Sport

Rybakina contro Sabalenka, una finale scintillante. Ma il tennis femminile è in crisi economica


Sabalenka vs. Rybakina, la numero 1 contro la numero 2 del tabellone, la bielorussa quest’anno a secco di slam che affronta la kazaka che in gennaio la sconfisse agli Australian Open. Ma l’USTA, che organizza gli UsOpen, avrebbe forse preferito che alla finale di sabato approdassero le altre semifinaliste, le americane dal rendimento più costante, le numero 3 e 4 del ranking WTA, Jessica Pegula e Coco Gauff. Ne scrivo più sotto: intanto vi racconto qualcos’altro, pur strettamente collegato a quanto sta accadendo a Flushing Meadows.

8 novembre 2025, cemento indoor di Riyadh, Elena Rybakina chiude da imbattuta le WTA Finals e incassa un assegno da 5 milioni 235 mila dollari, la somma più consistente mai vinta da una donna in un qualsiasi sport. Dieci mesi dopo, dietro quello stesso assegno si sviluppa una vicenda che sta facendo rumore: secondo un’inchiesta di Simon Briggs sul quotidiano britannico Telegraph, la WTA proietta per il 2026 perdite operative di 23 milioni di dollari e prevede di chiudere l’anno con circa 15 milioni di liquidità in cassa, più o meno la somma di tre premi come quello consegnato a Rybakina. Se la traiettoria non cambia, i conti andranno in rosso entro l’autunno 2027.

Il paradosso è che la crisi della WTA si palesa mentre il circuito femminile produce grande spettacolo: gli UsOpen lo hanno dimostrato con rimonte clamorose, eventi come il doppio con le Williams, ritorni sorprendenti come quello della cinese Qinwen Zheng e un livello di gioco che il torneo maschile non ha saputo eguagliare.

Il problema non abita sui campi: si nasconde nei fogli di calcolo. E ha una data di nascita precisa: il giorno in cui la WTA ha strappato in anticipo l’accordo con l’Arabia Saudita, rinunciando al fiume di denaro che Riyadh garantiva alle Finals. L’edizione 2026 del torneo con le otto più forti della stagione si trasferisce a Indian Wells, nel deserto californiano anziché in quello arabico, ma con una differenza sostanziale: stavolta gran parte del conto lo pagherà la WTA di tasca propria. In più, nel 2027 si esaurirà l’accordo con il fondo CVC Capital Partners, che nel 2023 aveva acquistato il 20 per cento degli asset commerciali del circuito per 150 milioni, versati in rate annuali da 30. L’ultima rata arriverà proprio quando le casse toccheranno il minimo, come un respiratore staccato al paziente nel momento di massima fragilità.

C’è una simmetria quasi crudele in tutto questo: i soldi sauditi che avevano gonfiato il premio record di Rybakina sono gli stessi la cui assenza oggi scava il buco. Il circuito ha celebrato la propria ricchezza con denaro che non era suo. Tocca a Valerie Camillo, subentrata a Steve Simon a fine 2025, tentare l’inversione di rotta: la nuova presidente scommette tutto sul mercato americano, convinta che la salvezza parli inglese con accento statunitense. Ma il calendario non è un alleato, e lei lo sa: il tempo a disposizione non si misura più in anni, si misura in mesi.

Torniamo al tennis giocato. Il supergiovedì delle donne mette in campo a inizio serata Aryna Sabalenka opposta a Jessica Pegula. La bielorussa parte contratta, si scioglie sul 5-5 del primo parziale e da lì in avanti gioca il suo tennis migliore, chiudendo 7-5 6-2 in poco più di un’ora e mezza. L’americana, che inseguiva la seconda finale slam della carriera davanti al suo pubblico dopo quella del 2024 ceduta a Sabalenka con un doppio 7-5, resta al palo per la decima volta in quattordici confronti con la rivale che più di ogni altra le ha sbarrato la strada. Per Sabalenka è la terza finale consecutiva a New York e il pubblico dell’Arthur Ashe Stadium, pur tifando apertamente per l’americana, alla fine l’applaude con calore: lei ringrazia al microfono, con l’eleganza di chi sa di non essere la beniamina di casa ma di dovere tanto a questo torneo, vinto nelle due ultime edizioni.

La seconda semifinale è più bella e combattuta. Gauff parte fortissimo, si prende il primo set 6-3 spinta dal boato del centrale e sembra poter travolgere Rybakina: che però non trema, alza la percentuale di prime, trasforma i propri turni di servizio in formalità e costringe l’americana a tenere i suoi tra mille affanni. Il diritto di Coco si sgretola punto dopo punto, la frustrazione cresce, e la kazaka piazza il break decisivo in chiusura di ciascuno degli ultimi due parziali. Il 3-6 6-4 6-4 vale la prima finale a Flushing Meadows in carriera per Elena.

Sabato, dunque, il copione perfetto: la donna che difende due titoli contro quella che le ha appena sfilato il trono WTA senza nemmeno aspettare la finale. Infatti è già matematicamente sicuro che lunedì 14 settembre la kazaka sarà ufficialmente la trentesima numero 1 nella storia del ranking mondiale, prima giocatrice del suo paese d’adozione a salire in vetta. Il tennis femminile, con i conti in rosso e il futuro in bilico, non avrebbe potuto scriversi un epilogo migliore.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »