in corsa Possible Love, Naza, McDonagh ed El-Toukhy- Cineblog
La Mostra del Cinema di Venezia 2026 si avvia alla chiusura sabato 12 settembre, al Lido, con il Totoleone ancora aperto e due titoli indicati dalla stampa internazionale come favoriti: il coreano “Possible Love” di Lee Chang-dong e il documentario “Naza” di Yuval Abraham e Rachel Szor, al centro del confronto per il modo in
12 Settembre 2026 13:32
La Mostra del Cinema di Venezia 2026 si avvia alla chiusura sabato 12 settembre, al Lido, con il Totoleone ancora aperto e due titoli indicati dalla stampa internazionale come favoriti: il coreano “Possible Love” di Lee Chang-dong e il documentario “Naza” di Yuval Abraham e Rachel Szor, al centro del confronto per il modo in cui racconta il sistema di attacco nella Striscia di Gaza e il peso delle vittime civili.
Venezia 83, il Totoleone tra “Possible Love” e “Naza”
A poche ore dal verdetto della giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal, il clima al Lido resta sospeso, tra pronostici, cautele e qualche previsione sussurrata nei corridoi dell’Excelsior. “Possible Love”, ispirato a uno dei capitoli del Decalogo di Krzysztof Kieslowski, ha convinto per il racconto essenziale di un rapporto in cui desiderio, appartenenza sociale e conflitto di classe finiscono per urtarsi senza cercare scorciatoie.
Il film di Lee Chang-dong, secondo molti osservatori stranieri, avrebbe le carte per entrare nella parte alta del palmarès. Diverso il caso di “Naza”, indicato come uno dei lavori più discussi della selezione: il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor è stato accolto con venticinque minuti di applausi in sala, un dato che ha fatto rapidamente il giro dei siti americani, ma il suo contenuto politico potrebbe pesare nelle valutazioni finali.
Gyllenhaal, nelle uscite pubbliche di questi giorni, ha mantenuto toni prudenti, evitando prese di posizione nette. La presidente di giuria, di origine ebraica da parte materna, si trova però davanti a un titolo che ha già superato i confini del cinema: anche per questo, tra gli addetti ai lavori, qualcuno ripeteva ieri sera che «il premio sarebbe un segnale, non solo una scelta artistica».
McDonagh, Kore-eda e il possibile spazio per le sorprese
Tra i film più accreditati resta “Wilde Horse Nine” di Martin McDonagh, un incrocio tra spy story, thriller e commedia con John Malkovich e Sam Rockwell nei panni di due improbabili agenti della Cia inviati in Cile. Il film, molto parlato dopo la proiezione stampa, potrebbe trovare spazio nel palmarès, anche grazie alla prova di Malkovich, indicato da più parti come uno dei nomi forti per la Coppa Volpi maschile.
Tiene posizione anche “Look Back” di Hirokazu Kore-eda, adattamento del manga di culto firmato da Tatsuki Fujimoto. Il regista giapponese, già abituato ai grandi festival, ha portato a Venezia un film capace di parlare al pubblico dei lettori e, insieme, a quello più tradizionale della Mostra: una doppia traiettoria non semplice, eppure accolta con rispetto dalla critica.
Nella stessa fascia di attenzione si colloca “Woman Unknown” della regista May El-Toukhy, sostenuto anche dalla forza della sua protagonista. Mathilde Arcel, nel ruolo di Marie, figura sospettata di essere una “horizontal collaborator”, è considerata da diversi commentatori una candidata credibile ai premi interpretativi. «È un personaggio che resta addosso», ha confidato un distributore europeo dopo la proiezione, davanti al Palazzo del Cinema.
Coppa Volpi, da Malkovich ad Alba Rohrwacher
La corsa alle Coppe Volpi appare più affollata del previsto. Sul fronte maschile, oltre a John Malkovich, viene citato Misagh Zareh, protagonista del film iraniano “A Bit Of Light” di Ali Asgari, dove interpreta un medico depresso con una recitazione trattenuta, quasi in sottrazione, lontana da ogni posa da star.
Tra le attrici resta forte il nome di Alba Rohrwacher, protagonista di “Un bon petit soldat” di Stéphane Brizé. Nel film l’attrice interpreta la nuova responsabile delle risorse umane di una grande compagnia assicurativa guidata dal personaggio di Vincent Lindon: un ruolo misurato, fatto di silenzi, decisioni scomode e tensioni aziendali che il regista francese conosce bene.
In corsa, secondo le valutazioni raccolte al Lido, potrebbero esserci anche Vanessa Scalera, centro emotivo del film di Edoardo De Angelis “Il fuoco che ti porti dentro”, e le sorelle Mara di “Bucking Fastard” di Werner Herzog, segnalate per una prova costruita su tempi, sguardi e movimenti in coppia. Sono candidature non tutte di pari peso, certo. Ma a Venezia, negli ultimi giorni, le gerarchie cambiano in fretta.
Gli italiani e gli ultimi titoli in corsa
Per il cinema italiano, il titolo che sembra avere raccolto l’accoglienza più solida resta “L’estranea” di Paolo Strippoli, thriller con elementi horror che ha trovato attenzione soprattutto tra i critici stranieri. Nel film è in corsa anche Valeria Bruni Tedeschi, presenza che ha contribuito a tenere alta la visibilità dell’opera durante le giornate veneziane.
A seguire viene indicato “Ritorno a Buenos Aires” di Marco Bechis, passato oggi in concorso e accompagnato da commenti positivi sulla prova di Adriano Giannini. Diversi osservatori lo considerano uno dei ruoli più compiuti della sua carriera recente: non un’interpretazione gridata, piuttosto un lavoro di accumulo, con frasi lasciate a metà e sguardi che portano il peso della storia personale.
Resta infine da capire quanto spazio potrà trovare “Bunker” di Florian Zeller, thriller psicologico con Javier Bardem e Penélope Cruz nei panni di una coppia in crisi dopo che al marito, architetto molto richiesto, viene commissionato da un magnate un enorme rifugio da costruire alle Hawaii. Il film ha una forte tenuta narrativa e guarda alla sala, ma porta con sé anche temi riconoscibili: paura, privilegio, isolamento. Il verdetto, ormai, è questione di ore.
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