Sicilia

Mattarella: no al pensiero unico, è uno strumento di oppressione

La cultura come argine alla minaccia dell’autoritarismo e al pensiero unico che è «strumento di oppressione», al quale si deve contrapporre la libertà di espressione e «il valore del dissenso, che è ancor più prezioso dove viene negato».

Sergio Mattarella giunge a Pordenone per la cerimonia conclusiva della 27esima edizione di Pordenonelegge e nel pieno delle celebrazioni degli 80 anni della Repubblica ricorda che a far progredire il Paese dopo gli anni della dittatura e della guerra «è stata la scheda elettorale, l’arma disarmata del confronto legittimo» e che «i motori della storia» sono stati il dialogo fra le culture e il confronto delle idee. Garanzie tutelate dalla Costituzione e un impegno per la Repubblica che deve «concorrere a far sì che questi diritti siano riconosciuti a tutte le persone, e a tutti popoli».

Il Presidente della Repubblica – oggi insignito dell’onorificenza Ambassador of freedom – rileva con preoccupazione l’emergere «a livello globale» della «tentazione di democrazia illiberale» e critica «l’unanimismo» che, afferma, «si addice all’autocrazia e alle dittature ed è sinonimo di immobilismo. E’ il pluralismo delle opinioni – rimarca allora – che nelle democrazie impedisce al potere, anche quello digitale, di fossilizzarsi in una verità che pretende di imporre. Il diritto a esprimere opinioni è argine all’arbitrio; è motore di rinnovamento».

Nel suo discorso il Capo dello Stato cita poi Mahsa Amini, premio Sacharov del Parlamento Europeo nel 2023, Narges Mohammadi, premio Nobel per la pace, e le donne di Herat: testimoni che «ci indicano come la battaglia dei diritti sia lungi dall’essere conclusa o che ne sia possibile, se non, da taluni, addirittura auspicato, un arretramento». In chiusura rivolge dal palco anche un saluto ai lavoratori dell’Electrolux, impegnati in una dura vertenza sindacale: rappresentano, afferma tra gli applausi, «l’etica del lavoro».


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