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Nelle nomine in ruolo qualcosa non andava, abbiamo chiesto verifiche, ma non abbiamo avuto risposte. Siamo sempre noi a dover fare i controlli

Graduatorie, riserve, punteggi e trasparenza delle procedure informatizzate. Maria Grimaldi, docente di Palermo inserita nella prima fascia GPS per il sostegno nella scuola secondaria di secondo grado, ha portato nella diretta di Orizzonte Scuola una vicenda diversa rispetto a quelle legate esclusivamente alla durata del precariato o alla reiterazione dei concorsi.

Il suo intervento riguarda soprattutto le modalità di attribuzione delle nomine e l’applicazione della riserva legata al servizio civile. Dopo la pubblicazione dei bollettini, racconta Grimaldi, lei e altri colleghi hanno analizzato i dati e presentato prima un esposto e poi richieste di accesso agli atti.

“Ci siamo accorti che qualcosa non andava”

Grimaldi spiega che i dubbi sono nati dall’esame diretto del bollettino delle nomine.

Io, insieme ad altri colleghi, ho studiato il bollettino perché subito ci siamo resi conto che c’era qualcosa che, secondo noi, non andava“.

Il punto contestato riguarda il modo in cui sarebbe stata applicata la riserva collegata al servizio civile.

Abbiamo notato un errore che ha causato praticamente un danno a una fascia di docenti che aveva un punteggio intermedio. L’errore che noi abbiamo notato è che non sono state conteggiate le riserve del servizio civile per il primo 50% di nomine“.

Secondo la ricostruzione della docente, il conteggio sarebbe quindi partito soltanto in una fase successiva della procedura.

Nel caso specifico di Palermo, il calcolo è stato fatto dopo la posizione 740. Questo significa che il 15% è stato applicato al 100% del contingente, ma il conteggio della quota è stato concentrato in un 50%“.

Il dubbio sulla percentuale effettiva delle riserve

È proprio da questo passaggio che nasce il nodo sollevato da Grimaldi. La docente sostiene che la distribuzione delle riserve avrebbe prodotto effetti rilevanti sulle posizioni intermedie della graduatoria.

Questo cosa ha portato? Ha portato che, arrivati a una certa posizione del bollettino, tutti gli altri praticamente sono entrati con la riserva del servizio civile“.

Il timore espresso è che la concentrazione del conteggio nella seconda metà delle nomine abbia alterato, nei fatti, la percentuale prevista.

Questo significa che, anziché operare il 15% di quota, a nostro avviso si sia arrivati al 30%, perché è stato conteggiato solo sul 50%“.

Grimaldi presenta questo dato come una propria ricostruzione, fondata sull’analisi dei bollettini, e proprio per questo racconta di aver chiesto all’amministrazione una verifica formale.

Esposti e accessi agli atti

Dopo aver rilevato quella che considera un’anomalia, la docente e altri colleghi hanno avviato diversi tentativi di interlocuzione con gli uffici scolastici.

Abbiamo fatto esposto, abbiamo fatto reclami e l’USP di Palermo mi ha risposto senza darmi i dati. Abbiamo fatto un esposto all’USP chiedendo all’USR Sicilia di vigilare e non hanno fatto niente“.

La critica di Grimaldi riguarda soprattutto l’assenza, a suo giudizio, di riscontri puntuali sui numeri richiesti.

Ci hanno completamente ignorato. Abbiamo fatto tutti l’esposto, ci hanno ignorato, non ci hanno dato né una risposta né hanno fatto delle verifiche“.

La vicenda è stata quindi portata anche all’attenzione del Ministero.

Abbiamo chiesto ai sindacati, ma non abbiamo avuto risposte e quindi, come ultima cosa, abbiamo mandato una richiesta formale al Ministero e attendiamo ancora risposte“.

Segnalazioni anche da altre province

Secondo Grimaldi, i dubbi non riguarderebbero soltanto Palermo. Dopo la sua segnalazione sarebbe stata contattata anche da docenti di altre province siciliane.

La cosa strana è che questa anomalia si è verificata anche in altre province, perché sono stata contattata da docenti e colleghi della provincia di Catania che hanno manifestato lo stesso problema”.

Anche in questo caso la docente mantiene la contestazione sul piano della richiesta di verifica.

Si sono accorti che c’era lo stesso errore, almeno noi pensiamo che sia un errore, visto che comunque i dati ce li siamo ricavati noi e l’USP non ci ha fornito nulla“.

Il confronto con l’USP di Palermo

Grimaldi racconta poi di essersi recata personalmente all’Ufficio scolastico provinciale di Palermo per sottoporre alcuni casi specifici.

Mi sono recata personalmente all’USP di Palermo e alla domanda mi hanno detto che il primo riservista del servizio civile era dopo la posizione 740“.

La docente sostiene però di essere già in possesso di nominativi collocati in posizioni precedenti.

Io avevo invece i nominativi e le posizioni di colleghi che erano nelle posizioni precedenti e che avevano caricato una riserva del servizio civile. Quindi ho dato nomi e cognomi, hanno verificato e mi hanno detto che effettivamente avevano la riserva“.

Da qui la domanda che, secondo Grimaldi, resta ancora senza una risposta definitiva.

Quindi io mi sono chiesta: come mai questa riserva non è stata conteggiata nella quota del 15%?“.

La continuità didattica interrotta

Gli effetti della procedura, per Grimaldi, non si limitano alla posizione in graduatoria. La docente collega infatti la mancata nomina anche all’interruzione della continuità con una studentessa.

Io avevo la continuità con 127 punti. La continuità non mi è stata data e, tra le altre cose, seguivo una ragazza di quinto anno, quindi con un danno notevole anche alla famiglia e all’alunna“.

Il tema della continuità didattica diventa così parte della critica più ampia a un sistema che, secondo la docente, dovrebbe essere maggiormente verificabile.

“Ogni anno siamo noi a controllare”

Un altro capitolo dell’intervento riguarda i punteggi inseriti nelle graduatorie e le verifiche effettuate dall’amministrazione.

Abbiamo fatto degli accessi agli atti per le graduatorie e abbiamo notato pure lì che c’erano degli errori nei punteggi“.

Grimaldi racconta che, in almeno un caso segnalato direttamente agli uffici, il controllo avrebbe fatto emergere un’anomalia.

Di una persona soltanto che noi abbiamo fatto presente di controllare, per fare capire che avevamo ragione, loro l’hanno controllata e nell’immediato si sono resi conto che c’era un errore“.

Da qui la critica alle modalità con cui vengono effettuati i controlli.

Paradossalmente potrei caricarmi tutto il punteggio che voglio perché tanto non c’è nessuno che controlla“.

La docente riferisce inoltre che, a suo giudizio, il peso delle verifiche finisce spesso per ricadere sugli stessi aspiranti.

Ogni anno noi ci ritroviamo a fare accesso agli atti, a pagare per gli accessi agli atti, cioè a controllare noi quello che invece è un lavoro che dovrebbero fare loro“.

“Il problema non è stato risolto, è stato spostato”

Nella parte conclusiva dell’intervento Grimaldi torna sul rapporto tra riserve e precarietà, sostenendo che il meccanismo attuale non abbia ridotto il problema ma ne abbia modificato la distribuzione.

Ci rispondono che sono solo in pochi, che sono solo otto e che non possono controllare tutto, ma questa non può essere una giustificazione“.

La conclusione della docente è particolarmente netta.

Con l’inserimento del servizio civile noi non siamo più precari. Inserendo questa riserva hanno praticamente fatto diventare i precari disoccupati e aggiunto altri precari“.

E sintetizza così il punto centrale della sua contestazione:

Anziché risolvere il problema, lo hanno semplicemente spostato“.


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