Ma quale Capitale della Cultura? Guano, erba e reperti nascosti, al Guasco i reperti dimenticati

ANCONA Si fa presto a dire Capitale della Cultura. Più difficile è farlo davanti all’anfiteatro romano, dove da una muratura l’acqua sgorga (letteralmente, si sente il rumore), scende lungo la parete e finisce a terra. In un angolo il muro è talmente bagnato da cambiare colore: la colatura corre verticale fino alla base, dove si forma un piccolo ristagno tra terra, erba e blocchi antichi. Non un alone vago, tanto che ieri mattina è scattato un sopralluogo. Sopra ci sono gli uffici della Soprintendenza. Sotto, erba, muschio, blocchi antichi e auto parcheggiate a pochi metri dai resti. Il cartello del Ministero è in bella vista. Anche l’incuria.
Il giro
Pochi passi e arriva il mosaico romano. Protetto, certo. Valorizzato, molto meno. La copertura è sporca e opaca, sui bordi si accumulano residui e guano, attorno cresce il secco. Il mosaico è lì sotto (bisogna quasi fidarsi). Poco oltre, davanti al Museo Archeologico, altri resti della città romana si fanno largo tra la vegetazione. Il pannello che dovrebbe raccontarli è scolorito fino quasi a perdere le parole. In via Birarelli i lavori ci sono. Eccome. Restauro della chiesa di San Gregorio, recupero del comparto di Santa Palazia, interventi nell’area che sovrasta l’anfiteatro. E ieri mattina, proprio sulla perdita d’acqua, è stato fatto un sopralluogo.
Le competenze
L’anfiteatro, peraltro, non è più in gestione diretta alla Soprintendenza ma alla Direzione regionale Musei.
Le competenze sono una matrioska. L’acqua, molto meno: continua a scendere dal muro. Sotto San Ciriaco cambia il cantiere, non la fotografia. L’affaccio panoramico di via Papa Giovanni XXIII è in lavorazione da giugno (137mila euro, 180 giorni). Gli scavi hanno restituito nuove strutture archeologiche, che potrebbero appartenere a un grande edificio di culto di epoca romana; poi lo stop, una variante da predisporre e i teli stesi sopra le scoperte. In questi giorni sono ripartiti i lavori edili, anche per esigenze emerse proprio durante gli scavi; dopo toccherà di nuovo agli archeologi. Accanto c’è l’ex bar del Duomo, chiuso ormai dal 2013: tredici anni tra demolizioni, ipotesi e progetti prima di arrivare all’ennesimo cronoprogramma. Oggi l’area è ancora stretta tra ponteggi, reti arancioni e recinzioni. Il Comune punta ad aprire il nuovo cantiere tra gennaio e febbraio 2027 e a chiuderlo nello stesso periodo del 2028. Uno degli affacci più belli della città resta incerottato. Scendendo al mare, il porto traianeo non si concede facilmente. Murature, blocchi e strutture romane emergono tra erba e vegetazione.
Qui la Soprintendenza un primo intervento lo ha già fatto: manutenzione straordinaria, messa in sicurezza, rimozione della vegetazione infestante e sistemazione delle strutture di protezione. Adesso viene il difficile: farne finalmente un’area visitabile e comprensibile. I soldi, però, non ci sono ancora. È stata presentata una nuova richiesta al Ministero (nell’ordine di 250-300mila euro) per sistemare il sito e allestire una mostra sulle ultime scoperte, insieme ai ricchissimi corredi delle necropoli picene di Sirolo. Il Comune, dal canto suo, sul percorso archeologico mette sul tavolo gli interventi già realizzati o avviati: il sacello medievale, il tracciato del porto antico, gli accordi per Portella Panunzi.
Nessuno, dunque, può raccontare la favola dell’immobilismo totale. Il punto è un altro e si vede senza chiedere accesso agli atti: pezzi magnifici della città antica continuano a presentarsi male. E il calendario ha già una data stampata sopra. Nel dossier di Ancona 2028 l’anfiteatro entra nella Via Maestra e compare perfino nella cerimonia inaugurale. Tra poco dovrebbe diventare palcoscenico. Oggi, sotto gli uffici della tutela, ha una perdita d’acqua sul muro. Al mosaico comandano i piccioni. Sul Guasco le ultime scoperte sono sotto i teli. Il porto romano aspetta i fondi.




