Lavoro in FVG, occupazione in crescita nel 2026
20 settembre 2026 – ore 8:30 – Quattordicimila e seicento occupati in più in un anno: il mercato del lavoro del Friuli Venezia Giulia continua a crescere, arrivando a quota 539.700 lavoratori nel primo semestre del 2026. Un aumento del +2,8% rispetto allo stesso periodo del 2025, che si accompagna alla diminuzione del numero di persone in cerca di un impiego. È quanto emerge dagli ultimi dati sull’occupazione diffusi dall’Istat il 12 settembre, aggiornati al secondo trimestre dell’anno. La crescita coinvolge sia il lavoro dipendente, aumentato di 12.000 unità (+2,8%), sia quello indipendente, cresciuto di 2.600 unità (+2,6%). L’incremento più consistente riguarda però la componente maschile, con 9.200 occupati in più su base annua (+3,2%): tra le donne, infatti, l’aumento è stato di 5.400 unità (+2,3%).
Industria e servizi trainano la crescita
A guardare più nel dettaglio l’andamento dei diversi comparti, la crescita dell’occupazione in Friuli Venezia Giulia appare distribuita in modo disomogeneo. Nel secondo trimestre del 2026 l’industria, al netto delle costruzioni, raggiunge 134.148 occupati, contro i 127.028 dello stesso periodo del 2025, con un aumento di oltre 7.000 unità. Ancora più consistente la crescita del settore dei servizi, che registrano un aumento da 263.420 a 271.507 occupati: in aumento anche il settore dell’agricoltura, che comprende silvicoltura e pesca, con 17.523 occupati contro i 13.342 del secondo trimestre 2025. Il comparto del commercio, che include anche alberghi e ristoranti, registra invece una contrazione, scendendo da 94.888 a 91.169 occupati. Per le costruzioni, il dato passa da 28.913 a 32.250 occupati, confermando l’incremento segnalato dall’Istat, sebbene l’andamento del settore vada letto con cautela alla luce delle oscillazioni registrate nelle stime. Nel complesso, i dati fotografano una crescita trainata soprattutto dall’industria e dal terziario.
Il tasso di occupazione supera il 71%
Nel secondo trimestre del 2026, il tasso di occupazione nella fascia tra i 15 e i 64 anni si è attestato al 71,4%. Il dato regionale continua però a mostrare una marcata differenza tra uomini e donne: il tasso di occupazione maschile raggiunge infatti il 77,1%, mentre quello femminile si ferma al 65,7%. La distanza è quindi di 11,4 punti percentuali, confermando come la partecipazione al mercato del lavoro resti ancora fortemente diversa tra i due generi. Parallelamente alla crescita degli occupati, nel primo semestre dell’anno sono diminuite le persone in cerca di un impiego. Tra i 15 e i 74 anni, sono state complessivamente 23.700, 2.100 in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Tuttavia, anche in questo caso il dato complessivo nasconde dinamiche differenti: i disoccupati uomini sono diminuiti di 3.700 unità, mentre le donne in cerca di lavoro sono aumentate di 1.600. Il tasso di disoccupazione regionale si è attestato così al 4,2%, con un valore del 3,5% per gli uomini e del 5,1% per le donne.
Calano le donne inattive
Un altro elemento significativo riguarda le donne che non lavorano e non cercano un’occupazione. Nel primo semestre del 2026, le donne inattive tra i 15 e i 64 anni sono diminuite di 8.500 unità rispetto allo stesso periodo del 2025. L’aumento delle persone attive, in particolare tra le donne, si accompagna quindi a una sostanziale stabilità della disoccupazione. Un andamento che segnala una maggiore partecipazione al mercato del lavoro e, al tempo stesso, la capacità del sistema regionale di assorbire parte della nuova forza lavoro.
Un dato da leggere con attenzione
I dati vanno tuttavia letti considerando anche i criteri utilizzati dall’indagine Istat sulle forze di lavoro: la definizione di occupato comprende infatti anche persone che, nel periodo di riferimento, hanno svolto un’attività lavorativa per un numero molto limitato di ore. L’aumento del numero degli occupati non permette quindi, da solo, di misurare la qualità dell’occupazione, né di stabilire se alla crescita del numero di lavoratori corrisponda anche un incremento delle ore effettivamente lavorate. Il quadro che emerge è dunque quello di un mercato del lavoro regionale in crescita, ma ancora caratterizzato da differenze significative tra uomini e donne e da alcuni indicatori che richiederebbero una lettura più approfondita.
Articolo di Benedetta Marchetti




