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Cellulare a scuola, il 97% degli studenti dice no al divieto: “Regola ingiusta”. E il registro elettronico? Solo 1 su 4 lo salva

Adolescenti più attenti allo studio, ma duri sulle regole che arrivano dall’alto. La scuola conta per il futuro, il controllo no.

È il ritratto che esce dall’Indagine nazionale sugli stili di vita degli adolescenti che vivono in Italia, firmata da Laboratorio Adolescenza e Istituto di ricerca Iard con il patrocinio della Società Italiana di pediatria.

La preparazione batte il talento

Cresce la fiducia nella formazione. Il 35% dei ragazzi intervistati indica in una buona preparazione scolastica e universitaria la leva decisiva per raggiungere traguardi importanti nella vita. Nel 2019 la pensava così il 22%. Il salto è di tredici punti in sette anni, e racconta una generazione che ha smesso di credere solo al talento individuale.

“La migliore dimostrazione – commenta Alessandra Condito, dirigente del Liceo classico Tito Livio di Milano – che i giovani, che insistiamo a definire distratti e indifferenti, sono capaci di uno sguardo lungo sulle cose della vita”.

Per la preside, il dato arriva nel momento in cui si spingono le famiglie verso percorsi formativi più brevi: “In un momento in cui si sollecitano le famiglie a considerare percorsi formativi più brevi (vedi il 4 + 2) e si continua a pensare che l’alternanza scuola-lavoro (ora Formazione scuola lavoro) sia cosa buona e giusta, gli adolescenti ci dicono/sanno che una formazione di qualità è propedeutica a una buona qualità della vita” .

Il rapporto con i prof tiene

La comunicazione con gli insegnanti funziona per il 63,4% degli studenti. Il 57% si riconosce nella valutazione che la scuola dà di lui, tra voti, considerazione dei docenti e reputazione complessiva. Nei licei la percezione cambia: il 45% si sente sottovalutato, contro il 32% di tecnici e professionali.

Registro elettronico, bocciatura quasi piena

Sul registro elettronico la frattura è netta. Solo uno studente su quattro lo ritiene utile, e nei licei la quota scende ancora. Il 36% lo accetterebbe a una condizione: voti visibili dopo qualche giorno, per scegliere quando comunicarli a casa e non doverne rispondere già al citofono. La maggioranza relativa, il 38%, lo considera una forma di controllo inaccettabile.

Il cellulare resta un diritto

Sul divieto di cellulare in classe il verdetto è quasi unanime: ingiusto per il 97% degli intervistati. Le sfumature riguardano l’uso. Il 68% lo silenzierebbe durante le lezioni, il 29% lo spegnerebbe del tutto. Nessuno, o quasi, intende rinunciarci.


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