Marche

«Ci sono nomi, notizie e precisazioni» – Cronache Fermane

Il teatro dell’Aquila (foto dal Comune di Fermo)

La città di Fermo…un luogo, un territorio dove si incontrano arte, scienza, storia, religiosità e tradizioni. Numerosi sono i siti civili e religiosi presenti in città. Dall’alto del Girfalco, detto anche Colle Sabulo, svettano, immersi nel verde, il Duomo, la Cattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo edificata in stile gotico neoclassico e Villa Vinci, con il suo rigoglioso parco; in altre zone della città l’Istituto Tecnico Industriale Montani insieme alle sue Officine, la Biblioteca comunale Romolo Spezioli, la Sala del Mappamondo, Palazzo dei Priori in piazza del Popolo, solo per citarne alcuni. E’ di qualche settimana fa la notizia che il Teatro comunale dell’Aquila di Fermo, edificato nelle immediate vicinanze di piazza del Popolo, già nell’elenco dei sette teatri più importanti in Italia, ha ottenuto un importante riconoscimento, divenendo insieme ad altre strutture teatrali delle Marche e di altre regioni, Patrimonio dell’Unesco.

«Qualche tempo fa, all’interno di una mia vecchia cartella – confessa il fermano Alessio Marucci – ho casualmente ritrovato un curioso documento a stampa con data Fermo 25 agosto 1830 (firmata da un tal Adrio Senodamo, ndr) e riguardante proprio il teatro dell’Aquila di Fermo. Dopo averlo scorso velocemente, ho subito contattato il mio caro amico, il professore Elvezio Serena, fisico, ex presidente di Italia Nostra della sezione provinciale di Fermo e studioso di storia locale al quale ho sottoposto il carteggio. Sotto la sua guida abbiamo insieme approfondito le diverse vicissitudini che il Teatro ha attraversato nel tempo, diventando il fulcro della vita sociale cittadina, richiamando cultori ed appassionati, provenienti da diverse località.  Abbiamo poi focalizzato la nostra attenzione sulla descrizione di alcuni dettagli, legati alla ristrutturazione del Teatro dopo l’incendio, tra cui il lampadario chiamato ”Lumiera di Cristallo”,  arrivato direttamente da Parigi per illuminare un rinnovato contesto prestigioso e suggestivo, composto da palchi, stucchi, pitture, ornamenti e dorature».

«Sempre tra le righe del documento, sono presenti notizie, nomi e precisazioni che – aggiunge Marucci – ci hanno fornito un quadro organico e ben definito della struttura teatrale dopo i lavori di recupero. Siamo stati concordi nel constatare come la documentazione fosse organizzata in maniera completa e comprensibile, fatta ovviamente eccezione per alcuni errori di stampa che possano essere presenti, tenendo bene a mente che il carteggio risale all’anno 1830. In seguito ci siamo soffermati a considerare come gli scritti e le pubblicazioni, sia antiche che d’epoca, siano importanti strumenti di conoscenza che ci consentono di integrare e di analizzare sempre con nuovi dati fatti e vicende inerenti i nostri territori, accadute in passato e ci offrono anche la possibilità di riflettere,  permettendoci di ricostruire la storia delle nostre radici».

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