Denise, la figlia di Lea Garofalo, aveva occhi verdi intensi come quelli della madre
Oggi, venerdì 11 settembre, l’autopsia su Denise, la figlia di Lea Garofalo, la Procura di Velletri indaga per istigazione al suicidio
PETILIA POLICASTRO – Un’immagine che lacera il cuore e restituisce, per la prima volta, un volto e uno sguardo rimasti troppo a lungo custoditi nell’ombra per ragioni di assoluta sicurezza. Nelle scorse ore, un post pubblicato sui social da Marisa Garofalo, zia di Denise, ha rotto il silenzio con parole di strazio e di infinito amore. «Nessuno potrà più decidere per te, non dovrai più nasconderti… posso mostrare il tuo volto e i tuoi occhi bellissimi. Ti chiamerai per sempre Denise. Ancora una volta hai scelto la tua adorata mamma, nessuno potrà più separarvi, rimarrete per sempre insieme».
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Occhi verdi
È proprio in quel richiamo alla madre che si concentra il senso di una tragedia immensa. I tratti somatici della giovane morta a 35 anni, esattamente come Lea, richiamano in modo impressionante quelli della testimone di giustizia divenuta eroina antimafia. A cominciare da quegli occhi verdi intensi e magnetici. Denise ha scelto di raggiungere la sua adorata mamma. Un legame spezzato nel dicembre del 2009, quando Lea fu assassinata per aver scelto la via del coraggio e della giustizia. Da allora per la figlia è iniziata una vita fatta di esilio, identità nascoste e protezione costante. Per anni, mostrare le sue foto o svelare i suoi lineamenti era impossibile, un rischio troppo alto per la sua incolumità. Oggi, quel velo protettivo si squarcia. Il mondo può ammirare quel volto e quegli occhi bellissimi che tornano a unirsi a quelli di Lea, senza che nessuno possa più dividerle.
La testimonianza della zia Marisa
Raggiunta telefonicamente, Marisa Garofalo è apparsa sconvolta e travolta dalla notizia, appresa direttamente dai carabinieri. «Non so cosa fare ora, è un dispiacere enorme, non c’è molto da commentare su questa tragedia nella tragedia». Un dolore amplificato anche dalla distanza degli ultimi anni. «Non sapevo che si fosse lanciata dalla finestra, non avevo contatti da circa quattro anni con mia nipote». L’epilogo è stato straziante. L’anima innocente di Denise è stata sottoposta a uno strazio enorme, in questi anni. A lei toccò riconoscere i monili appartenuti a sua madre, dopo che il suo corpo era stato ridotto in duemila frammenti ossei nel “magazzino dell’orrore” vicino Monza proprio su ordine di suo padre, Carlo Cosco.
Inchiesta per istigazione al suicidio
Intanto, il procuratore di Velletri, Carlo Villani, ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per istigazione al suicidio. L’autopsia è prevista per la giornata di oggi. La competenza è della Procura laziale perché la tragedia si è materializzata in un centro che ricade nella sua giurisdizione. Denise non era più sottoposta al programma di protezione ma il Servizio centrale di protezione si occupava della sua tutela. Lavorava presso il ministero dell’Interno con un’identità di copertura. Non ha lasciato lettere di addio. La giovane è morta ieri in seguito ai gravi traumi procuratisi in un tragico volo dalla sua abitazione. Lascia un figlio di quasi quattro anni. A indagare sulla morte di Denise è un magistrato di grande esperienza come Villani, che conosce molto bene le dinamiche criminali calabresi essendo stato in passato in servizio alla Procura di Catanzaro. Il magistrato conosce anche Petilia, poiché sua moglie è originaria del centro del Crotonese in cui è iniziata la tragica vicenda di Lea e Denise. Massimo il riserbo degli inquirenti.
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