Viaggi e turismo

Su e giù per i vulcani italiani in compagnia di reminiscenze letterarie


“Io, disse ancora, possiedo una rosa che innaffio tutti i giorni. Possiedo tre vulcani che pulisco tutte le settimane. Perché pulisco anche quello spento. Non si sa mai. Il fatto che io li possieda è utile ai miei vulcani ed è utile alla mia rosa”. Anche Antoine de Saint-Exupéry era appassionato di coni silenti e fumanti, come si evince da questo brano tratto dal suo libro più celebre, Il Piccolo Principe. Del resto, anche le immagini dell’Etna sbuffante di questi ultimi tempi dimostrano quanto siano imprevedibili e dunque affascinanti le caldere e le bocche che infiammano quanto meno il nostro immaginario. In Italia i vulcani sono una settantina, tra penisola e isole, tutti o quasi raggiungibili a piedi, perciò rappresentano una meta davvero suggestiva, specialmente in questo inizio di autunno. Alcuni di questi “draghi” sono sepolti sotto i nostri mari, altri sono emersi in superficie e poi scomparsi, ma la loro nomea è intatta, come nel caso dell’isola Ferdinandea che al largo di Sciacca fece per alcune settimane soltanto incaponire i governi del Vecchio Continente che se la contesero vanamente. Oppure si trovano, come il Marsili e il Vavilov, a una profondità tale da non potere essere minimamente avvicinati. Per gli altri, ecco alcuni itinerari di viaggio. Fino all’orlo dei crateri in compagnia delle reminiscenze letterarie più evocative.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

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