Calogero ringrazia i sanitari del San Giovanni Bosco
TORINO – «Il 28 maggio 2026 è diventata la mia nuova data di nascita». Sono le parole con cui Calogero Reina ha voluto ringraziare i professionisti sanitari che, dopo un arresto cardiaco, sono riusciti a salvargli la vita grazie a una complessa e tempestiva catena di soccorso.
L’incontro si è svolto presso la Direzione Generale dell’ASL Città di Torino, in via San Secondo. Reina, appartenente al Priorato Templare “Jacques De Molay”, ha consegnato alcuni riconoscimenti ai professionisti che hanno contribuito al suo percorso di cura.
Una pergamena di Benedizione Apostolica è stata consegnata al dottor Giacomo Giovanni Boccuzzi, direttore della SC Cardiologia dell’Ospedale San Giovanni Bosco e del Dipartimento di Area Medica, e al dottor Alberto De Salvia, responsabile della Struttura Semplice di Elettrofisiologia.
Un’ulteriore testimonianza di riconoscenza, una statua raffigurante un cavaliere templare, è stata invece donata al direttore generale dell’ASL Città di Torino, Carlo Picco, per il ruolo nella gestione organizzativa della rete di emergenza.
Dalle prime manovre al ricovero in Cardiologia
La vicenda di Reina racconta concretamente quanto sia importante l’integrazione tra i diversi livelli dell’emergenza sanitaria.
La catena dei soccorsi è iniziata sul territorio, con le prime manovre di rianimazione, ed è proseguita con l’intervento dei soccorritori del 118 di Azienda Zero, del Pronto Soccorso dell’ospedale, diretto dal dottor Aprà, e degli anestesisti guidati dal dottor Balagna.
Il paziente è stato quindi preso in carico dalla Cardiologia del San Giovanni Bosco. In sala di emodinamica il dottor Mario Iannacone ha eseguito un intervento di angioplastica. Dopo il passaggio in Rianimazione, Reina è stato trasferito in Unità Coronarica per proseguire le cure e il monitoraggio.
Il percorso non si è concluso con la fase acuta. Il dottor Alberto De Salvia ha successivamente impiantato al paziente un defibrillatore, consentendo anche un monitoraggio continuo a distanza attraverso il sistema di telemedicina dell’ospedale.
«Il merito è del lavoro di squadra»
Il riconoscimento ricevuto è stato accolto dai professionisti come un ringraziamento rivolto non al singolo medico, ma all’intera rete dell’emergenza.
«Riteniamo che questo onore vada condiviso con tutta la catena dell’emergenza. Dal 118 al Pronto Soccorso, dalla Rianimazione alla Cardiologia, fino agli infermieri e ai tecnici: il merito è del lavoro di squadra», ha dichiarato il dottor Giacomo Giovanni Boccuzzi.
Il dottor Alberto De Salvia ha sottolineato invece l’importanza del monitoraggio successivo alle cure ospedaliere: «Il signor Reina fa parte dei pazienti che seguiamo in maniera continuativa sia in presenza sia da casa tramite il nostro sistema di telemedicina, potenziato per garantire sicurezza e tempestività di intervento».
Per Reina, il ricordo di quella giornata rimane particolarmente forte.
«Sono qui per ringraziare tutti voi e le vostre équipe. Per me il 28 maggio 2026 è diventata la mia nuova data di nascita. Sono vivo, sto bene e sono immensamente grato per l’impegno e la competenza che avete dimostrato», ha detto durante l’incontro.
Il valore della rete dell’emergenza
Alla cerimonia ha partecipato anche il consigliere comunale della Città di Torino Pietro Tuttolomondo, che ha ricordato l’importanza dei primi soccorsi e della collaborazione tra le diverse componenti del sistema.
«Questa storia dimostra come la sinergia tra volontari, 118, personale medico e organizzazione sanitaria sia in grado di fare la differenza», ha sottolineato.
Il direttore generale dell’ASL Città di Torino Carlo Picco ha infine richiamato gli investimenti effettuati sul San Giovanni Bosco, ospedale di riferimento per una parte importante della città.
«Negli anni abbiamo investito e continuiamo a investire in alta tecnologia, nuove Strutture – come la nuova UTIC inaugurata di recente – e nelle migliori competenze umane», ha affermato Picco.
La storia di Calogero Reina diventa così anche il racconto di un percorso sanitario che parte dall’emergenza sul territorio e arriva alle cure specialistiche, alla riabilitazione e al monitoraggio a distanza: una filiera nella quale ogni passaggio può risultare determinante.
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