferrari parla del “più rilevante incremento di sempre della spesa militare mentre imperversano la crisi economica e quella sociale”.
“Con la sanità allo stremo e gli stipendi troppo bassi mangiati dall’inflazione al 4%, pare che per Giorgia Meloni la priorità sia battere il record storico di aumento della spesa militare. Noi non ci stiamo, e ci opporremo”, preannuncia Schlein. La segretaria dem indica quindi le alternative che il Pd intende mettere al centro dello scontro politico: “Il Paese è in difficoltà e le persone hanno bisogno di cure, stipendi più alti e scuole, servizi e infrastrutture che funzionano”. E sul confronto tra le priorità di spesa aggiunge: “Se vincerà la destra porterà al 5% del Pil la spesa militare, se vinceremo noi porteremo al 7% la spesa sanitaria”.
Ancora più duro Conte. “Il carrello della spesa è sempre più caro, le bollette e i carburanti sono alle stelle, la pressione fiscale è record e la crescita dell’Italia è al lumicino. E il governo cosa fa? Fa uno scostamento e trova 14 miliardi da mettere sulle armi di spesa aggiuntiva. È una follia“, dice il leader M5s a margine della cerimonia delle medaglie d’oro Libertas allo Stadio Olimpico di Roma. “Prendiamo quei soldi, prendiamo gli extraprofitti di banche e colossi energetici. Restituiamo il potere d’acquisto al ceto medio, agli italiani, facciamo ripartire le imprese, le fasce più deboli della popolazione. Dobbiamo cambiare passo radicalmente”.
Dal fronte sindacale, Ferrari contesta non solo l’entità dell’aumento ma anche la composizione del quadro di finanza pubblica. “Il cuore del Documento di finanza pubblica è il più rilevante incremento di sempre della spesa militare, fatto, peraltro, indebitando ulteriormente il Paese. Al di là della flessibilità per gli investimenti in politiche energetiche, si tratta dell’unico capitolo di spesa ad aumentare, mentre tutti gli altri verranno ridotti per contenere il deficit che, al netto della clausola di salvaguardia, dovrà scendere al 2,3% entro il 2029”. La conseguenza, secondo Ferrari, sarà “meno risorse per salari, pensioni, sanità, istruzione, casa, l’intero sistema pubblico dei servizi”. “Irresponsabile”, attacca il segretario confederale della Cgil, “in un momento in cui l’inflazione ha pericolosamente rialzato la testa, riattivando il drenaggio fiscale già costato in questi ultimi anni a lavoratori e pensionati oltre 30 miliardi (senza considerare il 2026)”.
“Le famiglie fanno sempre più fatica a far quadrare i bilanci; le imprese perdono competitività a causa dei costi energetici più alti d’Europa; non c’è alcun piano di investimenti pubblici in grado sostituire il Pnrr e arrestare la drammatica deindustrializzazione in corso; il welfare è sempre meno pubblico e universalistico”, aggiunge Ferrari. Da qui la conclusione: anche la prossima manovra di bilancio sarà, secondo la Cgil, “all’insegna del binomio ‘austerità e riarmo’”. Il sindacato annuncia la mobilitazione. “Contro questa linea politica sbagliata e autolesionista, che non solo danneggia le persone che rappresentiamo, ma compromette le stesse prospettive di crescita della nostra economia, scenderemo in piazza il prossimo 17 ottobre a Roma con ‘La Via Maestra’”.
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