Vandalizzato il monumento ai Lagunari, il sindaco: «Atto vile e oltraggioso»
Un segnale stradale, copertoni abbandonati, persino un cartone della pizza. In queste condizioni è stato ritrovato il monumento dedicato ai Lagunari situato in piazza don Luigi Segala ad Arzergrande la mattina di lunedì 14 settembre. Inaugurata nel 2002, l’opera ritrae un lagunare che tende la mano a una donna travolta dalle acque: ricorda, infatti, l’aiuto che le forze anfibie diedero alla popolazione durante la devastante alluvione del 1966. Secondo le prime ipotesi, basate sulle dichiarazioni di alcuni passanti, i presunti responsabili dell’atto vandalico potrebbero essere dei ragazzi, che sono stati visti aggirarsi con un atteggiamento sospetto intorno al monumento nella tarda serata di domenica 13.
La condanna
Dure le parole del sindaco di Arzergrande, Filippo Lazzarin: «Si tratta di un atto vile e oltraggioso verso un simbolo di memoria e solidarietà che appartiene a tutta la nostra comunità – dichiara -. Probabilmente parliamo di un gruppo di ragazzi annoiati e fannulloni che non hanno trovato di meglio da fare che deturpare il bene pubblico».
Anche l’associazione nazionale Alta (Associazione Lagunari Truppe Anfibie) esprime profondo rammarico per l’episodio: «Quanto accaduto ci amareggia profondamente e non può essere considerato una semplice bravata – afferma il presidente nazionale Pierangelo Zanotti -. Quel monumento appartiene alla comunità e rappresenta la memoria di uomini che, sessant’anni fa, furono chiamati a intervenire per aiutare persone in difficoltà. Danneggiare quel simbolo significa colpire un patrimonio di valori che appartiene a tutti».
Verifiche in corso
Il primo cittadino ribadisce che sono in campo delle ricerche per individuare i responsabili del gesto, con l’obiettivo, spiega, «non solo di punirli, ma di educarli al rispetto delle cose di tutti». È dello stesso avviso Zanotti: «Se saranno individuati i responsabili, riteniamo importante che, accanto alle conseguenze previste per il loro comportamento, possa esserci un percorso che li porti a comprendere realmente la gravità di ciò che hanno fatto, il significato del bene che hanno danneggiato e il valore del rispetto verso ciò che appartiene all’intera comunità. In questo percorso devono necessariamente essere coinvolte anche le famiglie, perché l’educazione al rispetto dei beni pubblici, della memoria e delle altre persone è una responsabilità che deve essere condivisa».
«Purtroppo devo ammettere che il disagio giovanile è una realtà sempre più presente e visibile – conclude il sindaco – per contrastarlo servono strumenti concreti e, forse, anche dei segnali molto forti da parte delle istituzioni e delle famiglie».

Source link




