a Padova la presentazione agli avvocati il 25 settembre 2026

Nota – Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi
La vicenda giudiziaria tra Johnny Depp e Amber Heard è stata una delle battaglie legali più famose, seguite e mediatizzate della storia recente. Consumatasi nei tribunali tra il 2019 e il 2022, ha reso pubblici i dettagli del loro breve matrimonio. La vicenda è diventata un libro, “Il potere del linguaggio nel processo” (Giappichelli editore), che l’autore, Iacopo Benevieri, ha presentato venerdì 25 settembre, in serata, agli avvocati di Padova e ai cittadini. L’incontro è stato organizzato dall’Ordine degli avvocati, dal Comitato Pari Opportunità e dalla Fondazione Forense di Padova.
Una guida per i professionisti del diritto
Il volume si propone come una guida metodologica essenziale per i professionisti del diritto: la tutela delle vittime di violenza non si esaurisce, infatti, nelle misure di protezione esterne all’aula, ma deve realizzarsi anche e soprattutto durante il momento drammatico della testimonianza. Una difesa efficace, è emerso durante l’incontro, deve superare la colpevolizzazione della vittima, concentrandosi solo sulle prove oggettive, imparando a riconoscere il trauma nei silenzi e nel linguaggio non verbale e rimodulando i ritmi incalzanti del controesame per rispettare i tempi emotivi dei testimoni vulnerabili.
Le parole del presidente dell’Ordine
«Abbiamo un grande bisogno di riflettere sul linguaggio, soprattutto nei processi che trattano il tema della violenza o della discriminazione di genere», spiega il presidente dell’Ordine degli avvocati di Padova, Francesco Rossi. «Oggi nei processi relativi alla violenza di genere si pongono, come ha ricordato l’autore del libro, le stesse domande che si ponevano nel 1600, nello stesso modo e con gli stessi contenuti. Così nelle aule di giustizia si rischia di utilizzare un linguaggio capace di generare una vittimizzazione secondaria, cioè di far diventare la parte offesa vittima una seconda volta.
È certamente vero che l’avvocato ha il dovere deontologico di fare tutto il possibile per far assolvere il proprio cliente, ma dobbiamo chiederci se quel tipo di linguaggio giovi veramente alla difesa stessa. Non è affatto detto che ricorrere a formule in cui si colpevolizza la vittima porti a un risultato utile per l’assistito. E il libro che abbiamo voluto presentare agli avvocati del foro padovano fa vedere come, utilizzando un linguaggio appropriato, si possa comunque arrivare a una difesa efficace.
Certo, è poi necessario che quel linguaggio adeguato e rispettoso venga percepito da chi ascolta e cioè dal giudice. Anche in questo senso abbiamo molta strada da fare, come dimostra la condanna dello stato italiano con riferimento alle parole usate in una sentenza che si occupava di violenza di genere, considerate non rispettose della dignità della persona offesa».
Ordine degli avvocati di Padova
Foto articolo da comunicato utente
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