Internazionale, colta, caotica: la nuova Madrid si evolve ma non cambia
Madrid sta vivendo un momento d’oro. Per la prima volta ha superato Londra e Parigi per investimenti stranieri, il mercato immobiliare è cresciuto più della media mondiale (il 4,8% secondo il Barnes City Index 2025) e Forbes l’ha eletta Best European Destination 2026. Arrivano capitali internazionali, nuovi residenti e una crescente comunità di expat, soprattutto dall’America Latina, al punto che alcuni quartieri sono stati rinominati Little Miami o Little Caracas. Con questo successo il timore è che possa perdere quell’autenticità e quel caos allegro che da sempre la distingue dalle altre capitali europee. Ma i madrileni hanno scoperto un nuovo orgoglio e amano la loro città così com’è: vivace, disordinata, capace di trasformare una piazza in una festa per tutti. Il suo punto di forza è la struttura, senza un unico centro, un insieme di barrios che cambiano carattere nel giro di pochi isolati. Salamanca è elegante, Chueca creativa, Chamberí più residenziale. Puerta del Sol è diventata isola pedonale nel 2020, e resta il punto simbolico della città con la statua dell’orso che si arrampica sull’albero di corbezzolo.
La qualificazione
Negli stessi anni è iniziata la riqualificazione della zona attorno al Palazzo Reale: il traffico è stato chiuso per creare giardini, percorsi pedonali e una pista ciclabile che si snoda come un tappeto verde volante, tipo la High Line di New York. Non un semplice parco, ma un nuovo modo di attraversare la città, mettendo in relazione patrimonio storico, mobilità dolce e spazi pubblici. Ad aprile ha riaperto la Real Armería, con una delle collezioni di armi e armature più importanti del mondo. In autunno si attende invece El Capricho, il palazzo della duchessa di Osuna che, dopo un rinnovo da 9 milioni di euro, aprirà per la prima volta al pubblico il salotto più colto dell’Illuminismo spagnolo.
Branch Madrid l’ultimo progetto di Philippe Starck
Come spesso accade, la crescita attrae anche gli hotel di lusso: a gennaio 2025 ha aperto Brach Madrid, con un progetto di Philippe Starck, che ha immaginato l’hotel come l’ultima tappa di un pellegrinaggio instancabile di un uomo alla ricerca della sua amata. Il racconto si dipana tra mappe, guantoni da pugile, nacchere, chitarrine e ventagli appesi nelle camere. Ma la storia vera del palazzo che lo ospita è ancora più interessante: ci ha vissuto Victor Hugo bambino, nel 1922 vi ha aperto Pidoux, primo cocktail bar della città, e tra il 1939 e il 1990, al secondo piano, ha ospitato lo studio fotografico Alfonso, famoso per le immagini struggenti della Guerra Civile. Oggi al Brach, sulla Gran Vía, una sorta di Broadway madrilena, ci si ferma per la Saint Honoré della pasticceria, le croquetas del bistrot, i cocktail del bar. All’angolo della stessa strada monumentale tutti riconoscono il cupolone nero con la vittoria alata del Metrópolis. È uno dei palazzi Beaux Arts più ammirati e fotografati della città, ed era inaccessibile finché, lo scorso gennaio, Marta Seco e Sandro Silva, dopo il formidabile successo dei ristoranti Amazónico, hanno creato il Club Metrópolis, un nuovo indirizzo dell’ospitalità e della vita sociale madrilena, con 19 camere bijoux e sette ristoranti, dal tapas bar alla Spa de Langostas con una piscina piena di aragoste vive al centro. Al members’ club hanno un programma di musica, arte, viaggi e benessere, aperto anche agli ospiti dell’hotel solo durante il soggiorno.
A piedi tra Salesas e Chueca
Ma per capire davvero dove sta andando Madrid bisogna uscire dalle torri dorate dell’alta hotellerie. Tra Salesas e Chueca si alternano boutique indipendenti, caffè e ristoranti; a Chamberí, intorno a Plaza de Olavide, negozi di quartiere e nuovi indirizzi gastronomici. Taberna La Mina, storico tapas bar gestito dal nipote del fondatore, è un esempio di continuità più interessante di molte aperture recenti, e i suoi gambas a la plancha sono sempre squisiti. Se Madrid corre, lo fa senza smarrire quella combinazione di disordine, vita di strada e socialità che, lo sa bene, resta il suo bene più prezioso.
Source link






