Società

Ho uno spezzone di 12 ore su tre scuole, una sede dista 110 chilometri. “Posso chiedere una modifica al mio orario per agevolarmi?”. Il Punto di De Martino

Uno spezzone di 12 ore distribuito su tre scuole, con una delle sedi distante 110 chilometri dall’altra: quali possibilità ha il docente di fronte a un’organizzazione del servizio che comporta spostamenti così rilevanti?

Il caso è stato sottoposto all’avvocato Alessandro De Martino durante “Diritto in Cattedra”, la trasmissione condotta da Francesco Bunetto in diretta su YouTube. Il legale ha indicato come primo passaggio la richiesta di una diversa organizzazione al dirigente scolastico, soprattutto qualora esistano soluzioni alternative.

La prima strada: chiedere una modifica

La distanza tra le sedi assume un peso particolare nel caso segnalato, anche perché le 12 ore risultano frammentate fra tre scuole differenti.

“Se ci sono alternative migliori, e non dubito che ce ne siano, bisognerebbe quantomeno chiedere una modifica al dirigente”, ha spiegato De Martino.

Il problema, dunque, non riguarda soltanto il numero di istituti coinvolti, ma la concreta sostenibilità degli spostamenti richiesti al docente.

Una distanza di 110 chilometri

Sul caso specifico De Martino ha espresso una valutazione netta, pur precisando implicitamente che l’eventuale illegittimità dovrebbe essere accertata nella sede competente.

“Non dubito che un giudice possa ritenere illegittimo doversi spostare di 110 chilometri da una scuola all’altra”, ha affermato, richiamando anche la particolare configurazione dello spezzone: 12 ore distribuite su tre scuole.

La valutazione giudiziaria, naturalmente, dipenderebbe dalle circostanze concrete e dalle modalità con cui il servizio è stato organizzato.

Il problema dei costi di un eventuale ricorso

De Martino ha poi spostato l’attenzione dalla fondatezza della contestazione alla possibilità concreta, per un docente, di affrontare un contenzioso.

Secondo l’avvocato, anche quando un lavoratore ritiene di avere subito un’ingiustizia, arrivare davanti a un giudice comporta costi e conseguenze personali che possono scoraggiare l’iniziativa.

“Chi subisce delle ingiustizie difficilmente ha la forza economica e psicologica per andare davanti a un giudice per uno spezzone di 12 ore”, ha osservato.

Proprio per questo, pur definendo la situazione descritta dal docente “palesemente illegittima” nella propria valutazione professionale, De Martino ha avvertito che la soluzione potrebbe non essere immediata: “Ho paura, devo dire da avvocato, che non sarebbe di facile risoluzione, non davanti a un giudice”.

Il primo tentativo indicato dal legale resta quindi quello di verificare l’esistenza di alternative organizzative e chiedere formalmente al dirigente una modifica dell’assegnazione, prima di valutare eventuali ulteriori forme di tutela.


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