Laurenzana distribuisce un bonus per combattere il caro carburante
Il Comune di Laurenzana stanzia 150mila euro derivanti dalle estrazioni petrolifere per istituire un bonus carburante destinato ai residenti.
LAURENZANA (POTENZA)- Un bonus contro il caro carburante con i soldi del petrolio. L’idea è venuta all’amministrazione comunale guidata da Giuseppe Trivigno, sindaco di Laurenzana, comune del Potentino a ridosso della zona petrolifera della Val d’Agri abitato da circa 1.500 residenti. Mentre a livello nazionale si dibatte sulla durata del prezzo bloccato praticato da alcune compagnie e sul destino futuro dello sconto fiscale sul gasolio – oltre che sui disagi vissuti da alcune categorie (agricoltori, autotrasportatori, pescatori, agenti di commercio) – qui si è trovato il modo di far finire nelle tasche dei cittadini il denaro (una parte, almeno) proveniente dalle estrazioni del petrolio.
Ammonta a 150mila euro il valore di quello che è stato denominato “Bonus carburante comunale”, annunciato ieri mattina e finanziato con le risorse del “Fondo per la crescita dei Comuni confinanti con i giacimenti petroliferi” (Legge regionale n. 14 del 2021). La misura, alla quale il Comune pare stesse lavorando da tempo, ha ricevuto nei giorni scorsi il lasciapassare sulla copertura finanziaria.
IL BONUS CARBURANTE E IL WELFARE ENERGETICO A LAURENZANA
«Abbiamo dato il via libera definitivo ad un’importante misura – ha spiegato il sindaco Trivigno al termine di una riunione del gruppo consiliare di maggioranza -. Non ci siamo arresi davanti alle difficoltà, ma anzi abbiamo deciso di rilanciare e di difendere i nostri cittadini». I 150mila euro saranno infatti destinati al cosiddetto welfare energetico, con un contributo diretto alla popolazione. Il bonus sarà rivolto ai residenti in possesso della patente di guida e sarà modulato in base al reddito. «È un aiuto semplice, diretto, destinato a tutti i residenti e scaglionato in base al reddito» ha aggiunto il primo cittadino, evidenziando che l’obiettivo è quello di mantenere una platea ampia, aumentando al tempo stesso il sostegno per chi si trova in condizioni economiche più difficili.
«Grazie ai fondi della Legge regionale numero 14 del 2021, il fondo per la crescita dei Comuni confinanti con i giacimenti – ha proseguito Trivigno -, trasformiamo una risorsa del nostro territorio in un aiuto concreto per tutti i laurenzanesi. In pratica, i soldi che derivano dall’estrazione petrolifera vengono riversati sul territorio e direttamente nelle tasche dei cittadini». È stato quindi rimarcato il duplice obiettivo dell’iniziativa: da un lato offrire una risposta all’aumento dei prezzi alla pompa, dall’altro rafforzare un principio di equità territoriale, facendo tornare al comune una parte del valore collegato alle attività estrattive. Una scelta che, secondo l’amministrazione comunale, assume particolare significato per le aree interne, dove il costo degli spostamenti può incidere pesantemente sui bilanci familiari.
LA RISPOSTA CONCRETA ALLE DIFFICOLTÀ E LE PROSSIME TAPPE
«La crisi del carburante di cui si parla ogni giorno non è solo un titolo di giornale, ma un problema reale al quale cerchiamo di dare una risposta concretamente, immettendo 150mila euro direttamente nel tessuto economico locale per stare al fianco di chi vive veramente i disagi», ha sottolineato il sindaco di Laurenzana. Il provvedimento non è ancora operativo. Nei prossimi giorni l’amministrazione procederà alla modifica del regolamento comunale per la concessione del bonus economico. Successivamente sarà emanato l’avviso pubblico che stabilirà requisiti, modalità di presentazione delle domande, criteri di graduazione in base al reddito e tempi di erogazione. I cittadini dovranno, quindi, attendere la pubblicazione degli atti ufficiali per conoscere concretamente le modalità di accesso al beneficio. Il Comune intanto li ha invitati a seguire il sito istituzionale e i profili social, dove saranno pubblicati il regolamento aggiornato e l’avviso.
RISPARMI, COSTI RECORD E LA SITUAZIONE DEI DISTRIBUTORI
L’iniziativa di Laurenzana costituisce sicuramente una boccata d’ossigeno in una regione dove la recente flessione dei prezzi pare sia stata tra le più contenute d’Italia. Secondo l’Unione nazionale consumatori, infatti, in Basilicata c’è stato un calo di 3,4 centesimi per il gasolio e di 2,7 per la benzina. In pratica, solo la Campania ha fatto peggio e i numeri non hanno niente a che vedere con quelli, per esempio, del Friuli Venezia Giulia: -6,6 centesimi per il gasolio, -5,8 per la benzina. Eppure, anche ieri, non si è arrestata la corsa ai distributori Eni, Ip e Q8 sparsi sul territorio per fare il “pieno”. Tanto che molte pompe hanno esaurito le scorte già in mattinata.
D’altronde, malgrado i recenti “sconti” di alcune aziende, settembre si chiude con un bilancio comunque pesante per la spesa in carburante: secondo l’analisi di Facile.it, gli italiani hanno speso, a parità di consumi, oltre 1,3 miliardi in più rispetto a dodici mesi fa. L’impatto più significativo si è visto sul diesel; a settembre 2026 si sono spesi circa 3,5 miliardi di euro, oltre 950 milioni in più rispetto ad un anno fa, pari ad un aumento del 38%. La spesa extra per la benzina, invece, è stata superiore ai 400 milioni di euro (+23% su base annua).
Considerando il prezzo in modalità self aggiornato al 29 settembre scorso, per un pieno di benzina da 50 litri occorrono 106 euro, rispetto agli 86 euro di dodici mesi fa. Per un pieno di diesel, invece, il costo è passato da 82 euro di settembre 2025 a 117 euro di settembre 2026. Secondo Facile.it, considerando una percorrenza di 10.000 km, un automobilista spende in benzina, in un anno, circa 1.403 euro, vale a dire 285 euro in più rispetto allo scorso anno. Se si considera il prezzo del diesel, invece, la spesa annua è di 1.284 euro, in aumento di 392 euro.
LA PROTESTA DEI SETTORI PRODUTTIVI E IL MERCATO DELLE POMPE BIANCHE
Il ritocco al ribasso dei prezzi del carburante di alcune compagnie “non è una cattiva scelta, ma non è risolutiva né per i produttori né per i consumatori: tuttavia va rilevato che la misura poteva e doveva essere assunta sin da quando è iniziata la speculazione, ma non è stato fatto perché tornava comodo per le casse e per drogare il bilancio statale attraverso maggiori entrate di accise e Iva”, sostiene il Tavolo verde di Puglia e Basilicata, in una nota a firma di Francesco Malvasi.
“Il danno economico è stato e continua ad essere pagato maggiormente dai consumatori finali e dal mondo agricolo, già sofferente a causa e per effetto di una crisi che da più anni ha assunto un carattere strutturale”, prosegue il comunicato evidenziando inoltre la mancanza di interventi a livello istituzionale “per difendere il reddito di chi produce beni necessari, cioè di chi lavora la terra (imprenditori, tecnici, braccianti, lavoratori a diverso titolo), quasi come se non fossero produttivi e non avessero un ruolo dignitoso nella società”.
In crisi anche le imprese di autotrasporto e della pesca. Lo sconto dei tre gruppi petroliferi vale solo per i distributori al pubblico, non per la rete che rifornisce queste imprese. Confcooperative Agroalimentare e Pesca segnala che il gasolio per i pescherecci dall’inizio della guerra in Iran è aumentato fino al 200%. E a Porto Empedocle, nell’Agrigentino, i pescatori hanno annunciato che oggi non scenderanno in mare: “Anziché indebitarci, è meglio restare fermi”, hanno denunciato.
LE POMPE BIANCHE
I prezzi scontati delle tre grandi compagnie, intanto, rimangono inferiori a quelli dei piccoli operatori, le cosiddette “pompe bianche”. I piccoli operatori comprano benzina e gasolio dagli stessi colossi che hanno messo il price cap, e ora subiscono la loro concorrenza sul prezzo. Eni, Ip e Q8 insieme hanno il 55% del mercato italiano. Se abbassano i prezzi, vendono di più. Sul mercato all’ingrosso però si riduce la disponibilità di prodotto, e i prezzi per i piccoli operatori si alzano, annullando i loro margini di profitto. «Deve esserci un po’ di senso di responsabilità anche da parte dei gestori della catena, a partire dagli stessi produttori», ha commentato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Ma il sindacato dei benzinai Fegica e Faib-Confesercenti hanno presentato in Senato una proposta su di un tetto al prezzo pubblico. “Soltanto così si potrebbero avere misure eque”, hanno commentato.
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