Crotone, l’ex consigliere regionale Enzo Sculco in libertà dopo oltre tre anni
Torna in libertà l’ex consigliere regionale Vincenzo Sculco che dal giugno 2023 era sottoposto a custodia cautelare domiciliare nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Catanzaro denominata ‘Glicine-Acherontè poichè ritenuto il dominus di un comitato politico affaristico capace di condizionare la pubblica amministrazione locale, dal Comune all’Asp, dalla Provincia all’Aterp. Comitato del quale avrebbero fatto parte esponenti politici calabresi di primo piano come l’ex presidente della Regione Mario Oliverio o l’ex vice presidente Nicola Adamo. Per questo la procura antimafia contesta a Sculco le accuse di associazione a delinquere, corruzione, voto di scambio politico mafioso, accuse confluite nel processo iniziato nell’ottobre 2024 davanti al Tribunale di Crotone a carico di un centinaio di imputati.
I giudici del collegio (D’Ambrosio presidente, Daminelli e Crisci a latere) accogliendo la richiesta del difensore di Sculco, l’avvocato Mario Nigro, oggi hanno revocato la misura cautelare dal momento che «il tempo trascorso e il corretto comportamento processuale di Sculco consentono allo stato di ritenere eliso il pericolo di recidiva». Il Tribunale, inoltre, ha preso atto del parere del pubblico ministero che «ha ritenuto cessate le esigenze cautelari». Tra gli esponenti politici di spicco, i pubblici amministratori e gli imprenditori attualmente a giudizio davanti ai giudici di Crotone, Sculco era l’unico ancora sottoposto a custodia cautelare dopo oltre tre anni.
In precedenza le istanze di revoca della misura erano state tutte rigettate tanto che di recente l’esponente politico crotonese aveva chiesto ai giudici di essere sottoposto a custodia in carcere piuttosto che ai domiciliari per non continuare a pesare sulla vita dei suoi familiari. Istanza rigettata dal collegio penale che ha comunque preso atto del «prolungamento dei tempi processuali per il mancato deposito integrale della perizia delle intercettazioni» tanto è vero che gli stessi giudici hanno dovuto concedere un ennesimo rinvio ai periti per completare le trascrizioni. Una mole enorme di captazioni che per la Dda comproverebbero l’esistenza del comitato d’affari politico affaristico al quale non sarebbero stati estranei alcuni clan del crotonese.
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