Marche

il sindaco di Ancona blinda la partita del 2028


 ANCONA – Galeotta fu la Cultura, casella tanto ambita da Fratelli d’Italia, ma finita in mano a un’ex Pd – Marta Paraventi – dopo il fallimento Bertini (espressione dell’europarlamentare meloniano Carlo Ciccioli). Nel messaggio minaccioso, inviato sabato da Silvetti alla sua giunta in cui ventilava imminenti dimissioni se ci fossero stati tentennamenti sulla linea di governo, c’è un passaggio piuttosto sibillino: «Non intendo minimamente cedere a nessun’altra valutazione che possa condizionare la Capitale Italiana della Cultura 2028». Che voleva dire? A chi si riferiva nello specifico?

I rumors

Da ambienti vicini al sindaco si racconta di continue avances del gruppo consiliare meloniano al fine di poter incidere sulla cabina di regia della Capitale della Cultura 2028.

Traguardo trasformato in una medaglia affissa al petto dell’assessora Paraventi, dal dna politico distante anni luce da quello di Fratelli d’Italia i cui esponenti locali (anche in Regione) fin dal primo giorno hanno mal digerito l’ingresso in giunta dell’ex dem. Per altro al posto di una figura in quota FdI. Capitale della Cultura a parte, in maggioranza c’è molta agitazione. O meglio, in casa Fratelli d’Italia. Scalpita l’europarlamentare e coordinatore provinciale Ciccioli che ha collezionato due uscite fuoritempo. L’ultima sull’affaire Cariverona-Carifac criticando l’operato del sindaco, sostanzialmente definendolo poco incisivo. Se non addirittura perdente. Parole sue: «Estremamente penalizzante per Ancona». Da lì la furia di Silvetti e il messaggio che ha fatto tremare la giunta: «O si fa come dico io, o entro settembre andiamo tutti a casa e si vota».

Il fuoco amico, purtroppo per il sindaco, però arriva sempre da una parte. Quei Fratelli che, in realtà, hanno un rapporto interno più da Caino e Abele. Neanche due settimane fa Ciccioli, durante una riunione del direttivo comunale del partito, ha chiesto la testa del capogruppo Jacopo Toccaceli. L’onorevole non era d’accordo nemmeno con lui per il modo poco efficace di rivestire quel ruolo. Ma nessuno ha appoggiato la sua mozione, quindi ha incassato un bel due di picche. Sabato si è trovato di nuovo abbandonato dai suoi, che hanno firmato senza titubanze il documento della maggioranza in cui si rinnovava piena fiducia al sindaco Silvetti, senza se e senza ma. «Siamo stati eletti in questa maggioranza – motiva così la scelta, Toccaceli – pertanto, nel pieno rispetto anche dei nostri elettori, abbiamo deciso ancora una volta di dare sostegno incondizionato a Silvetti».

La lealtà

Una questione di serietà e lealtà, quindi. Ma sulla ghigliottina che gli voleva far cadere Ciccioli? «Normale dialettica politica all’interno di un partito – replica Toccaceli, su un sottofondo di stridìo di unghie sulle pareti – ci si scontra, ma poi c’è piena coesione». Per fortuna. Tanto che Ciccioli, già durante la passata primavera, si era lanciato in un’operazione funambolica: ha contattato vari consiglieri di altri gruppi di maggioranza per traghettarli dentro FdI, così da aumentare il peso specifico del suo partito all’interno della maggioranza. Ma accrescendo anche la sua aura, proponendosi come angelo traghettatore. Ma l’operazione non è andata a buon fine. Silvetti è uscito incolume da tutte le bufere abbattutesi su di lui. E molto spesso le saette sono state lanciate sempre da una parte: FdI, che ad Ancona sembra essere una compagine piuttosto nervosa. Baccaglia internamente e gli effetti si riverberano all’esterno, rendendo l’andatura di questo governo comunale piuttosto ciondolante. Tra sindaco e vicesindaco (Zinni, FdI) c’è stata ultimamente una distanza di vedute sulla Zac di Portonovo. Sostenuta da sempre a spron battuto da Zinni e avallata inizialmente dal sindaco, vero. Poi, però, al terzo anno di sperimentazione, Silvetti ha manifestato delle perplessità. Zinni, invece, resta dell’opinione che sia utile ad alleggerire il traffico nella baia. Insomma, proprio coesa questa maggioranza non è. Perciò il primo cittadino ha dovuto mandare un segnale forte. Talmente forte, che da ieri in maggioranza regna il silenzio. Almeno in apparenza. Perché le chat dei vari gruppi sono in fermento. Ma Silvetti è ancora il lider Maximo. Zitti tutti.




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