«Mia madre è fragile e ora ha paura»
PESARO – «Mia madre ha 96 anni, non cammina più ed è preoccupatissima. Psicologicamente questa cosa non la regge». La voce di Stefania Sbrozzi racconta meglio di qualsiasi atto amministrativo che cosa significa, per gli anziani di Casa Roverella, trovarsi improvvisamente davanti alla prospettiva di dover lasciare la struttura. Sua madre vive lì dal 2024, dopo una frattura del femore che ne ha compromesso l’autonomia.
Undici persone sospese
Oggi è una delle undici persone per le quali non è stata ancora trovata una nuova sistemazione. Il caso nasce dal trasferimento a Santa Colomba dei 27 ospiti della Rsa Tomasello che deve liberare l’immobile di Muraglia, soluzione individuata per mantenere il servizio a Pesaro. Per consentire il nuovo assetto della struttura, 14 anziani già presenti hanno ricevuto dal Consorzio Sociale Santa Colomba le lettere di recesso, firmate dal presidente Ginetto Grandoni, con l’indicazione di lasciare il centro entro la fine di settembre. Tre famiglie hanno trovato autonomamente un’alternativa; per le altre undici la corsa contro il tempo continua. «Quando mia madre è entrata mi era stato spiegato che, se le sue condizioni fossero peggiorate, avrebbe potuto passare da casa di riposo a casa protetta senza lasciare Roverella – racconta Sbrozzi –. Negli ultimi due anni ho chiesto più volte una rivalutazione». Il passaggio che oggi pesa di più, però, riguarda i primi giorni di settembre: «Ho chiesto di nuovo che venisse visitata perché era peggiorata. Mi dissero che non mi conveniva, perché avrebbero potuto spostarla di reparto e avrei pagato di più. Io risposi di lasciarla dov’era: aveva trovato un equilibrio e anche cambiare camera l’avrebbe destabilizzata». Secondo la figlia, in quel momento nessuno le avrebbe prospettato un’uscita imminente: «Assolutamente no. Mi parlavano ancora di uno spostamento interno e pochi giorni dopo ci hanno detto che doveva andare via». La comunicazione alle famiglie è arrivata il 18 settembre: «Ci dissero che il termine era il 21 e che poi saremmo potuti restare fino al 30. Ma io, di ufficiale, su una proroga non ho niente in mano». Nei giorni successivi il presidente Grandoni ha chiesto più tempo per gestire il passaggio e ha dichiarato di avere già individuato alcune possibili alternative. Anche l’assessore ai Servizi sociali Luca Pandolfi aveva invitato le famiglie a non preoccuparsi, sostenendo che si sarebbero dovuti trovare «i tempi giusti» e una soluzione condivisa. Il Comune, che non gestisce direttamente Casa Roverella, si è mosso come mediatore con Regione e Ast.
Rassicurazioni insufficienti
Ma per una parte delle famiglie le rassicurazioni non bastano più. Da qui l’intervento degli avvocati. Una diffida inviata all’Ast e alla Regione chiede di non assumere ulteriori provvedimenti senza valutare l’impatto del trasferimento e senza concordare una soluzione concreta e sostenibile, con assistenza e costi comparabili a quelli attuali: «Mia madre ha paura – conclude Sbrozzi –. A 96 anni non puoi spostare una persona da una parte all’altra come se nulla fosse». Ora si tenta di fermare il conto alla rovescia prima che diventi un trasferimento forzato.




