A Palermo gli educatori contro il tetto agli stranieri in classe: “È una follia pedagogica”

Il piano del governo sul tetto del 30% di studenti stranieri per classe scatena la dura reazione di chi vive la scuola ogni giorno nei quartieri più complessi d’Italia.
Nel centro storico di Palermo, dove l’associazione Per Esempio schiera trenta educatori in cento classi differenti, la proposta lanciata dalla premier Giorgia Meloni viene accolta con netta contrarietà da pedagogisti e sociologi impegnati sul campo.
Le dinamiche quotidiane tra i banchi del capoluogo siciliano raccontano un’altra realtà rispetto alle cifre e ai coefficienti numerici ipotizzati a Roma.
“Questa misura perde di vista le persone per concentrarsi sui numeri, confondendo la qualità dell’apprendimento con l’omogeneità. È una contraddizione pedagogica che priva studenti e studentesse dell’opportunità di formarsi in contesti reali e complessi, negando quella pluralità che è l’identità stessa della scuola” osserva la pedagogista Manuela Firetto.
L’analisi dell’esperta mette a fuoco i rischi concreti per l’attività didattica nei quartieri a forte presenza migratoria: “La proposta ostacola direttamente il nostro lavoro in classe e mina uno dei compiti fondamentali della scuola: coltivare e promuovere la cultura della pluralità. Constatiamo tutti i giorni che i ragazzi e le ragazze con cui lavoriamo non hanno bisogno di quote percentuali, ma di risorse adeguate, di strumenti didattici efficaci, di “tetti” stabili e sicuri, non di manovre che creano voragini”.
La composizione sociale delle sezioni scolastiche in rioni come Ballarò mostra una mappa culturale articolata, ben lontana dalle schematizzazioni burocratiche. Le aule ospitano regolarmente allievi proveniente da diversi continenti, trasformando la varietà delle origini in un fattore di crescita collettiva.
“Nella mia esperienza le classi e i gruppi misti funzionano meglio di quelli omogenei. Un errore di fondo che esiste in questi discorsi è quello della divisione netta in due categorie soltanto: Italia e resto del mondo” spiega il sociologo Francesco Montagnani.
Il quadro delineato dall’operatore sociale prende a modello una classe tipo del quartiere popolare palermitano, dove tre alunni arrivano dal Sud-est asiatico, quattro dall’Africa subsahariana, una dalla Repubblica Dominicana, tre dal Nord Africa e sei dall’Italia. Un gruppo del genere richiede letture pedagogiche articolate e flessibili.
“Una classe del genere non va divisa in due sottogruppi e due percentuali, ma in almeno cinque. Questa è una classe che rispecchia il territorio in cui insiste e che funziona molto bene per l’ampiezza di punti di vista che offre al corpo studentesco e a quello docente. Crea una sfida educativa capace di formare realmente tutte le persone coinvolte e scambiare conoscenze plurali e complesse” conclude Montagnani.
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