Caccia, Wwf all’attacco di Regione Liguria: “Ignorata la scienza e l’emergenza climatica”

Genova In occasione dell’apertura della stagione venatoria, il Wwf Liguria ha espresso forte preoccupazione, richiamando l’attenzione sulle “numerose osservazioni tecnico-scientifiche formulate nei mesi scorsi alla Regione e rimaste in gran parte senza risposta“.
Le critiche sono incentrate sull’approccio che continua a “sottovalutare le evidenze scientifiche disponibili sullo stato di conservazione della fauna selvatica e sugli effetti dei cambiamenti climatici”. Secondo la sigla ambientalista, infatti, le criticità riguarderebbero sia il calendario venatorio sia alcune autorizzazioni concesse per il prelievo di specie particolarmente sensibili quali “allodola, quaglia, beccaccia, pavoncella e starna”, evidenziando come “studi scientifici recenti mostrano infatti come i cambiamenti climatici stiano modificando i tempi biologici delle migrazioni, rendendo necessario un aggiornamento dei criteri utilizzati per determinare la chiusura della stagione venatoria”.
Tra i punti più discusi figura la decisione di “autorizzare la caccia in deroga allo storno”, con il Wwf che ribadisce come scelte di questo tipo dovrebbero essere “eccezionali e non diventare ordinarie, ed essere sostenute da dati solidi e verificabili sull’entità dei danni, sull’efficacia dei sistemi di prevenzione incruenti e sull’assenza di alternative praticabili”.
La conservazione dell’habitat non deve essere posta in contrapposizione, ma affrontata attraverso strumenti fondati sulle migliori conoscenze scientifiche disponibili”. Secondo quanto evidenziato nella nota, in un contesto di così forte “crescente pressione ambientale, la fauna selvatica necessita di particolare cautela nella gestione e nelle scelte che riguardano il prelievo venatorio“, ragione per cui erano state sollecitate alla Regione “misure straordinarie legate alle condizioni climatiche eccezionali registrate negli ultimi mesi”. Il comunicato stampa del Wwf conclude ribadendo l’intenzione di promuovere un confronto basato su “evidenze scientifiche, trasparenza amministrativa e tutela del patrimonio naturale, nella convinzione che la conservazione della biodiversità rappresenti un interesse generale dell’intera collettività”




