Cultura

The Weekender: ascolta gli album di Bloc Party, The Tubs, Bonobo (e molti altri…) usciti oggi

Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografiche. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente, sospirato, weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.

BLOC PARTY – “Anatomy Of A Brief Romance”
[cOnTAGIOUS LTD]indie-rock

Il posto che i Bloc Party occupano nei cuori e nelle menti non è mai stato messo in discussione, ma gli ultimi quattro anni hanno ribadito questa posizione e, al contempo, acceso una nuova passione nei fan di tutte le età. Dal tour mondiale con i loro amici dei Paramore all’esibizione da headliner al Crystal Palace Park, con il tutto esaurito, passando per l’esecuzione di brani tratti dal loro fondamentale album di debutto “Silent Alarm” fino alla costante reinvenzione dei loro lavori più recenti, prima di tornare a Reading e Leeds lo scorso anno davanti a folle immense. Ora, spinti da questa rinnovata energia e sostenuti dal loro anno di tour più intenso degli ultimi due decenni, i Bloc Party pubblicano il loro nuovo album: un’opera narrativa che esamina una relazione durata un anno con dettagli intimi e spesso crudi, realizzata in studio con il leggendario Trevor Horn.

THE TUBS – “Hard Life”
[Merge Records]alternative

Ai Tubs non è mai mancata l’ambizione: in “Hard Life”, il loro obiettivo è quello di rendere più complessa l’esperienza “Tub-ullar”. Rispecchiando l’uso che Williams fa dei trilli nelle melodie vocali, il violino di Haigh sfuma il canto malinconico del cantante come un livido. In “Stoop to Me”, la canzone pop più folk e dal suono più jangly dell’album, gli assoli di Haigh completano Williams nel suo momento più autoironico, il sorriso sbilenco di un ragazzo che cerca di non far trasparire quanto sia ferito da un amore non corrisposto. Nel brano di apertura dell’album e omonimo “Hard Life”, è la dolcezza delle linee ascendenti del violino nel mix che unisce la durezza dei testi di Williams agli inni da pugno alzato dei Tubs. La linea dura che Williams adotta qui e in altri brani di “Hard Life” mette ulteriormente in discussione l’idea che si ha di una canzone dei Tubs. Il personaggio familiare agli ascoltatori di “Cotton Crown” e “Dead Meat” — per citare Williams, «un’introspezione sull’abiezione romantica, lo squallore londinese e le umiliazioni del dolore e del disturbo ossessivo-compulsivo» — è ancora presente, ma lo è anche una seconda voce, più risoluta e più esperta. «Il secondo personaggio non ha molta pazienza con il primo», spiega Williams, «spesso lo rimprovera per la sua autoindulgenza e immaturità; a volte giustamente, a volte ingiustamente». In “Hard Life”, queste voci discutono, si tormentano a vicenda, si fondono l’una nell’altra e si separano, a volte nel corso di una singola canzone.

BONOBO – “Distance In Static”
[Ninja Tune]elettronica

Bonobo, alias Simon Green, torna con il suo nuovo album che evoca frammenti di memoria e significati che risuonano attraverso oltre due decenni trascorsi in prima linea nella musica elettronica. L’acclamato musicista, produttore e DJ britannico — noto per la sua tavolozza sonora ricca di sfumature e influenzata da culture di tutto il mondo — continua la sua lunga tradizione di collaborazioni ispirate, con la partecipazione di Joy Crookes, Ichiko Aoba, Nilüfer Yanya, Arooj Aftab, Nicole Miglis (Hundred Waters) e Aanya Martin. I testi sono in inglese, urdu e giapponese, mentre campioni storici iraniani e registrazioni di guzheng si affiancano alla strumentazione meticolosamente elaborata dallo stesso Green, intrecciati insieme nel corso di sessioni di registrazione che hanno coinvolto Los Angeles, Tokyo, Londra e oltre, con una parte significativa del disco completata al leggendario Broken Arrow Ranch di Neil Young in California.

EZRA COLLECTIVE – “Here Because of Hope”
[Partisan]jazz

“Here Because Of Hope” degli Ezra Collective è il disco più ambizioso e personale della loro carriera: concepito come un’opera suddivisa in tre movimenti spirituali e geografici, l’album ripercorre il viaggio del popolo nero attraverso i continenti e i decenni, dalla musica africana ai ritmi caraibici, fino alle strade di Londra. Formatisi nei centri giovanili di Londra, i vincitori del Mercury Prize e del BRIT Award Femi Koleoso, TJ Koleoso, Joe Armon-Jones, James Mollison e Ife Ogunjobi hanno ormai trascorso oltre un decennio rendendo il jazz gioioso, urgente e innegabile. In “Here Because Of Hope”, spingono questa visione più lontano che mai, ponendo una domanda semplice ma profonda: perché tanta musica nera nata dal dolore suona così gioiosa? La loro risposta è la speranza: la convinzione, tramandata attraverso le generazioni e gli oceani, che qualcosa di meglio sia possibile.

BEANS – “Less Louder”
[Fuzz]garage-rock

“Less Louder” è il quarto album in studio della band australiana Beans, originaria di Geelong e Melbourne, capitanata dal batterista dei The Murlocs Matt Blach. Scritto e registrato più o meno nello stesso periodo del suo predecessore “Boots N Cats” (2024), questo album ne rappresenta la controparte più morbida e rilassata. Mentre il primo dei due dischi a cui Blach ha lavorato nel suo studio fai-da-te in garage durante la pandemia era una raccolta di groove ritmici garage-psych guidati dalla batteria, “Less Louder” è un disco estatico e incentrato sulle armonie.

PORCELAIN TONGUE – “Don’t Obscure the Sun”
[Mishap]slowcore

Alcune cose svaniscono lentamente. Un’idea che nessuno ha messo per iscritto, una persona che porti ancora nel cuore, una relazione che ti gira intorno da troppo tempo. I Porcelain Tongue affrontano tutto questo: la frustrazione di essere dimenticati, il silenzioso lavoro del ricordo e lo strano sollievo di lasciar andare finalmente. Con il loro ultimo album la band post-rock introspettiva di Boise, Idaho, i Porcelain Tongue guarda avanti tanto quanto guarda indietro. Questo seguito di “Goodbye Peggy” li vede spesso alle prese con le stesse tribolazioni – il dolore, il lutto e la perdita – ma i testi di Max Voulelis sono spesso venati da una rosea speranza. Le canzoni nel loro insieme si muovono su una linea sottile tra il carattere anthemico e la pesantezza guidata dai riff, e oscillano tematicamente dall’inizio alla fine tra queste idee di ieri e domani.

THE MEFFS – “Business”
[FLG]punk

Il duo punk dell’Essex The Meffs torna con il suo secondo album, “Business”, pubblicato da Frontiers Label Group, dopo l’uscita nel 2024 di “What a Life”. Dopo un 2025 straordinario trascorso in tour con artisti di grande rilievo, con concerti sold out in tutto il Regno Unito e in Europa e partecipazioni a festival come Glastonbury, 2000 Trees e Download, Lily (voce/chitarra) e Lewis (batteria) sono entrati in studio con il produttore Dan Weller per creare 11 dei loro brani più intensi e politicamente impegnati di sempre. Unendo la frenetica energia punk a un commento tagliente sull’industria musicale e sulla vita moderna, “Business” cattura il suono grezzo dei loro concerti dal vivo, mettendo in luce la rabbia, la vulnerabilità e il rifiuto della band di farsi incasellare in un genere specifico.

FORMAL SPPEEDWEAR – “Punch Card”
[Melodic]new wave

Spinto dal desiderio di creare un collage sonoro e sostenuto da un pensiero laterale, “Punch Card” è una lezione ingegnosa su come, con tocchi di magistrale manipolazione, lo scontro tra forze opposte possa far scoccare scintille e suscitare un irrefrenabile bisogno di ballare. «Il nostro obiettivo è minare tutto ciò che pende troppo da una parte o dall’altra. Puntiamo all’omogeneità: se suona bene e le sue parti non possono essere isolate, abbiamo centrato l’obiettivo», affermano parlando della ricerca dell’equilibrio nel loro desiderio di “strappare il tappeto da sotto i piedi” musicalmente proprio quando gli ascoltatori meno se lo aspettano. Proprio come l’errore tipografico nel loro nome, ora sfoggiato con orgoglio dalla band come un segno d’onore, il risultato è un album di felici incidenti che incarna davvero le reazioni viscerali e istintive del loro pubblico. Le finestre ritagliate di una scheda perforata di un protocomputer degli anni Ottanta che rivestono la copertina offrono un portale verso l’universo dei Formal Sppeedwear.

POKEY LAFARGE – “Rent Money”
[Diggers Factory]Rock n Roll

Da due decenni Pokey LaFarge segue il proprio percorso iconoclastico: schietto, genuino e senza mai temere di mettere tutto in piazza. “Rent Money” sembra rappresentare un altro vero passo avanti e, probabilmente, la sua raccolta migliore fino ad oggi. È al tempo stesso una sincera dichiarazione personale e un lucido commento sociale. Chitarre twang, ritmi vivaci e melodie accattivanti conferiscono all’album slancio e ritmo, mentre quei ritornelli gioiosi nascondono una sottile vena di preoccupazione che ben si adatta a questi tempi difficili. Come sempre, l’artista originario dell’Illinois si muove con disinvoltura tra i generi, fondendo le influenze della musica americana del XX secolo attraverso una composizione sincera e una creatività sovversiva.

IBIBIO SOUND MACHINE – “Chopping Mountain”
[Merge]elettronica

“Chopping Mountain”, il nuovo album degli Ibibio Sound Machine, è la più chiara espressione finora della missione di lunga data del collettivo londinese di promuovere l’amore, l’unità e la resistenza attraverso la musica. Si tratta del sesto album completo della band e del primo a vedere Max Grunhard, membro della band, nel ruolo di produttore dal 2019, anno di “Doko Mien”. Dopo “Electricity” (2022), l’album di svolta prodotto dagli Hot Chip, e “Pull the Rope” (2024), caratterizzato da sonorità più cupe e da un sound più da discoteca prodotto da Ross Orton, “Chopping Mountain” sembra essere stato tratto direttamente dai cuori e dalle esperienze della band guidata da Eno Williams e Grunhard. Una miscela inebriante di stili e origini disparate si fonde e si disgrega lungo l’intero album “Chopping Mountain”, le cui canzoni sono accomunate dal fatto di essere gli strumenti più affilati che gli Ibibio Sound Machine possano mettere in campo nel momento presente.

ANGELA AUTUMN – “Believer”
[Gar Hole Records]folk

Angela Autumn è sempre stata attratta dalle montagne. Cresciuta nella regione degli Appalachi, nella Pennsylvania occidentale, trasmette quel paesaggio attraverso la sua voce, incanalando l’influenza senza tempo dei torrenti di montagna e delle dolci colline pedemontane nelle sue canzoni folk che sfidano i generi. Con il suo secondo album, però, dimostra di essere interessata tanto all’era moderna quanto alla tradizione. “Believer” è un album che rappresenta un vero e proprio crogiolo musicale, in cui si fondono la musica rustica del passato di Autumn con i suoni ibridi (tra cui indie rock, psichedelia, pop e country gotico) del suo presente. Il pubblico continua a chiamarla “La Rosa degli Appalachi” — un soprannome che strizza l’occhio alle sue radici nell’Allegheny e alla sua maestria nel suonare il banjo in stile clawhammer, che l’hanno aiutata a sbocciare come artista solista acclamata dalla critica. Nei dodici brani dell’album, il folk tradizionale e il banjo clawhammer si fondono con chitarre grunge, sperimentazioni in studio e ritornelli indie per dare vita a un suono ibrido, mentre Angela dipinge immagini sia personali che profonde.

LOCUST – “Spectral+”
[Todo]elettronica

I Locust, il progetto dell’iconico musicista elettronico inglese Mark Van Hoen, sono entusiasti di presentare il nuovo album, “Spectral+”, pubblicato da TODO Records. “Spectral+” è una raccolta eclettica e dal taglio unico che attinge a influenze classiche quali Giorgio Moroder, Brian Eno, My Bloody Valentine e Boards of Canada come punti di partenza verso territori inesplorati, con un cast di musicisti che include Neil Halstead degli Slowdive, Olive Kimoto, Natasha Morrow, Nick Holton dei Black Hearted Brother e Griff Spex, il cui tocco elettronico industriale conferisce al disco una dimensione inaspettata ed emozionante.

FKJ – “Tiber”
[Tyber Heart]elettronica, jazz

Scritto e registrato in diversi continenti, l’album riflette gli anni trascorsi tra spostamenti, solitudine, collaborazione e rinnovamento. Il risultato è un FKJ più espansivo e disinibito che mai. In “Tyber”, composizioni guidate dal groove si affiancano a brani strumentali di impronta jazz, sperimentazioni ricche di campionamenti e momenti di songwriting più diretto, muovendosi senza soluzione di continuità tra i generi senza mai perdere coesione. L’album appare al tempo stesso profondamente personale e di respiro globale, mettendo in luce un artista che documenta la propria evoluzione in tempo reale. Cattura istantanee musicali tra Londra, Los Angeles, Parigi, il Brasile e oltre, per creare una musica che combina perfettamente complessità e intimità.

NATE MERCEREAU – “Fantastic Thoughts”
[Leaving]prog-rock

Nate Mercereau si avventura nel rock progressivo e nella fusion jazz con un album che si presenta come massimalista, sincero e spesso disarmante nella sua vulnerabilità. Affiancato da artisti del calibro di Carlos Niño, Aaron Shaw e Deantoni Parks, crea un sound che pone una domanda semplice ma audace: “E se lo facessi?” Dietro a tutto questo c’è anche una notevole profondità, grazie al vasto bagaglio di collaborazioni di Mercereau, che include Andre 3000, Kamasi Washington, Carlos Niño, Surta Botofasina e Idris Ackamoor.

SORCHA RICHARDSON – “Draw the Outline”
[Faction]indie-rock

“Draw The Outline” è il terzo album di Sorcha Richardson, nonché il primo realizzato dopo il suo trasferimento da Dublino al West Kerry. Scritto ai piedi di una montagna, a pochi passi dal mare, l’album abbandona i sintetizzatori dei suoi precedenti lavori per privilegiare le sonorità più calde dei fiati, del sassofono, dell’organo Hammond e del pianoforte, con la chitarra acustica a tenere insieme il tutto. Si tratta di brani tranquilli e senza fretta che parlano di intimità e percezione, di come due persone possano condividere lo stesso momento e ricordarlo in modo diverso, il tutto illuminato da un umorismo asciutto che li rende autentici. Guidato dal singolo “Illinois Again”, è un album che non ha fretta di spiegarsi, e proprio per questo risulta ancora più appagante.

BRIAN FALLON – “Not Bad For New Jersey”
[Nash York Records]alternative

Brian Fallon torna a collaborare con il produttore Butch Walker (Taylor Swift, Fall Out Boy, Green Day) per la sua prima raccolta di brani originali da solista dopo “Local Honey” del 2020. Fallon è noto soprattutto come frontman dei The Gaslight Anthem,
Con la partecipazione di Brandon Flowers (The Killers), Phil Collen (Def Leppard), Lori McKenna, Donovan Woods e il chitarrista Marc Ribot (Tom Waits, Elvis Costello, Robert Plant). Undici brani di rock energico, con influenze power pop, che raccontano di outsider capaci di trasformare le difficoltà in carburante per volare in alto.

JAIME ROSSO – “Keep Stepping!”
[Domino]house

“Keep Stepping!” è il seguito dell’EP “Away” del 2025, con cui Jaime si è affermato come un nuovo produttore dinamico dal futuro promettente. Mentre il suo EP di debutto, “Away”, presenta profondi legami con la casa di Jaime nella campagna del Kent, “Keep Stepping!” è un EP pensato per la città. Ispirato al periodo trascorso da Jaime nel sud di Londra, l’EP attinge dai suoni dei sound system londinesi, con Rosso che mescola melodie vivaci e atmosfere oniriche per creare un sound tutto suo. Proprio come il brusio della capitale, c’è un groove di fondo che lo attraversa, mentre la produzione giocosa di Jaime mantiene la musica vivace e fresca. Influenzato dall’atmosfera esuberante dell’estate in città, “Keep Stepping!” abbraccia la positività e l’importanza di uscire dai propri pensieri e di interagire con la comunità che ci circonda.

COLIN STETSON & BRIGHDE CHAIMBEUL – “All the Light in the World”
[Invada]minimal

Il duo riesce a fondere i propri approcci unici: il minimalismo cinematografico di Stetson e la magia profondamente personale e rituale di Chaimbeul. In “All the light in the world” si confrontano alla pari: non si tratta di una raccolta di registrazioni di Chaimbeul con Stetson che aggiunge texture, né di un’estensione del particolare universo musicale di Stetson, ma di qualcosa di decisamente più innovativo. Possiamo intuire approssimativamente cosa ciò significhi in “To me, my love”, quando le risonanze ronzanti di Chaimbeul lasciano spazio alle frasi cicliche di Stetson, ai respiri affannosi e ai tocchi percussivi e ruvidi sui tasti. Li abbiamo già sentiti suonare insieme, ma mai proprio in questo modo, ed è straordinario quanto lo stile lirico di Stetson – che trova la sua massima espressione nella sua trilogia di album “New History Warfare” – si integri perfettamente con l’approccio più meditativo e misurato di Chaimbeul.

PRETTY SICK – “Anarchy”
[Dirty Hit]alternative

Il secondo album dei Pretty Sick rappresenta la reinvenzione più audace di Sabrina Fuentes fino ad oggi: una fusione estrema di shoegaze, rap, rave e rock alternativo distorto che va ben oltre le radici grunge della band. Realizzato principalmente con il produttore Oscar Scheller a Los Angeles, il disco trasmette la crudezza emotiva e lo spirito “fai da te” che hanno caratterizzato i Pretty Sick sin dagli esordi, abbracciando al contempo una produzione elettronica esplosiva, ritmi pesanti e imponenti muri di suono. L’album incarna il suo rifiuto di assecondare le aspettative o di rimanere confinata in un unico genere.

MOTORCYCLE – “Relive It”
[Dandy Boy]pop-punk

Il sound dei Motorcycle è una fusione tra il rock alternativo chitarristico degli anni ’90 e il pop punk classico, mescolati a inni pop radiofonici massimalisti degli anni 2010 che creano un’atmosfera festosa, inebriante ed energica, e inducono l’ascoltatore a chiedersi quanto sia umorismo ironico e quanto sia divertimento sfrenato. È una musica che fa provare nostalgia per la gioventù sprecata ascoltando la Lookout! Records e bevendo Boone’s Farm nelle calde notti d’estate con gli amici, mentre il tema generale dell’accettazione della vita adulta e del lasciarsi alle spalle il richiamo della natura selvaggia aggiunge una dicotomia a questi suoni festosi.

HARUOMI HOSONO – “Yours Sincerely”
[Ghostly]modern composition

Haroumi Hosono, musicista, produttore e compositore giapponese all’avanguardia, nonché membro fondatore della Yellow Magic Orchestra e degli Happy End, ha «trovato la propria voce in una rinascita tardiva della sua carriera», scrive The Wire. La sua eredità, che abbraccia cinque decenni, continua a crescere e ad attirare nuovi fan, ed è stata citata da una schiera di artisti acclamati, tra cui Mac DeMarco, Cameron Winter, Ginger Root, i Vampire Weekend e Harry Styles. Plasmata dalla musica americana della metà del secolo scorso, l’opera di Hosono riecheggia ora in una nuova generazione di artisti occidentali: uno straordinario scambio circolare.
“Yours Sincerely”, il suo ventitreesimo album in studio e la prima raccolta di brani inediti in oltre sette anni, vede Hosono spingere sempre più in là la sua arte compositiva esplorativa: «Ora ho 78 anni, ma d’ora in poi sento una crescente curiosità verso la musica sconosciuta che il mio nuovo io creerà, abbracciando al contempo la musica del mio io passato — come se ora portassi due mondi musicali dentro di me».

HUG – “Hug”
[Luaka Bop]alternative

Rane, latte condensato, il picchiettare della pioggia. Questo è il nuovo progetto collaborativo di Gyan Riley, Devendra Banhart e Noah Georgeson. Tre amici di sempre che tornano bambini. Si tratta di un album (quasi) strumentale, realizzato da tre artisti di grande prestigio – che, tra l’altro, si conoscono fin dall’infanzia. Noah e Gyan sono entrambi cresciuti a Nevada City, la “capitale del cristallo” degli Stati Uniti, epicentro di tutto ciò che è esoterico. Nella loro musica si percepisce in qualche modo l’influenza del loro ambiente di crescita, ma non del tutto. Quello che stanno facendo qui è qualcos’altro. È un gioco. Qualcuno una volta l’ha descritto come un disco di un trio di chitarre, senza però tante chitarre. Hanno sempre parlato di realizzare un album insieme. Finalmente, l’occasione si è presentata. Il risultato è un album che sembra un fulmine catturato.

CISKA CISKA – “Page of Cups (Reversed)”
[Mayway]folk

Ciska Ciska è il progetto di Ciska Dhaenens, cantautrice di Gand, capace di racchiudere una forza delicata in canzoni meravigliose. Con un delicato accompagnamento di chitarra e pianoforte e una voce d’oro, Dhaenens trascina l’ascoltatore nel suo mondo interiore, dove si mostra al tempo stesso vulnerabile e impavida. Dopo essersi fatta conoscere nella primavera del 2025 con il singolo di debutto “Biotope”, Ciska Ciska ha immediatamente affascinato con il suo mix di indie folk, Americana e alt-country, strizzando l’occhio a idoli come Julia Jacklin e Adrianne Lenker.Ho scritto ‘Biotope’ perché a un certo punto mi sono resa conto che c’è sempre bellezza, anche quando attraversiamo i momenti più bui della vita. C’è molto conforto in questo.” La vita non è stata proprio facile per la giovane Ciska, e questo album chiude un capitolo caratterizzato da dubbi e ansie. “Questo disco sembra una grande storia di formazione, in cui finalmente oso mettere me stessa e la mia vulnerabilità su un piedistallo.”

MET – “Si Ballerà”
[Costello’s]indie-pop

Un invito a mettersi in movimento e ad accogliere il cambiamento, racchiuso in un viaggio di dieci tracce nate dall’esperienza di vita dell’artista, dove il cantautorato incontra il clubbing in un equilibrio tanto inaspettato quanto naturale. Un disco che celebra la vita riscoprendo una leggerezza consapevole, conquistata attraverso profonde immersioni interiori che restituiscono il giusto peso alle cose. Ne emerge una filosofia di vita che non cerca lo scontro con ciò che accade, ma lo accetta, lasciandosi attraversare e trasformare dagli eventi. Il disco d’esordio di MET racchiude uno spaccato di vita in cui mutazione e consapevolezza si intrecciano, guidando verso la ricerca del proprio posto nel mondo.

LUCA CAVINA – “Camera Oscura Deformata”
[Trovarobato]strumentale

Luca Cavina, volto noto della scena indipendente e strumentista d’eccezione, compie un passo decisivo nel suo percorso artistico svelando il suo progetto solista come compositore puro: “Camera Oscura Deformata”, un’opera che sfida le convenzioni della musica classica e contemporanea. Ispirandosi al concetto ottico della camera oscura, Cavina fa collidere l’austerità di un ensemble cameristico con una manipolazione sonora radicale.
Timbri acustici vengono trasfigurati da glitch, layer di synth e manipolazioni elettroniche, dando vita a quella che l’autore definisce una “musica da camera aumentata”. Il risultato è una partitura cinematografica, carica di tensione narrativa e dal carattere “alieno”.

THIS IS LORELEI – “The Singer In My Band”
[Matador]alternative

Gli ultimi anni sono stati determinanti per Nate Amos. Tra la pubblicazione di album di grande successo sia come artista solista — con il nome d’arte This Is Lorelei — sia con la sua band Water From Your Eyes, i concerti sold out in diversi continenti e il fatto di vedere alcuni degli artisti più influenti di oggi reinterpretare le sue canzoni, questo cantautore in ascesa ha trovato la sua strada. Primo album di This Is Lorelei per la Matador Records, “The Singer in My Band” riprende gli elementi fondamentali del Great American Songbook e li trasforma in forme nuove, allo stesso tempo stranamente familiari e accattivantemente anticonformiste, nel tipico stile di Amos. Scritto durante i tour mondiali a sostegno delle uscite discografiche di entrambe le sue band, “The Singer in My Band” si presenta come il primo vero “album da viaggio” nella discografia di Amos. «Le idee sono maturate mentre sognavo ad occhi aperti in macchina, senza avere a disposizione alcun strumento», ricorda, «quindi, invece di stare a casa a scrivere con la chitarra o al computer, si sono sviluppate lentamente e inconsciamente, esistendo come una sorta di entità intangibile mentre guardavo fuori dal finestrino del furgone».

THE PROCLAIMERS – “You May Offend”
[Cooking Vinyl]pop

Nella primavera del 2026 i Proclaimers hanno registrato il loro nuovo album, “You May Offend”. Si tratta del primo album dei fratelli Craig e Charlie Reid dopo “Denture’s Out”, acclamato dalla critica nel 2022. Le 12 tracce del loro tredicesimo album in studio – incisive e punk, travolgenti e festose, tenere e grintose – sono state registrate presso i leggendari Rockfield Studios di Monmouth con il produttore Dave Eringa, la loro eccellente band dal vivo – composta da Steven Christie, Garry John Kane, Zac Ware e Clive Jenner – e il chitarrista ospite abituale, James Dean Bradfield dei Manic Street Preachers.
Il risultato è un album, come sempre, conciso e incisivo, che guarda al futuro. I membri della band vanno avanti e approfondiscono le tematiche e le emozioni che contano per loro qui, ora e domani, non ieri, come nel caso della traccia che dà il titolo all’album e primo singolo, un lamento sullo stato della libertà di espressione, con Charlie che apprezza il fatto che il titolo possa essere interpretato in due modi: «Nel senso di: “Attenzione a quello che fate, potreste offendere qualcuno“. Oppure: “Ok ragazzi, ora potete offendere“. È un’istruzione o un invito? O forse un avvertimento?»

JON MCKIEL – “Gold Horatio”
[You’ve Changed]folk

In “Gold Horatio”, Jon Mckiel e il produttore Jay Crocker dei modellano delicatamente il folk e il pop in forme nuove, avvalendosi di un’abile tecnica di registrazione su nastro, apparecchiature elettroniche vintage, logica dub, groove rivisitati e un’esecuzione silenziosamente virtuosistica. Qui, Mckiel affina il suo singolare universo musicale trasformandolo in qualcosa di vivido e aperto: un portale, un mondo speculare, dove il linguaggio della mente può cantare con vera chiarezza. “Gold Horatio” appare vivo e dinamico, guidato da una musicalità organica, linee di chitarra incisive, break di batteria nitidi, toni ricchi e un vero talento per la melodia.

STANDING ON THE CORNER – “SOTC II”
[XL]alternative

Fondato a Brooklyn, New York, Standing on the Corner (dal 2015) è un collettivo musicale la cui produzione si muove con grande versatilità tra composizione, performance, cinema, installazioni, impegno sociale e suono. Radicato nello scambio culturale tra gli Stati Uniti, Porto Rico e l’Africa, il progetto crea un punto di incontro tra le tradizioni del soul, del punk, della salsa, del doo-wop, del jazz, del funk, dell’avanguardia e del rap, filtrate attraverso una sensibilità tipicamente newyorkese. La pratica dell’ensemble è caratterizzata da un’alleanza maliziosa con l’effimero, l’esperienza vissuta e la significazione site-specific, con opere spesso distribuite in modo inaspettato e in contesti fisici limitati. Questa enfasi sulla transitorietà e sulla memoria collettiva rimane centrale nell’ethos del progetto. Il nuovo lavoro è un disco teso, che sfida i generi, a metà strada tra psichedelia distorta, rock-n-roll, rap no-wave, R&B ed energia post-hardcore; uno specchio di un momento nazionale di ricerca di significato/nulla/suoni/silenzio/creazione/o distruzione, attraverso un clima generale di instabilità, alienazione, declino e rifiuto.

SAMUELE CYMA – “AURA impossibile”
[PLUMA Dischi]elettronica, alt-pop

“AURA impossibile” di Samuele CYMA è un disco nato come un bagliore dietro gli occhi: un’aura emicranica che distorce tutto. È un lavoro che parla di presenza e assenza, di qualcosa che esiste solo mentre sfugge.
Un album che mescola glitch, alt-pop, shoegaze, elettronica sperimentale e jazz contemporaneo in un viaggio unico tra presenza e assenza. Un racconto sonoro intenso e stratificato, perfetto per chi cerca emozioni autentiche e paesaggi sonori inediti.
Suoni glitch, chitarre shoegaze, elettronica rotta e melodie che si sciolgono. Testi come sintomi: dissoluzione, sabbie immobili, gelo. Qui convivono pop iper-emotivo, riverberi post-rock, improvvisi silenzi e rumore. Una soglia instabile: impossibile da trattenere, eppure viva proprio perché irraggiungibile.

MOMA – “A Bitter Flame”
[Costello’s]indie-rock

Paura, fragilità identitaria, instabilità e una costante perdita di controllo emergono all’interno di una società spesso incapace di reagire o, più semplicemente, ripiegata su un individualismo che alimenta indifferenza e disgregazione.
In modo analogo a quanto già esplorato nel rock italiano con “Hai paura del buio?” degli Afterhours, i MoMa, con il nuovo LP “A Bitter Flame”, rielaborano lo smarrimento psicologico contemporaneo intrecciandolo alle paure più profonde dell’essere umano, muovendosi all’interno di una realtà deformata e attraversata da tensioni e criticità. Da “Courageous Time”, dove i punti di riferimento si dissolvono e il presente assume contorni confusi e opachi, fino alla crisi identitaria di “Follow 111.5”, “Faces” e “Right and Wrong”, l’album costruisce un percorso frammentato in cui l’alienazione si insinua progressivamente fino a prendere il sopravvento. Questo processo trova la sua massima espressione in “Mystery Train”, brano che richiama le atmosfere di “The Master”, in cui Joaquin Phoenix interpreta un uomo profondamente alienato e disorientato, dando forma alla fragilità dell’individuo di fronte a sistemi più grandi e dominanti, nei quali l’essere umano rischia di ridursi a un elemento anonimo e interscambiabile.

SYLVAN ESSO – “Ow”
[Psychic Hotline]pop

Nel nuovo album dei Sylvan Esso il duo trasforma anni di collaborazioni musicali con altri artisti in qualcosa di tangibile, immediato e pienamente proprio. Scritto nell’arco di quattro anni nei boschi di Chapel Hill, è il periodo più lungo che abbiano mai dedicato alla realizzazione di un disco. La maggior parte di questi brani utilizza le prime registrazioni vocali di Amelia Meath, conferendo all’album chiarezza e un’anima umana. Nato dalla sperimentazione e dalla collaborazione, è un lavoro vigoroso, incisivo ed esplosivo che sembra costantemente in movimento, in equilibrio tra distruzione personale e qualcosa di strano, vivido e appena ricostruito.

CHROME SPARKS – “Ball Of Light”
[Chrome Sounds]elettronica

A 8 anni di distanza dal mio primo album completo, sono finalmente pronto a pubblicare il secondo. Sono 12 brani: alcuni veloci e vivaci, altri più lenti e ambient, ma ho selezionato proprio questi perché mi sembra che appartengano tutti allo stesso tipo di mondo onirico e lussureggiante che cerco sempre nelle mie cuffie. Essendo una persona che ha un’enorme difficoltà a portare a termine le canzoni e che è rimasta dietro le quinte per gran parte dell’ultimo decennio, non riesco a credere che questo stia davvero per accadere.

COLEEN – “almost too late to be here”
[Coleen]indie-pop, folk

Affascinante album d’esordio di Coleen, incarnazione artistica di Simon Giorcelli, giovane songwriter piemontese con un sound in bilico tra carezze folk e guizzi elettrici. A livello di scrittura, è evidente il riferimento a nomi importanti come Bon Iver, Novo Amor e Lizzy Mcalpine, mentre dal punto di vista del suono e della produzione musicale, è impossibile non scorgere quel sound intimo, ruvido e sincero tipico dei dischi di Timber Timbre, Big Thief e Mac De Marco.

THEE MIGHTEES – “I Don’t Agree With Thee Mightees” EP
[Safe Suburban Home]indie-pop

Sono passati 3 anni dalla loro ultima uscita. 6 anni dall’ultimo singolo. 8 anni dall’ultimo EP. 10 anni dall’uscita di un album. Il mondo ha voltato pagina rispetto al jangle-pop? Oppure questo genere sta vivendo una straordinaria rinascita che sarà ulteriormente potenziata proprio da questo, il nuovissimo EP dei Mightees?! Noi propendiamo per la seconda ipotesi e pensiamo che sarete d’accordo con noi. 7 brani pop realizzati alla perfezione, maturati per mezzo decennio prima di essere presentati a un pubblico ignaro ma riconoscente.

JOEL CUSUMANO – “Appendix” EP
[Dandy Boy]power-pop

A meno di un anno dall’uscita del suo LP d’esordio Joel Cusumano, autore di power pop colto, torna con “Appendix”. Come suggerisce il titolo l’ EP raccoglie brani che si trovavano in varie fasi di completamento durante la registrazione dell’esordio e rappresenta un’esplorazione più cupa, più pesante e più spigolosa di alcuni dei temi trattati in quell’album: alienazione, nostalgia, impotenza, terrore e le strutture inesorabili che vincolano le nostre vite. Dice Cusumano: «Durante la stesura di Appendix, mi stavo riprendendo da un periodo buio della mia vita personale e – non so se l’avete notato – il mondo, guarda caso, è in fiamme». A differenza di gran parte del suo lavoro precedente, l’EP non contiene canzoni d’amore o di rottura esplicite, ma è ricco dell’amarezza e del cinismo residui di un cuore spezzato. Le canzoni riflettono anche l’orrore di Cusumano di fronte alla barbarie che si sta diffondendo negli Stati Uniti e in tutto il mondo, il tutto racchiuso in un formato pop/rock incisivo e immediato di 2-3 minuti che evoca sia il college rock degli anni ’90 che il post-punk degli anni ’80, oltre a gruppi come The Replacements, Elvis Costello e i primi REM.

SHUDDER TO THINK – “Who Sent You?” EP
[Dischord]post-hardcore

Gli Shudder to Think pubblicano un nuovo EP. Il progetto di tre brani della band post-hardcore viene descritto così dal cantante Craig Wedren in un comunicato stampa: «“Who Sent You?” parla dei miei anni da adolescente a Cleveland negli anni ’80, poco prima di trasferirmi a Washington con le mie emozioni fuori controllo: giovane, arrapato, annoiato. È sia un collage di ricordi, rifratti attraverso il prisma del tempo, sia un messaggio rivolto al me stesso più giovane (trova la strada di casa con il cuore). Soprattutto, è un ringraziamento notturno a tutte le ragazze, alla famiglia, agli amici, alla musica e alle mani invisibili che hanno illuminato il percorso, angeli e diavoli insieme. Chi, in effetti, ti ha mandato??»

BLEEP TEST – “Out of Breath” EP
[PRAH]post-punk

I semi dei Bleep Test sono stati piantati per la prima volta nel 2022, quando tre ex coinquilini – Jackie Curley, Sofia Marincic e Bite Marcus – hanno affrontato la perdita della loro cauzione scrivendo un inno post-punk contro i proprietari di casa. Gli anni trascorsi a sperimentare nelle sale prove li hanno portati al 2024, quando sono finalmente esplosi sulla scena DIY di Manchester con un fascino malizioso e brani goth new wave di grande impatto. Dopo una breve pausa dai concerti, trascorsa viaggiando e completando il loro EP di debutto, i Bleep Test sono tornati e sono più inquietanti che mai. Costruito su synth stridenti, batteria irrequieta e cori incalzanti, “Eyes Wide Open” è un brano quanto mai claustrofobico, gotico e tagliente. Scritto nel marzo 2024 (e registrato con Martha Phillips presso The Wood Rooms l’anno successivo), è una potente dichiarazione d’intenti.

CURBSIDE LAMBSEAR – “Put Rings on All My Fingers to Weigh Down My Hands” EP
[Scenic Route]elettronica, dream-pop

Il duo londinese Curbside Lambsear — formato da Annabelle Mödlinger e Magdalena McLean — svela il primo EP “Put Rings On All My Fingers To Weigh Down My Hands”. Le due si sono conosciute suonando nei The Umlauts, mentre McLean è nota anche per suonare il violino nei caroline. Le due combinano elementi di pop, folk e improvvisazione, traendo ispirazione dal drone, dal dub e dal post-punk. «Questo EP nasce dalla sperimentazione ed è composto da tutti i suoni verso cui ci siamo sentiti attratti mentre facevamo musica insieme, da tutti i rumori e le melodie su cui siamo giunti a un accordo, da tutto ciò che è emerso mentre provavamo e sondavamo ciò che ci sembrava giusto. Alcune cose le abbiamo trovate, altre le abbiamo costruite, altre ancora sono avvenute per caso mentre andavamo in bicicletta lungo una stradina stretta».

COMMA – “Echi” EP
[Mosho Dischi]post-rock

I Comma pubblicano “Echi”, primo loro EP che trasforma il racconto nell’esperienza di un viaggio. Tra screamo, emo, post-rock, math rock ed elettronica la band costruisce un’opera che mette in dialogo memoria, trauma e rinascita in uno spazio emotivo che chiede di familiarizzare con le proprie ombre. “Echi” è una geografia interiore in cui ogni brano è una stanza, un frammento di un ricordo, una coordinata che oscilla tra luce e oscurità. La voce narrante dell’EP è una figura senza nome che porta con sé tutte le fragilità di un antieroe. I Comma descrivono un mondo in cui non esistono eroi invincibili né antagonisti da sconfiggere: esistono persone fragili, talvolta schiacciate dal peso che sopportano e costrette a riceverne le conseguenze nel tempo. Non si combatte il buio, lo si attraversa osservando il trauma senza addomesticarlo.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »