Marche

sognava la laurea dei figli


ANCONA – Abitava al Piano e al lavoro ci andava in bicicletta, come tanti suoi connazionali che lavorano in Fincantieri. Casa-porto e poi ritorno. Qualche chiacchierata con gli amici di tanto in tanto e poi il desiderio di vedere i suoi figli, un maschio e una femmina, laurearsi. Il maschio, appena 20enne, era stato con lui fino a poche settimane fa e aveva lavorato fianco a fianco del padre, sempre per la stessa ditta la Global Naval. Poi era ripartito per la Tunisia, per laurearsi. Sposato, una persona sempre educata e sensibile all’ambiente tanto da consigliare, a chi lo conosceva, rimedi naturali per i malanni di stagione. Qualcuno lo chiamava “il dottore”. Tutto questo era Sofiane Boutraa, l’operaio tunisino specializzato in carpenteria e saldatura morto carbonizzato martedì sera, all’interno della Fincantieri, per una fiammata che si è sviluppata nel blocco dove era in costruzione un maxi traghetto super lusso.

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Un collega

«Ci conoscevamo da due anni – ha raccontato al Corriere Adriatico un operaio curdo iracheno, anche lui di una ditta che lavora dentro la Finacantieri e si occupa di verniciatura – ci vedevamo alla macchinetta del caffè durante qualche pausa. Mi diceva che il figlio a breve si sarebbe laureato, era contento. Questa estate era venuto a trovarlo e aveva lavorato con lui, proprio come il collega che è rimasto gravemente ustionato. Se aveva paura per il lavoro che faceva? Qui stiamo tutti in mezzo al ferro, tutti abbiamo paura. Quando ho saputo che era lui l’operaio morto ero a casa, mi sono messo a urlare e a piangere». Il lavoro di Boutraa e degli operai specializzati come lui prevede di infilarsi anche in blocchi poco arieggiati e bassi ed è per questo che durante il lavoro si fanno pause. Martedì aveva attaccato il turno alle 16 e avrebbe dovuto smontare a mezzanotte.

La testimonianza

Tra i primi ad intervenire Moreno Porcarelli, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza per la Uil. «Ero lì e ho visto i soccorsi e i feriti – ha detto – una situazione drammatica. Uno era dentro, l’altro fuori. È stato straziante. Mi hanno chiamato degli operai che erano lì, sono corso subito. So che gli ustionati non si possono toccare, sono arrivati i pompieri e li hanno presi con delle coperte termiche. L’operaio dentro era irriconoscibile». Un collega ha commentato «come quelli ustionati alla ThyssenKrupp di Torino». «Nel 2026 – ha ripreso Porcarelli – morire ancora sul lavoro e non tornare più a casa non è una cosa che si può digerire. La sicurezza? Se ne fa tanta ma non è mai abbastanza. Problemi ce ne sono tanti, in tutti i lavori». I volti degli operai che ieri mattina sono passati davanti alla Finacantieri, senza entrare per lo sciopero, erano tutti sconvolti. C’era anche il datore di lavoro dell’operaio deceduto che non se l’è sentita di rilasciare interviste. «La famiglia è stata avvisata e sta arrivando», ha detto con lo sguardo abbassato e il volto segnato dal dolore. Il titolare era in piedi dalla notte dell’infortunio. Per la Global Naval Boutraa lavorava da diversi anni ed era molto apprezzato.




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