Economia

Rialzi dei tassi Fed: quale impatto possono assorbire i mercati?


Fino a poco tempo fa, il dibattito sui mercati è stato dominato dall’intelligenza artificiale. Per la prima volta dopo diverso tempo, tuttavia, l’aumento dei tassi di interesse sta tornando in primo piano tra le preoccupazioni degli investitori. La Federal Reserve statunitense ha alzato i tassi per la prima volta in oltre tre anni. A Jackson Hole, Kevin Warsh aveva già indicato chiaramente la direzione: si era detto ancora fiducioso rispetto all’andamento dell’economia e dell’occupazione, ma sempre più preoccupato per l’inflazione. Ha ribadito la propria determinazione a riportare l’inflazione al target del 2%, un livello su cui non si è più stabilizzata dall’inizio della pandemia.

I dati sull’inflazione sono in aumento, più di quanto previsto, anche se in questa fase in modo relativamente ordinato. Non vi sono ancora evidenze chiare di una spirale inflazionistica in grado di autoalimentarsi. Tuttavia, l’aumento dei prezzi del gas e del petrolio sta accentuando le pressioni inflazionistiche e potrebbero emergere i primi segnali di un aumento anche di altre componenti. Alla luce degli sviluppi in Medio Oriente, è inoltre probabile che i dati sull’inflazione di settembre risultino deludenti.

Il punto centrale è capire fino a che punto un ulteriore inasprimento della politica monetaria da parte della Fed potrebbe pesare sui mercati e se ci stiamo avviando verso un ciclo di rialzi più prolungato. Attualmente, i mercati scontano quasi tre rialzi dei tassi nei prossimi 12 mesi, fattore che implica una fase di inasprimento prolungata.

Lo scenario più favorevole sarebbe rappresentato da una de-escalation in Medio Oriente, accompagnata da un rallentamento dell’inflazione senza effetti di secondo impatto persistenti. Ciò consentirebbe alla Fed di far sì che il ciclo di rialzi sia più breve e più graduale. Un simile scenario rafforzerebbe inoltre la credibilità di Warsh, contribuendo potenzialmente ad allentare le pressioni sulla parte lunga della curva, senza necessariamente rallentare la crescita né avere un impatto significativo sui mercati.

Nei prossimi mesi, l’attenzione sarà quindi rivolta al Medio Oriente e ai dati sull’inflazione, al di là dell’impatto diretto dei prezzi dell’energia.

Le ripercussioni sui mercati

Tassi di interesse più elevati pesano sui mercati esercitando pressione sulle valutazioni. Hanno inoltre un impatto sull’economia reale attraverso l’aumento dei costi di finanziamento e dei mutui, che può finire per indebolire le prospettive di crescita e redditività.

Gli investitori si stanno chiedendo se i tassi si stiano avvicinando a livelli tali da poter innescare una correzione dei mercati o un significativo rallentamento dell’economia. Al momento, non sembra essere così. Guardando all’andamento dei tassi di interesse nel lungo periodo – e lasciando da parte l’“anomalia” del decennio 2010-2020, caratterizzato da tassi eccezionalmente bassi e repressione finanziaria – un rendimento del 5% sul Treasury statunitense a 10 anni non è particolarmente elevato in termini assoluti. Anzi, escludendo l’ultimo decennio, rimane vicino ai minimi storici. Sappiamo che economie e mercati possono funzionare in un contesto di tassi di interesse al 5%.

Il rischio maggiore per i mercati non è necessariamente rappresentato dal livello dei tassi, quanto piuttosto dalla rapidità dell’aggiustamento e dalla volatilità che ne deriva. Se i rialzi dei tassi dovessero accelerare in modo più disordinato, con le banche centrali costrette a inasprire più aggressivamente la politica monetaria dopo essere rimaste indietro rispetto all’andamento dell’inflazione, lo scenario diventerebbe più preoccupante.

Storicamente, i mercati azionari hanno generalmente mostrato una buona tenuta nell’anno successivo al primo rialzo dei tassi da parte di una banca centrale, con l’S&P 500 che ha registrato rendimenti medi positivi. Tuttavia, quando i tassi aumentano rapidamente e in modo continuativo, la performance dei mercati nell’arco di un anno tende a scendere in territorio nettamente negativo. Il punto centrale, quindi, è capire se ci stiamo avviando verso una fase di inasprimento più rapido e disordinato. Se così fosse, potrebbe essere necessario rivedere le prospettive per i mercati.

*Head of Capital Markets Strategies di Tikehau Capital


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