il progetto che rigenera la terra – Forlì24ore.it

Tra Cesena e Ravenna scarti di potatura e vinacce diventano concime naturale per nutrire i suoli e salvare l’acqua
Dagli scarti di potatura e dalle vinacce nasce una nuova risorsa per rigenerare i suoli, migliorare la tenuta idrica dei campi e proteggere la produttività dei vigneti contro l’impoverimento della terra e gli impatti del clima.
Un modello virtuoso che trasforma i residui della filiera vitivinicola in un alleato strategico per l’agricoltura locale. Attraverso la sperimentazione condotta nel campo di Astra-Innovazione e Sviluppo a Tebano, in provincia di Ravenna, la ricerca applicata sta dimostrando come sia possibile sostituire i concimi chimici e contrastare la perdita di sostanza organica nei terreni.
Al centro delle prove ci sono tre diverse tipologie di matrici organiche: un ammendante compostato prodotto a Faenza da scarti della produzione agricola e vinicola, il biochar ottenuto dalla pirolisi di materiale legnoso di potatura e una soluzione mista denominata CB MIX. L’inserimento di questi elementi mira ad aumentare la capacità del suolo di trattenere l’acqua e immagazzinare carbonio, riducendo la necessità di fertilizzanti di sintesi.
I monitoraggi effettuati sulle annate agrarie indicano già uno sviluppo vegetativo più vigoroso e un incremento della resa d’uva per ciascun ceppo, senza alcuna penalizzazione per la qualità delle uve. Anche sotto il profilo organolettico, le prime analisi sui vini mostrano una struttura gustativa e un quadro olfattivo tendenzialmente più intensi.
Il valore del progetto sta nel considerare il suolo non come un semplice supporto per la vite, ma come un patrimonio produttivo da preservare, spiega Pietro Rebeggiani, referente per Ri.Nova. Compost e biochar consentono di lavorare contemporaneamente su più fronti: restituire sostanza organica al terreno, valorizzare i sottoprodotti e creare condizioni favorevoli per la gestione di acqua ed elementi nutritivi.
I primi risultati indicano che questo approccio sostiene la produttività delle piante, mantenendo un’ottima qualità del vino, aggiunge il professor Alessandro Buscaroli dell’Università di Bologna. Ora il lavoro prosegue per comprendere gli effetti di lungo periodo sul terreno, sulla biodiversità e sulla capacità di affrontare gli stress climatici.
Il percorso vede la collaborazione tra i dipartimenti DISTAL e BIGEA dell’Ateneo bolognese, Ri.Nova nel ruolo di capofila, Astra e Dinamica. Oltre alla fase scientifica, la ricerca prevede moduli di formazione, consulenza e percorsi di inclusione sociale svolti con l’associazione Il Ventaglio di ORAV presso il Vigneto Solidale. L’iniziativa rientra nelle misure del CoPSR 2023-2027 sostenute dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale.
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