Russia-Ucraina, Trump e Putin riaprono il dialogo
10 settembre 2026 – ore 16:30 – Premessa – Mentre in Europa si cerca di comprendere il perché del fenomeno AfD tedesco, demonizzando in molti casi il risultato clamoroso raggiunto nel Land della Sassonia- Anhalt dalla formazione della destra tedesca, molto poche risultano le analisi approfondite e prive di pregiudizi sulle cause profonde che stanno determinando una tale radicalizzazione del voto popolare. In Germania, nel frattempo, tutti i media seguono con estrema attenzione le crescenti frizioni tra il Cancelliere Merz, in evidente difficoltà e sotto pressione, e la co-leader di AfD, la nota Alice Weidel. Il clima politico in Germania si sta surriscaldando, il mondo imprenditoriale tedesco si interroga. Sul conflitto in Ucraina sembra calato un velo, e nel castello d’avorio di Bruxelles le logiche politiche sull’Ucraina che avevano contraddistinto la strategia imposta all’Europa dall’amministrazione Biden, molto prima dello scoppio del conflitto, sembrano continuare a prevalere. Tuttavia, qualcosa sta davvero cambiando. L’esito di una lunga telefonata intercorsa tra Trump e Putin, come vedremo, secondo diversi analisti americani, sta contribuendo a riportare in equilibrio i rapporti tra Washington e Mosca. Sostanzialmente si afferma che nei rapporti con il maggiore rivale in campo nucleare e aerospaziale rappresentato dalla Russia, gli Stati Uniti, sembrano far prevalere il proverbiale pragmatismo, sostenuto da una sorta di freddo realismo geopolitico. Inoltre, aspetto decisamente non secondario alla luce delle recenti prese di posizione assunte da diversi leader europei, la Russia ha ribadito agli USA di non aver mai concepito alcun piano aggressivo contro l’Europa.
Mentre a Bruxelles si discute, in Ucraina, i media, nessuno escluso, denunciano a gran voce la pervasiva e nauseabonda corruzione, la figura carismatica di Zelensky viene duramente scalfita, si ammette la difficoltà sulla linea dei combattimenti e vengono continuamente riportati dati sui bombardamenti subiti nelle città. Ovviamente e comprensibilmente, la stampa ucraina esalta l’esito dei numerosi attacchi condotti in profondità dalle proprie forze armate contro gli impianti energetici russi, attraverso il continuo lancio di sciami di droni. La coesione popolazione – forze armate appare molto forte, sebbene stia crescendo quotidianamente l’avversione della popolazione nei confronti di una macchina politico-amministrativa estremamente farraginosa e travolta dalla imperante corruzione.
Il Presidente Zelensky è diretto in Canada, e durante il viaggio, ha potuto incontrare le massime autorità di Islanda e Norvegia. Anche in questo frangente, il Presidente ucraino ha richiesto urgenti supporti in temini di armamenti e di ulteriori finanziamenti.
In Russia, come vedremo, le dichiarazioni rese dal ministro degli Esteri Lavrov, sembrano confermare il mutato clima esistente tra Washington e Mosca. Si cerca realmente un compromesso, forse davvero si sta aprendo uno spiraglio per la pace.
Aspettiamoci, tuttavia, ancora qualche significativo colpo di coda.
USA: Trump afferma di aver avuto una “ottima conversazione” con Putin, ma Putin e Zelensky “si odiano”
I media statunitensi hanno dato grande risalto alla telefonata intercorsa tra Trump e Putin e, pur non sbilanciandosi, hanno voluto sottolineare il nuovo clima instauratosi tra la Casa Bianca e il Cremlino.
Leggiamo il breve resoconto della emittente CBS:
Mercoledì il presidente Trump ha dichiarato di aver avuto una “ottima conversazione” con il presidente russo Vladimir Putin, ribadendo la sua affermazione secondo cui il leader russo vorrebbe raggiungere un accordo per porre fine alla guerra in Ucraina.
La telefonata, che secondo i russi è avvenuta martedì, è giunta dopo che i principali inviati di Trump, Jared Kushner e Steve Witkoff, hanno incontrato Putin a Mosca e il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy a Kiev durante il fine settimana.
“Abbiamo avuto un’ottima conversazione”, ha detto mercoledì Trump sulla pista della base aerea di Andrews. “Lui vuole raggiungere un accordo. E se anche Zelenskyy vuole raggiungere un accordo, sarebbe davvero positivo.”
Il signor Trump ha ripetutamente affermato di ritenere che Putin voglia raggiungere un accordo per porre fine ai combattimenti.
Un giornalista ha chiesto al presidente quale fosse il motivo del blocco.
“L’ostacolo è rappresentato da due persone che si odiano”, ha detto il presidente. “Credo che, più di ogni altra cosa, si tratti di due persone che si odiano.”
La Casa Bianca non ha diffuso un riassunto della telefonata, lasciando ai russi il compito di fornire l’unica versione ufficiale della conversazione.
Secondo quanto riportato dalla stampa russa, Trump avrebbe detto a Putin che la fine del conflitto aprirebbe immediatamente la possibilità di un pieno ripristino delle relazioni tra Russia e Stati Uniti, e che è interessato a raggiungere una svolta nella risoluzione del conflitto durante la sua presidenza.
https://www.cbsnews.com/news/trump-putin-phone-call-russia-ukraine/
RUSSIA: Commento dell’assistente del presidente Yuri Ushakov in seguito alla conversazione telefonica tra Vladimir Putin e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump
Il commento alla telefonata tra Putin e Trump viene affidata a Yury Ushakov, assistente del Presidente ed esperto diplomatico .
In particolare, il portavoce del Cremlino ha testualmente affermato che:
Il Presidente Vladimir Putin ha avuto un’altra conversazione telefonica con il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump . Con il consueto atteggiamento rispettoso e professionale, i due leader si sono scambiati opinioni sui viaggi compiuti dagli inviati speciali statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner a Mosca e Kiev il 5 e 6 settembre.
La conversazione telefonica è durata esattamente un’ora. È stata costruttiva e molto franca. Come comprenderai, la conversazione è confidenziale, quindi non sono autorizzato a condividere con te molti dettagli e sfumature importanti.
L’esito della visita dei suddetti rappresentanti statunitensi è stato valutato come positivo. Il lavoro attraverso questo canale e altri proseguirà.
Chiaramente, la conversazione si è concentrata sulla soluzione del conflitto in Ucraina. Donald Trump ha comunicato direttamente l’auspicio di porre fine al conflitto il prima possibile, poiché ciò aprirebbe immediatamente prospettive – notevoli e di vasta portata – per il pieno ripristino delle relazioni tra Stati Uniti e Russia. A suo avviso, ciò avrebbe un impatto particolare sui legami commerciali ed economici, promettendo enormi benefici per entrambe le nazioni. Donald Trump desidera ardentemente che si raggiunga una svolta durante la sua presidenza. Il presidente Putin ha appoggiato questo approccio nel contesto della potenziale costruzione di una partnership costruttiva tra le due grandi potenze e ha elogiato gli sforzi di mediazione degli Stati Uniti e di Donald Trump personalmente per trovare soluzioni al conflitto ucraino.
È stata fornita un’analisi obiettiva e approfondita degli sviluppi attuali dell’operazione militare speciale, insieme alla nostra visione dei progressi complessivi sul campo di battaglia e al raggiungimento degli obiettivi dell’operazione. A tal proposito, sono state delineate azioni concrete che gli americani potrebbero intraprendere per accelerare la cessazione delle ostilità.
Alla luce delle speculazioni riguardanti le presunte intenzioni ostili della Russia nei confronti degli stati europei, è stato sottolineato che non abbiamo mai concepito alcun piano aggressivo contro l’Europa. I miti diffusi sulla minaccia russa servono da pretesto per gli europei per intensificare il loro sostegno all’Ucraina e le proprie spese militari.
In particolare, durante la conversazione telefonica, i leader hanno concordato di proseguire il lavoro per la risoluzione delle questioni umanitarie, compresi gli scambi di detenuti e prigionieri. Il nostro Presidente ha preso atto degli sforzi compiuti dalla First Lady statunitense Melania per il ritorno dei bambini russi e ucraini alle loro famiglie.
Nel complesso, colleghi, ribadisco che la conversazione si è svolta in un clima positivo. I presidenti hanno concordato di rimanere in contatto e di parlarsi telefonicamente qualora se ne presentasse la necessità.
http://en.kremlin.ru/events/president/news/80716
UCRAINA: Il Presidente dell’Ucraina e il Primo Ministro della Norvegia hanno discusso del rafforzamento delle difese aeree ucraine e della preparazione all’inverno
La nota edita dalla presidenza ucraina sull’incontro tra Zelensky e il Premier norvegese appare fredda e molto scarna. Vengono richiesti supporti in campo militare e finanziari. In questi giorni il Presidente ucraino ha evitato di pubblicare i consueti discorsi alla nazione. Nel sito presidenziale ucraino nessun accenno viene dedicato alla devastante corruzione, mentre i media, invece, sembrano cavalcare la tigre.
Leggiamo:
A Oslo, il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelenskyy ha incontrato il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre.
Il Capo dello Stato ha espresso le sue condoglianze per la scomparsa di Sua Maestà il Re Harald V di Norvegia. Il Presidente ha sottolineato l’importanza della sua presenza alla cerimonia funebre del 9 settembre, poiché l’Ucraina apprezza enormemente il sostegno ricevuto dalla famiglia reale e dal popolo norvegese.
Innanzitutto, l’incontro si è concentrato sul rafforzamento delle difese aeree ucraine. Volodymyr Zelenskyy ha informato il Primo Ministro sulla necessità di missili intercettori, principalmente per i sistemi Patriot. L’Ucraina conta sul supporto della Norvegia, anche attraverso il meccanismo PURL, di cui la Norvegia è il principale contributore. Inoltre, è importante proseguire con il programma antibalistico FREYJA. I leader hanno discusso i risultati ottenuti finora e concordato i prossimi passi.
L’incontro si è concentrato anche in modo approfondito sulla preparazione dell’Ucraina all’inverno. L’anno scorso, la Norvegia ha fornito un sostanziale aiuto energetico all’Ucraina. Volodymyr Zelenskyy e Jonas Gahr Støre hanno discusso delle esigenze dell’Ucraina e della capacità della Norvegia di fornire il supporto necessario anche quest’anno.
Il Presidente dell’Ucraina e il Primo Ministro della Norvegia hanno inoltre coordinato le misure diplomatiche da adottare nel prossimo futuro.
UCRAINA: Come uno scandalo di corruzione e la lealtà a Zelensky hanno portato alla caduta del procuratore generale ucraino
Kiev Independent, media assolutamente schierato contro la Russia, ha voluto pubblicare un lungo editoriale che vi propongo in alcuni brevi stralci, in cui la politica, la giustizia e l’intera macchina amministrativa vengono sottoposti a un impietoso giudizio. Il quadro che viene dipinto appare davvero nauseabondo.
Leggiamo insieme:
Kravchenko, considerato un fedelissimo del presidente Volodymyr Zelensky, si è dimesso il 7 settembre dopo che gli investigatori della NABU hanno smascherato un presunto racket di protezione tramite call center fraudolenti gestito dalla stessa Procura generale: solo l’ultimo di una serie di scandali che hanno costretto alle dimissioni altri importanti importanti “fedelissimi” di Zelensky.
Nel corso del suo mandato, durato più di un anno, Kravchenko ha accumulato una serie infinite di “insuccessi”: dal forte sostegno al fallito tentativo dell’amministrazione presidenziale di distruggere l’indipendenza degli organismi anticorruzione, alla reputazione di “ultima linea di difesa” per i numerosi parlamentari che temono l’incriminazione.
Persino alcuni membri del partito di Zelensky erano giunti a considerarlo più un problema che una risorsa.
Sebbene Kravchenko non sia ancora stato formalmente incriminato nel caso del call center fraudolento, il suo nome compare in numerose registrazioni compromettenti e uno dei suoi principali procuratori è stato già arrestato.
Ma gli attivisti anticorruzione e alcuni parlamentari sostengono che sostituire Kravchenko con un altro fedelissimo non risolverà il problema.
Il blitz della NABU che è costato il posto a Kravchenko è iniziato nella tarda serata del 4 settembre con perquisizioni presso l’ufficio di Serhii Kropyva, vice capo del dipartimento di cooperazione internazionale della Procura generale e “uomo di fiducia” dello stesso procuratore generale.
Kropyva è stato successivamente accusato di essere parte di un sodalizio criminale e di riciclaggio per una somma di almeno 90 milioni di grivne (oltre 2 milioni di dollari).
Il 4 settembre, gli investigatori anticorruzione avevano perquisito anche gli uffici di Kravchenko, della sua vice Maria Vdovychenko e di Oleh Kiper, governatore dell’oblast di Odessa. Nessuno di loro è stato incriminato, sebbene Vdovychenko si sia dimessa l’8 settembre.
Sarebbe impossibile per un procuratore generale non essere a conoscenza di una corruzione così estesa, ha dichiarato al Kyiv Independent un ex alto funzionario della Procura generale. “Non è possibile che una cosa del genere stia accadendo alle spalle del procuratore generale”, ha affermato. “Nessun procuratore generale lo permetterebbe. O la fermerebbe, oppure se ne occuperebbe personalmente.”
Sebbene la NABU non abbia nominato esplicitamente Kravchenko, le prove rese pubbliche nell’ambito della sua indagine puntano chiaramente su di lui. Le registrazioni dell’ufficio fanno riferimento a un “capo” che proteggeva il sodalizio criminale, una figura nota con l’alias di Andriiovych, abitualmente usato da Kravchenko fin dai tempi in cui lo stesso rivestiva il ruolo di capo del Servizio Tributario Statale.
Si afferma in ambito investigativo che il problema della Procura Generale risiede nel procuratore generale stesso, che in sostanza ha barattato la sua lealtà politica al presidente con il pieno controllo del sistema giudiziario e i vantaggi finanziari che ne derivano.
RUSSIA: Intervista del Ministro degli Esteri Sergey Lavrov al talk show politico “Bolshaya Igra” del Canale Uno, Mosca, 8 settembre 2026.
In questa lunga intervista resa da Lavrov a una emittente televisiva russa, Lavrov ci aiuta a comprendere il punto di vista russo, i rapporti esistenti tra Mosca e Washington nonché le relazioni tra la Russia e l’Europa.
Certamente è il punto di vista del capo della diplomazia del Cremlino, abile e navigato diplomatico, ma, leggendo con attenzione il contenuto, si evidenzia un nuovo equilibrio nei rapporti tra Mosca e Washington, mentre rimangono molto tesi sotto il profilo politico diplomatico i rapporti con l’Europa.
Conoscere per comprendere.
Leggiamo:
Domanda: Signor Ministro, è un vero piacere darle il benvenuto al programma televisivo Boshaya Igra. Grazie per aver trovato il tempo di unirsi a noi.
Permettetemi di presentarvi il mio collega, il giudice Andrew Napolitano, noto personaggio televisivo statunitense e collaboratore abituale di Boshaya Igra.
Sergey Lavrov: Grazie per l’invito. È un grande piacere essere qui con il giudice Napolitano e con voi.
Domanda: Signor Ministro, è per me un grande piacere essere suo ospite. La ringrazio per l’opportunità di comunicare con Lei.
Di recente, gli inviati del presidente statunitense Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, hanno visitato Mosca e incontrato il presidente Vladimir Putin. Cosa ci può dire sull’esito della loro visita?
Sergey Lavrov: Gran parte della fase iniziale dei colloqui è stata trasmessa in televisione, comprese le osservazioni del presidente Vladimir Putin e le risposte di Witkoff e Kushner. L’assistente del presidente Yury Ushakov, che ha partecipato all’incontro, ha successivamente fornito commenti dettagliati sui colloqui.
Fa parte della nostra tradizione diplomatica limitarci a ciò che abbiamo concordato di rendere pubblico. Non voglio seguire l’esempio di coloro che ora speculano su cosa il signor Witkoff e il signor Kushner abbiano portato a Mosca e cosa abbiano poi portato a Kiev.
Le speculazioni continuano. La parte americana non si è pronunciata su ulteriori passi diplomatici. I francesi, tuttavia, hanno già annunciato dal Palazzo dell’Eliseo il loro coinvolgimento e che, secondo gli americani, i negoziati diretti con gli Stati Uniti riprenderanno sicuramente dopo le elezioni della Duma di Stato russa. Lascio tutto questo alla coscienza del Palazzo dell’Eliseo, soprattutto considerando la sua nota mancanza di etica in merito a quanto detto durante telefonate o altre conversazioni.
La sostanza delle discussioni – e posso dirlo con certezza – si basa sulla posizione sulla questione ucraina che il Presidente Donald Trump ha delineato immediatamente dopo il suo ritorno alla Casa Bianca. In primo luogo, ha affermato che i tentativi di coinvolgere l’Ucraina nell’Alleanza Atlantica dovrebbero essere abbandonati. Ha ricordato a tutti che questo era chiaro ben prima del Presidente Vladimir Putin. La questione era chiusa e non c’era bisogno di riaprirla.
Il secondo elemento della posizione statunitense consiste nel riconoscere la realtà sul campo. Vorrei sottolineare in particolare che la questione non riguarda la terra.
Alcuni sostengono che, dato che la Russia si è impadronita di certi territori, dovremmo semplicemente fermarci dove siamo. Ma non si tratta di territorio. Quando parliamo della realtà sul campo, parliamo di persone che, subito dopo il colpo di stato del febbraio 2014, sono state etichettate come “subumane”, “specie” o terroristi. Quando si sono rifiutate di accettare l’esito del colpo di stato illegale, l’esercito, i caccia e l’artiglieria sono stati impiegati contro di loro in flagrante violazione del diritto internazionale umanitario. Queste persone non sono state considerate esseri umani.
Petr Poroshenko, eletto presidente poco dopo, dichiarò nel 2014 che i loro figli – i figli dei veri ucraini – avrebbero frequentato scuole e asili puliti, mentre i figli di coloro che vivevano nel Donbass sarebbero stati lasciati a marcire negli scantinati. Come pensano gli europei di riportare queste persone nelle mani del regime quando chiedono il ripristino dei confini del 1991? Vogliono semplicemente consegnare questi territori ai nazisti? O vogliono punire queste persone per aver cercato di preservare la propria libertà, la propria cultura e il proprio senso di appartenenza al mondo russo?
Ho affrontato questo tema in molte occasioni. Ciò che desidero sottolineare è che le realtà sul campo, che il presidente americano Donald Trump e il suo team, per quanto ne sappiamo, continuano a riconoscere – come hanno fatto in Alaska – riguardano la popolazione e le opinioni espresse durante i referendum. Questo vale per la Crimea, le repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk e, naturalmente, le regioni di Zaporozhye e Kherson. Il fatto che gli americani basino il loro approccio su queste realtà nei loro contatti con noi, in particolare nei colloqui con il presidente Vladimir Putin, è qualcosa che consideriamo positivamente e che ci spinge a mantenere il dialogo con loro. Riconoscono questi principi fondamentali e stanno cercando di contribuire a trovare soluzioni basate su di essi. Credo che questo approccio meriti sostegno.
Domanda: Hai appena menzionato l’Alaska e l’incontro di Anchorage. Molti credono che i russi pensassero di aver raggiunto un accordo con gli americani, salvo poi scoprire che non era così.
Sappiamo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un memorandum d’intesa con l’Iran, salvo poi ritirarlo poche ore dopo. Perché i russi si fidano?
Sergey Lavrov: Vorrei fare chiarezza e prevenire qualsiasi malinteso. Abbiamo già commentato la questione in numerose occasioni.
Non è stata una nostra iniziativa. La proposta in questione è stata avanzata da Steve Witkoff pochi giorni prima dell’incontro di Anchorage. Il presidente Vladimir Putin, infatti, ha già commentato la situazione. Parafrasando la sua valutazione, ha riconosciuto che ci sono stati momenti difficili. Non aveva approvato la proposta quando gli era stata presentata a Mosca. Tuttavia, al suo arrivo in Alaska, ha dichiarato di averci riflettuto e di essere giunto alla conclusione che qualsiasi accordo, in una forma o nell’altra, comporta necessariamente degli elementi di compromesso, ma si è detto pronto ad assumersi la responsabilità di accettarlo, convinto che il popolo avrebbe compreso la sua decisione.
Si trattava, in effetti, di una proposta americana presentata nella sua forma originale. Naturalmente, la proposta mancava di alcuni dettagli specifici, ma in essa venivano delineati i principi fondamentali di una soluzione. Il presidente Vladimir Putin ha accettato tutti questi principi senza modifiche. Di conseguenza, sono rimasto alquanto sorpreso quando il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato, nel giugno di quest’anno, che gli Stati Uniti non potevano agire da mediatori, in quanto sostengono inequivocabilmente l’Ucraina.
In effetti, e per quanto riguarda ciò che ne è stato in seguito di quelle valutazioni… Per rinfrescarvi la memoria, vi incoraggio a rivedere la conferenza stampa tenuta dai presidenti Vladimir Putin e Donald Trump ad Anchorage. È stata usata l’espressione “risultato brillante” e anche il termine “intesa sull’accordo”. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha descritto l’esito di Anchorage come un incontro produttivo con notevoli progressi. Ha persino osservato che, in linea di massima, restava da risolvere solo un unico punto, il che rappresentava una svolta colossale. Questa è, se non ricordo male, la formulazione originale. Al momento non la ricordo parola per parola.
Naturalmente, in seguito, gli alleati europei degli Stati Uniti rimasero sgomenti, si precipitarono a Washington e iniziarono a esercitare pressioni sui vertici dell’amministrazione americana.
Sono trascorsi diversi mesi. Nel giugno di quest’anno, al vertice del G7 a Evian, il presidente francese Emmanuel Macron si è vantato di aver “seppellito” Anchorage. A quanto pare, gli Stati Uniti erano ora dalla loro parte. Donald Trump era ora con loro. Ed erano, ancora una volta, tutti uniti contro la Russia. Questa era la situazione allo stato attuale.
Abbiamo tutti osservato gli sviluppi intercorsi tra il vertice di Anchorage, il vertice del G7 di Evian e il vertice NATO di Ankara, così come il modo in cui questi eventi sono stati riportati dai media e presentati dai politici. Tuttavia, è evidente che l’Europa non ha fatto mistero del suo obiettivo principale: impedire agli americani di mantenere la propria proposta, accettata dal presidente Vladimir Putin, nella sua forma originale e senza modifiche. Era proprio questo che l’Europa auspicava.
Domanda: Quando si osservano i negoziatori americani, sembrano persone serie che desiderano sinceramente svolgere il ruolo di pacificatori. Lo stesso presidente Putin lo ha affermato. Non conosco bene Jared Kushner, ma ho avuto un’esperienza molto intensa con lui quando il procuratore speciale Robert Mueller ci interrogò separatamente sui nostri presunti legami e sul presunto canale di “interferenza russa”. Le nostre testimonianze coincidevano perfettamente. Quell’esperienza mi dice che Kushner è un uomo di integrità morale. Ma proprio perché li consideriamo persone perbene, credo che dobbiamo anche riconoscere che rappresentano gli Stati Uniti e, come ha chiarito il Segretario di Stato Marco Rubio, gli Stati Uniti stanno sostenendo attivamente l’Ucraina. Quindi, come dobbiamo considerarli: come mediatori onesti o come parti interessate?
Sergey Lavrov: Beh, innanzitutto, ho già notato una cosa che distingue l’amministrazione Trump dal resto del mondo occidentale: riconoscono la realtà. Con questo intendo sia i legittimi interessi di sicurezza della Russia (e diciamocelo, non considerano nemmeno l’appartenenza alla NATO come una merce di scambio) sia la volontà delle persone che hanno vissuto su quelle terre per secoli e che, per poco più di uno scherzo del destino, sono finite a far parte della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina. Questo riconoscimento non è cosa da poco. E se le persone con cui abbiamo a che fare ora riescono ad accettare l’ovvio, dimostra davvero quanto in basso sia caduto il resto dell’Occidente, visto che si rifiuta di riconoscere anche i fatti più lampanti.
Ho incontrato Jared Kushner durante il primo mandato di Donald Trump, quando il Presidente mi ricevette alla Casa Bianca. Ci scambiammo qualche parola. Mi sembrò una persona affabile e affidabile. E ho parlato con Steve Witkoff durante il secondo mandato di Trump: anche lui, chiaramente, vuole raggiungere un accordo. Detto questo, è ovvio che, in quanto negoziatori versatili che si muovono su più fronti – Iran, Palestina e il Medio Oriente in generale – non hanno una visione d’insieme dell’intera relazione tra Stati Uniti e Russia.
Come giustamente hai sottolineato, il Dipartimento di Stato è in una posizione piuttosto defilata, proprio come il nostro Ministero degli Esteri (ci limitiamo a eseguire le istruzioni che riceviamo dal Presidente della Russia). Le persone direttamente coinvolte nei colloqui sono, a nostro avviso, quelle che corrispondono al livello e alla posizione dei due negoziatori statunitensi.
Ma parallelamente, gli altri attori responsabili del resto delle relazioni tra Stati Uniti e Russia stanno procedendo per conto proprio, a prescindere dal loro interesse per il successo di questi negoziati.
Prendiamo il Congresso, l’Amministrazione, il Tesoro: hanno prorogato incondizionatamente ogni singola sanzione imposta dalla precedente amministrazione, quella che potremmo definire il Congresso di Biden. Ora, il Presidente Trump afferma che “questa è la guerra di Joe Biden e non sarebbe mai scoppiata se fossi stato io il presidente”, ma dobbiamo essere realisti su ciò che sta effettivamente accadendo sul campo. Oltre alle sanzioni dell’era Biden, ne stiamo vedendo di nuove provenire dall’attuale amministrazione, ad esempio contro Lukoil e Rosneft. E il Segretario del Tesoro Scott Bessent parla apertamente di raddoppiare le sanzioni e di portare i mercati energetici globali sotto il controllo degli Stati Uniti. Tutto ciò stride piuttosto amaramente con il tono costruttivo dei negoziati. Ma questa è la vita, e, come sempre, la vita è piena di contraddizioni.
Lo slogan MAGA – “Make America Great Again!” – e l’ideologia che lo sottende non sono scomparsi. Lo si vede chiaramente nel loro approccio alla Russia. È un dato di fatto: gli americani vogliono ottenere vantaggi economici. E sì, capiscono che per ottenerli non possono trattare la Russia come tratterebbero altri Paesi. Se questo porterà effettivamente a qualcosa, onestamente, non saprei dirlo in questa fase.
Domanda: Parlando di europei, cosa intendono fare con lo slancio positivo generato dai colloqui di Mosca? Jared Kushner e Steve Witkoff sono arrivati a Kiev e hanno incontrato Vladimir Zelensky, seguito da una sessione con rappresentanti europei provenienti da Regno Unito, Francia e Germania.
Sergey Lavrov: Abbiamo un detto secondo cui un pianoforte posizionato strategicamente tra i cespugli indica un incontro palesemente concordato in precedenza.
Domanda: Esattamente. Sono sicuro che vogliano tirare fuori quel pianoforte dai cespugli e assumere un ruolo sempre più attivo e ostile. Qual è la sua opinione sulla posizione dell’Europa? Teme che, proprio come dopo Anchorage, possano mandare a monte tutto ciò che stiamo cercando di realizzare?
Sergey Lavrov: Il vertice di Anchorage non è l’unico evento in questa lista. Il ruolo dell’Europa negli affari ucraini merita di essere studiato a parte, così come il suo ruolo nella vita del nostro pianeta negli ultimi 500 anni, durante i quali gli europei hanno vissuto a spese di altri. Questo include schiavitù, colonialismo, sfruttamento e molto altro. Non dimentichiamo inoltre che le due guerre mondiali sono iniziate in Europa e sono state causate dalle politiche europee.
Vengono in mente le guerre napoleoniche, quando il leader di un paese bellicoso radunò tutta l’Europa sotto le sue insegne per invadere la Russia, proprio come fece in seguito Adolf Hitler. L’Europa è considerata da molti la culla del male nella storia del mondo. A proposito, quando i coloni europei si misero in viaggio verso il continente americano – non che se ne parli raramente, ma non dovremmo dimenticarlo – Caterina II svolse un ruolo decisivo nel sostenere i coloni contro i dominatori coloniali britannici.
Dobbiamo tenere a mente le radici storiche delle nostre relazioni. Queste relazioni sono variate nel corso delle diverse epoche, compresa la Guerra Fredda. Durante la Grande Guerra Patriottica e la Seconda Guerra Mondiale, l’alleanza – di cui ho parlato ripetutamente nei miei recenti interventi – ha giocato un ruolo fondamentale. Molti studiosi sottolineano come il programma Lend-Lease e i convogli artici abbiano contribuito in modo sostanziale a far resistere l’Unione Sovietica al primo anno di guerra. Poi ci fu una pausa, un periodo di attesa. Alcuni storici oggi interpretano questo periodo di attesa come un tentativo da parte dei nostri alleati – britannici e americani – di determinare in quale direzione si sarebbe spostato l’equilibrio di forze. Tuttavia, l’apertura del secondo fronte probabilmente non ha giocato un ruolo decisivo, ma ha rappresentato un legame di cameratismo nelle armi. Basta guardare i filmati del Giorno dell’Elba per comprendere che si trattava di un legame molto sincero tra coloro che combattevano il nazismo con le armi in mano. Era lo Spirito dell’Elba, se vogliamo. Non vorrei certo immortalare lo Spirito di Anchorage, ma ad Anchorage non c’era uno spirito; c’era un senso di comprensione.
Tornando all’Europa, gli europei hanno avuto un’infinità di opportunità per svolgere un ruolo costruttivo. Credono che non ci possano essere colloqui senza di loro, che debbano essere presenti al tavolo delle trattative e così via.
Erano presenti al tavolo delle trattative dal dicembre 2013, quando le proteste di Maidan stavano prendendo forma. Le proteste furono istigate da diversi europei e da Washington. Victoria Nuland, all’epoca Sottosegretaria di Stato per gli Affari Europei ed Eurasiatici, diresse personalmente i preparativi per i militanti, distribuendo biscotti. Gli europei, rappresentati da Francia, Germania e Polonia, avviarono i colloqui tra il presidente ucraino Viktor Yanukovych e l’opposizione, determinata a prendere il potere. Il 21 febbraio 2014, fu firmato un accordo garantito dall’UE tra Viktor Yanukovych e l’opposizione.
L’accordo per lo svolgimento di elezioni anticipate fu una concessione da parte di Viktor Yanukovych. Fino alle elezioni anticipate, accettò di rinunciare alla maggior parte del suo potere, lasciando che il paese fosse governato da un governo di unità nazionale ad interim. La mattina successiva ebbe luogo il colpo di stato. Ignorando le firme di Germania, Francia e Polonia, i militanti occuparono gli edifici governativi e l’Occidente si limitò ad accettare passivamente la situazione.
Più recentemente, il presidente Vladimir Putin ha fatto spesso riferimento a questo episodio. Quando l’accordo era pronto per essere firmato, l’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama lo chiamò e gli disse che gli ucraini avevano raggiunto un’intesa. Si rese conto che non eravamo completamente a nostro agio con ogni aspetto dell’accordo, ma ci chiese di non dissuadere Viktor Yanukovych dal firmarlo. Il presidente Vladimir Putin rispose che Yanukovych era un capo di Stato indipendente e riconosciuto a livello internazionale, e che se firmava un documento in tale veste, come avremmo potuto interferire con la sua decisione in merito?
L’accordo fu firmato il 21 febbraio 2014 e il giorno successivo, il 22 febbraio, avvenne il colpo di stato. Nel pomeriggio del 22 febbraio, tutti i rappresentanti occidentali di Francia, Germania e Gran Bretagna iniziarono a commentare le notizie diffuse dai media secondo cui Viktor Yanukovych sarebbe fuggito e non si troverebbe più a Kiev. Si trovava a Charkiv per partecipare a un congresso del suo partito. Francesi, tedeschi e britannici dichiararono che “il popolo aveva finalmente fatto la scelta giusta”. L’inchiostro sul documento garantito dagli europei era ancora fresco.
Ebbero una seconda opportunità nel febbraio 2015, quando furono raggiunti gli accordi di Minsk. Questi accordi furono firmati dall’allora cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente francese François Hollande, insieme al presidente russo Vladimir Putin e all’allora presidente ucraino Petr Poroshenko.
Un paio d’anni fa, Merkel (ora in pensione), Hollande (anch’egli fuori carica) e Poroshenko affermarono tutti – non solo candidamente, ma con un certo orgoglio – di non aver mai avuto intenzione di attuare quegli accordi. Dissero di aver disperatamente bisogno di guadagnare tempo per riempire l’Ucraina di armi. Quella era un’ulteriore opportunità per gli europei.
La terza opportunità per l’Europa (ci furono altri episodi, ma menzionerò solo i più significativi) si presentò nell’aprile del 2022. In quell’occasione, i negoziatori russi a Istanbul, proprio come fece in seguito il presidente Putin con la proposta statunitense ad Anchorage, accettarono i termini proposti dagli ucraini, concordando sui principi per la costruzione di un trattato di pace globale. Il documento fu siglato. Il presidente Putin lo ribadì in numerose occasioni, anche davanti alle telecamere, durante i colloqui con le sue controparti.
L’allora Primo Ministro britannico, Boris Johnson, affermò di non aver proibito a nessuno di fare nulla, aggiungendo solo che se gli ucraini avessero voluto combattere, la Gran Bretagna li avrebbe sostenuti. Questa è una menzogna; sappiamo cosa disse realmente. David Arakhamia, che tuttora guida il partito Servitore del Popolo nella Verkhovnaya Rada, ha ammesso che non fu così: Boris Johnson disse agli ucraini di non firmare nulla.
Gli europei hanno avuto ulteriori opportunità di adottare una posizione altrettanto sensata e responsabile di quella dell’amministrazione Trump, ovvero di considerare i fatti e gli sviluppi concreti “sul campo”, comprese le opinioni di chi vive in quei luoghi. Invece, continuano a salire su un muro dal quale sarà molto difficile scendere. Ripetutamente, dichiarano che la Russia deve subire una “sconfitta strategica”.
Proprio l’altro giorno, Kaja Kallas, responsabile della politica estera dell’UE, o qualche altro “opinionista” dell’Unione Europea, ha affermato che era necessario fornire un po’ più di sostegno, solo un po’ di più affinché “l’Ucraina possa sconfiggere tutti”. Insistono sul fatto che non riconosceranno mai nulla che violi l’integrità territoriale dell’Ucraina.
E perché sta succedendo tutto questo? Perché, come sostengono, l’Ucraina difende i valori europei.
Ma questo equivale a una confessione, a un’ammissione di colpa. Se così fosse – e continuano a ripeterlo da anni – allora per “valori europei” intendono la palese manifestazione del nazismo autentico, della discriminazione razziale e della discriminazione basata sull’etnia o sulla religione, il tutto in spregio alla Carta delle Nazioni Unite, che richiede il rispetto dei diritti umani a prescindere da genere, razza, lingua o religione.
La lingua russa è vietata. Nel frattempo, in Israele, né l’arabo né il farsi sono proibiti. In Iran, l’ebraico non è vietato; le sinagoghe sono operative e vi è una comunità ebraica. Eppure, l’Ucraina è l’unico Paese ad aver vietato non una lingua qualsiasi, ma una lingua ufficiale delle Nazioni Unite. Ciò ha portato al rifiuto di servire i clienti nei negozi; alla chiusura di tutti i corsi di lingua russa nelle scuole; alla chiusura di organi di informazione in lingua russa – compresi quelli di proprietà ucraina – e alla messa al bando della Chiesa ortodossa canonica. E questo – a loro dire – rappresenta i “valori europei”.
A quanto pare, i “valori europei” includono anche le scene che vediamo quotidianamente in abbondanza in televisione e sui social media, dove i centri di reclutamento territoriali radunano con la forza i cittadini, strappandoli dalle strade come bestiame e spingendoli sugli autobus. Si vedono dieci uomini robusti afferrare un giovane, trascinarlo via, costringerlo a indossare un’uniforme, infilargli un fucile d’assalto in mano e spedirlo al fronte. Quindi, a quanto pare, anche questo è ciò a cui si riducono i “valori europei”.
Ecco perché, quando l’Europa dice “No, dobbiamo…”, guardate, avete avuto tante occasioni e le avete sprecate tutte. Quindi ora, se volete che qualcuno si fidi di voi di nuovo, dovrete fare un serio sforzo per spiegare esattamente cosa intendete fare questa volta. E non sarà facile.
Domanda: Signor Ministro, è piuttosto ovvio per qualsiasi osservatore neutrale, e persino per molte persone in Occidente, che la Russia otterrà sicuramente una vittoria militare durante l’operazione militare speciale, e che ciò avverrà abbastanza presto. Lei pensa che ci sia un piano? Cosa accadrà all’Ucraina dopo la vittoria militare russa?
Sergey Lavrov: In realtà, signor Napolitano, questa sarà la continuazione della mia risposta alla domanda precedente. A parte coloro che chiedono furiosamente – non c’è altra parola per definirlo – il ripristino dei confini del 1991, cercando di gettare in un vero e proprio campo di concentramento persone di cultura russa che vivono lì da secoli, a parte queste persone, c’è un altro gruppo che periodicamente mostra segni di realismo. Alcuni di questi, tra cui il presidente della Finlandia e il primo ministro italiano, hanno iniziato a parlare della necessità di un cessate il fuoco immediato. Ma anche questo è solo un modo per guadagnare tempo, come tutti sanno. E Zelensky non ne fa mistero. Dice: “Abbiamo urgente bisogno di missili Patriot e di più sistemi di difesa aerea; dobbiamo salvare il nostro Stato”, e così via.
Ma la maggior parte di coloro che lanciano questo appello per un cessate il fuoco – tutti lo chiedono – affermano che, una volta cessate le ostilità, non riconosceranno nessuno dei territori controllati dalla Russia. Alcuni sostengono che la situazione debba essere risolta senza indugio, che all’Ucraina debbano essere urgentemente fornite garanzie paragonabili all’articolo 5 del Trattato di Washington e che una forza internazionale di stabilizzazione debba essere dispiegata nei territori che rimarranno sotto il controllo di Kiev.
Abbiamo già risposto a riguardo. Abbiamo affermato che qualsiasi persona in uniforme militare e qualsiasi struttura militare saranno per noi obiettivi legittimi e che non accetteremo alcuno scenario in cui l’Ucraina acquisisca l’adesione alla NATO se non formalmente.
Ma il punto fondamentale è che sia coloro che chiedono il ritorno ai confini del 1991 e la cessazione immediata delle ostilità, sia coloro che invocano la fine delle ostilità e lasciano intendere che riconoscerebbero quanto effettivamente accaduto nell’Ucraina sud-orientale dopo l’avvio dell’operazione militare speciale in risposta alla guerra scatenata contro di noi dal regime di Kiev, entrambi parlano anche della necessità di preservare il regime attualmente al potere a Kiev. Ciò implica la preservazione delle caratteristiche distintive di quel regime che ho menzionato: nazismo, russofobia aggressiva, violazioni dei diritti umani, dei diritti linguistici e della libertà religiosa. Tutti questi “valori europei” si consolideranno ulteriormente una volta che la fase militare attiva sarà conclusa in un modo o nell’altro.
Per quanto riguarda le elezioni, avevano accennato alla possibilità di indire nuove elezioni, ma ora affermano che ciò non dovrebbe avvenire. Sarebbe particolarmente strano sentirlo dagli americani, che tengono le elezioni ogni due anni a tutti i costi. Anche in questo caso gli americani si stanno comportando in modo realistico.
Quanto all’Europa, vuole preservare quel regime apertamente russofobo e aggressivo neonazista. Questo è il piano europeo. Non capisco come il popolo russo possa accettare un simile risultato.
Domanda: Come possiamo soddisfare il popolo russo? Come possiamo garantire che tra 25 anni non debba rivivere tutto questo, che chi vive nell’Ucraina occidentale non inviti la NATO a intervenire e che sia in grado di difendersi?
Sergey Lavrov: Tutti continuano a parlare della necessità di una “zona cuscinetto” per la Russia. Bene, che sia l’Ucraina a farlo.
Ne abbiamo discusso molte volte – sia il Presidente che il vostro umile servitore – di come è nata l’Ucraina moderna. All’epoca, per volontà della leadership sovietica, i territori occidentali furono annessi all’Unione Sovietica – terre dove, per secoli, elementi fortemente nazionalisti di varie nazionalità europee avevano trovato casa. Ma per in qualche modo mitigare quel radicalismo, si decise di “diluirlo”, come abbiamo detto, aggiungendo a queste nuove acquisizioni occidentali territori originariamente russi. E il tutto fu battezzato Repubblica Socialista Sovietica Ucraina. Quell’entità non esiste più.
Ma questa entità piuttosto artificiale – che, come Stato, aveva alle spalle solo pochi decenni – esisteva all’interno di un unico Stato, l’Unione Sovietica, che garantiva i diritti di tutti i suoi popoli e assicurava la propria sicurezza. Una volta che questo strano connubio – in parte riccio, in parte cerbiatta tremante – divenne indipendente, e dopo il crollo dell’Unione Sovietica, la profonda frattura di civiltà tra i cosiddetti ucraini occidentali e i russi del sud-est iniziò ad allargarsi – e ben presto si trasformò in una piaga purulenta.
Queste contraddizioni sono profonde e, fin dall’inizio, l’Europa ha gettato benzina sul fuoco. Ricordo fin troppo bene il Maidan del 2004, quando americani ed europei si rifiutarono di accettare i risultati del secondo turno delle elezioni presidenziali e fecero pressioni sulla Corte Costituzionale ucraina affinché ordinasse un terzo turno, nonostante la Costituzione non lo preveda. Così, indissero il terzo turno e ottennero il risultato desiderato. Poi, ancor prima del voto, iniziammo a sentire le richieste pubbliche dell’UE: “Gli ucraini devono decidere da che parte stare: con la Russia o con l’Occidente”. Questa retorica del “o l’uno o l’altro”, questa contrapposizione tra chiunque non voglia rompere con la Russia e i “valori europei”, covava in loro da tempo.
Abbiamo già trattato questo argomento molte volte, ma il fatto rimane: l’Ucraina che un tempo riconoscevamo come attore legittimo nella politica internazionale non esiste più. Non esiste una Repubblica Socialista Sovietica Ucraina. Abbiamo riconosciuto l’indipendenza dell’Ucraina odierna sulla base della Dichiarazione di Indipendenza adottata nel 1990. Tale dichiarazione, approvata dalla Verkhovnaya Rada, affermava esplicitamente che lo Stato ucraino si impegnava a essere denuclearizzato, neutrale e non allineato.
Oggi, tutte e tre quelle promesse sono state gettate alle ortiche. Vladimir Zelensky ha dichiarato apertamente all’inizio del 2022 che, a suo dire, avevano commesso un errore rinunciando alle armi nucleari. E non pochi politici hanno iniziato a suggerire, in modo piuttosto serio: perché non utilizzare il know-how e la tecnologia, sviluppati essenzialmente durante l’era sovietica, per riconquistare quello status? Non voglio più parlare della NATO. Ora sostengono che l’appartenenza sia all’Alleanza Atlantica che all’Unione Europea garantirà la loro sicurezza. Ma sia chiaro: d’ora in poi, l’Unione Europea si comporta come un blocco militare, proprio come la NATO. Ogni singolo principio che un tempo veniva proclamato fondamento dello Stato ucraino – principi che ci hanno permesso di riconoscerlo come soggetto indipendente nelle relazioni internazionali – è stato abbandonato.
Domanda: Osservando ciò che l’Europa dice e fa, si ha una strana impressione. Da un lato, affermano che la Russia non oserebbe provocare un’escalation, non userebbe un’arma nucleare e avrebbe troppa paura di colpire il loro territorio con attacchi di rappresaglia. Dall’altro, sono ossessionati dalla preparazione per il 2029 o il 2030, anni in cui sostengono che la Russia sia più propensa ad attaccare. L’Europa si sta rapidamente orientando verso una dimensione militare. Questo va oltre il finanziamento di programmi di armamento del valore di miliardi o trilioni, e crea anche l’impressione che, a prescindere dal raggiungimento della pace in Ucraina, continueranno con questo sforzo di militarizzazione. Considerata questa situazione, ho una domanda. Pensate che abbiano così tanta paura di noi? Potrebbe essere che usino la cosiddetta minaccia russa come pretesto per intensificare la produzione di armamenti e si stiano preparando a lanciare un attacco su larga scala contro la Russia?
Sergey Lavrov: Credo che gli ambienti militaristi stiano semplicemente assecondando i propri interessi. Oggi i finanziamenti vengono riallocati per soddisfare le esigenze militari, nonostante si stiano accumulando sfide sempre più urgenti e profonde. Tra queste, l’impegno ad aumentare la spesa per la difesa al 5% del PIL all’interno della NATO, e il fatto che i partiti politici stiano sollecitando i rispettivi parlamenti ad allocare immediatamente altri 90 miliardi di euro all’Ucraina il prossimo anno.
Questi sviluppi hanno rallegrato il complesso militare-industriale, fruttandogli enormi profitti. Inoltre, in un’altra dichiarazione pubblica, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha affermato di comprendere che la situazione per il suo popolo è peggiorata notevolmente, ma che era comunque loro dovere agire in questo modo per il bene dell’Ucraina e dei valori europei.
Come hanno reagito ai risultati elettorali in Sassonia, dove Alternativa per la Germania ha vinto con ampio margine? Cercano di accusarla di far rivivere il nazismo, mentre questo partito, pur non essendoci dubbi sulla sua identità nazionalista, si limita a promuovere il dialogo con tutti.
Anche la politica di militarizzazione dell’Artico desta preoccupazione. Gli Stati Uniti, la Norvegia e altre forze hanno recentemente condotto esercitazioni militari nella regione, con un copione che allude alla prevista guerra con la Federazione Russa. Cosa si cela dietro questi sforzi? Non credo che attaccherebbero la Russia affermando che ci stiamo preparando a un’aggressione contro l’Europa. Sarebbe ridicolo. Da un lato, sostengono che la Russia sta perdendo e che per questo motivo l’Ucraina deve essere sostenuta in ogni modo possibile, intensificando gli aiuti. In questo modo, l’Ucraina vincerà. Allo stesso tempo, la Russia, che ritengono essere dalla parte dei perdenti, si starebbe preparando ad attaccare l’Europa. Non è serio che dei politici dicano queste sciocchezze. Ciononostante, il presidente Vladimir Putin ha affermato e ribadito più volte: “La Russia non intende attaccare nessuno, e fare queste affermazioni è stupido e insensato, dimostrando l’incapacità di essere all’altezza di un certo livello di statura politica. Se queste conversazioni dovessero implicare che vi state preparando ad attaccare, vi assicuro che si tratterebbe di un tipo di guerra completamente diverso e molto breve”. Il mio consiglio è di ricordare queste parole.
Esiste anche la possibilità di un evento scatenante simile a quello che portò alla Prima Guerra Mondiale. In sostanza, è ciò che accadde con l’arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo. Considerando la propensione degli europei per gli intrighi e le imprese sconsiderate, e la loro indole sleale, potrebbero organizzare qualcosa di simile? Che dire dell’incendio del Reichstag? Credo che qualsiasi cosa di questo genere possa accadere, proprio come hanno inventato l’incidente del drone a Lipsia e scatenato una reazione esagerata a livello mondiale senza presentare una sola prova.
Allo stesso modo, non abbiamo ricevuto risposta alle domande che abbiamo posto più volte su Bucha, dove, nell’aprile del 2022, hanno sorpreso tutti mostrando decine di cadaveri accuratamente disposti lungo la strada. Ancora oggi, non abbiamo ricevuto risposta dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani e dai nostri interlocutori occidentali, compresi gli Stati Uniti, in merito alla possibilità di utilizzare la propria autorità per ottenere un elenco delle persone i cui cadaveri sono stati mostrati da una troupe della BBC, che si trovava sul posto proprio al momento giusto. Nessuno ha risposto alle nostre richieste.
Ci è stato detto che i parenti sono riluttanti a farlo. Ma nessuno ne ha sentito parlare. È impossibile che i familiari delle vittime non formino una sorta di gruppo o associazione quando decine di persone muoiono in un massacro e vengono perpetrati crimini di guerra. Ma in questo caso regna il silenzio più totale. Per questo non posso escludere che si sia trattato di una provocazione.
Domanda: Esaminando i governi dei paesi europei, sembra che essi si discostino significativamente dai risultati dei sondaggi d’opinione, suggerendo che l’opinione pubblica europea sia considerevolmente più pacifica di quella delle élite europee e delle élite globaliste. La mia domanda, quindi, è se sia possibile raggiungere un qualsiasi accordo con queste élite globaliste. Lei ha recentemente affermato che, in questa fase del conflitto, il fattore decisivo non è la diplomazia, ma il nostro ricorso forzato all’uso della forza. A suo avviso, può persistere una situazione in cui gli ucraini sono in grado di lanciare attacchi missilistici e con droni contro il nostro territorio – forniti dall’Occidente, fabbricati con l’assistenza occidentale o direttamente guidati dall’Occidente – mentre noi limitiamo le nostre risposte esclusivamente al territorio ucraino? Per quanto tempo può continuare una situazione del genere e possiamo farcela senza attacchi contro l’Europa?
Sergey Lavrov: Gli ospiti che hanno partecipato al vostro programma si sono già espressi su questo argomento: operazioni militari e diplomazia. Non vedo alcun motivo per cui queste non possano procedere contemporaneamente; del resto, esistono precedenti storici in tal senso.
Dopo essere stati ingannati nell’aprile del 2022, quando eravamo pronti ad accettare le proposte ucraine, le avevamo siglate e attendevamo l’inizio della stesura di un trattato completo, il presidente francese Emmanuel Macron telefonò al presidente Vladimir Putin chiedendogli di fare un gesto di buona volontà per migliorare il clima in vista della firma: ritirare le truppe e osservare una pausa.
Quando questo inganno divenne evidente, il presidente Vladimir Putin affermò che restavamo aperti ai negoziati; tuttavia, nel corso di tali colloqui, non avremmo cessato di perseguire i nostri obiettivi con mezzi militari. Questo approccio persiste tuttora. Abbiamo proposto cessate il fuoco di due e tre giorni per Pasqua e per il Giorno della Vittoria. Più recentemente, su richiesta della parte americana, è stato dichiarato un cessate il fuoco di tre giorni; ci siamo astenuti dall’uso della forza per agevolare il viaggio dei negoziatori americani a Kiev.
La nostra risposta agli attacchi terroristici contro infrastrutture civili pacifiche in profondità nel territorio russo è iniziata tempo fa e si è dimostrata, per stessa ammissione degli ucraini, considerevolmente più punitiva per loro. Anche questo spiega l’attuale urgenza con cui l’Occidente chiede un cessate il fuoco. Ciononostante, non rifiuteremo i negoziati quando sapremo che coloro che propongono il dialogo lo fanno con l’intenzione di affrontare il problema piuttosto che di lanciare ultimatum.
I negoziatori americani – Steve Witkoff e Jared Kushner – cercano di risolvere la questione e non avanzano richieste che siano, in primo luogo, ingiuste e, in secondo luogo, impossibili da soddisfare. L’Europa, invece, sta facendo proprio quest’ultima cosa.
Domanda: Lei ha recentemente avvertito che le autorità tedesche hanno iniziato a parlare di una nuova guerra. Cosa l’ha spinta a rilasciare tale dichiarazione?
Sergey Lavrov: Innanzitutto, questo perché il Cancelliere tedesco Friedrich Merz non perde mai l’occasione, in ognuno dei suoi discorsi, di ribadire la sua convinzione – una convinzione che, dice, si rafforza ogni giorno di più – che la Russia costituisca la principale minaccia per l’Europa e che l’Europa debba prepararsi alla guerra contro questa minaccia. Inoltre, la Germania deve – e non mi stanco mai di citarlo – tornare a essere la principale potenza militare del continente. Vale a dire, proprio come la Germania si considerava la principale forza militare alla vigilia della Prima Guerra Mondiale e di nuovo alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale.
Non si tratta di un lapsus freudiano. Ci credono davvero; persistono nell’onorare i loro antenati che servirono fedelmente il nazismo e parteciparono a crimini di guerra, sostenendo che quei predecessori avevano ragione. Non è certo una coincidenza che sostengano con tanta ardore Vladimir Zelensky, il quale sta riesumando da tombe europee in Austria, Romania e altrove i resti di criminali nazisti ucraini, condannati per sempre per reati inequivocabilmente riconosciuti come tali dal Tribunale di Norimberga. Successivamente li seppellisce nuovamente in Ucraina, nel luogo più sacro di Kiev – il Monastero delle Grotte di Kiev – dove ha proclamato la creazione di una “cittadella degli eroi”: Stepan Bandera e altri criminali per sempre macchiati dalle loro azioni e dalla loro associazione con il popolo ucraino. Per lui, sono eroi; si inginocchia davanti alle bare contenenti le loro ceneri portate dall’Europa. L’Europa contribuisce volentieri alla creazione di tali “pantheon”, poiché non spiega mai a questa figura il significato delle sue azioni, né come queste corrispondano ai presunti valori europei.
Di conseguenza, non posso escludere la possibilità che individui come il cancelliere tedesco Friedrich Merz possano tentare ancora una volta di emulare le gesta dei loro predecessori.
Domanda: La mia prossima domanda riguarda la nave russa sequestrata dalla Norvegia, per quanto ne so, in grave violazione del diritto internazionale, senza alcuna accusa relativa alla presunta attività riprovevole di questa nave, ma semplicemente perché il tribunale norvegese ha deciso di accogliere le richieste della compagnia ucraina Naftogaz – non contro la nave in sé, ma piuttosto contro la Russia in generale.
La portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova, l’ha definito un atto di pirateria. Credo che la definizione sia corretta. Cosa intendiamo fare riguardo a questo incidente, signor Lavrov? Certo, mi dispiace per la nave e ancor di più per l’equipaggio. Ma la mia preoccupazione è che l’aggressione occidentale ed europea contro la Russia stia crescendo. Ogni volta che non reagiamo con la stessa moneta, il loro senso di impunità aumenta. Il presidente Putin ha detto che, se necessario, possono aspettarsi che gli vengano rotti i denti. Siamo pronti a farlo e, se sì, come?
Sergey Lavrov: Assolutamente. Lo ha detto il presidente Putin. Non è solo un modo di dire, ma una posizione ferma.
Per quanto riguarda l’imbarcazione che non ha nulla a che fare con attività di ricerca e turistiche a Spitsbergen, nel pieno rispetto del Trattato delle Svalbard del 1920, tutta questa vicenda è, ovviamente, una vergogna per il sistema giudiziario norvegese e soprattutto per lo Stato norvegese.
Semplicemente perché Naftogaz ha dichiarato prima in alcuni tribunali ucraini, e poi in altri, che i risultati del referendum in Crimea non avrebbero dovuto essere riconosciuti da nessuno. Hanno affermato che la Crimea appartiene all’Ucraina e che le azioni della Russia erano illegittime. A quanto pare, hanno perso una certa somma di denaro, insieme ad attrezzature e investimenti – quindi, illustre comunità internazionale, vi preghiamo di essere così gentili da rubarci tutto ciò che non è sufficientemente sicuro e di compensare l’espressione di libera volontà dei crimeani in risposta al colpo di stato e al fatto che i crimeani sono stati presi di mira da militanti armati e definiti terroristi.
Questa è una vergogna per la Norvegia. Ho già detto che preferirei non entrare nei dettagli, ma i funzionari e i politici norvegesi capiscono che si tratta di una vergogna. Sono in contatto con noi e non sanno cosa fare.
Si tratta di tendenze molto pericolose, a cominciare dai tentativi di sequestrare le cosiddette navi della flotta ombra. Ecco come funziona: sequestrano una petroliera che trasporta petrolio per conto della Russia battente bandiera di un paese africano – non farò nomi – e affermano che la bandiera è falsa.
In realtà, non appena una petroliera viene sequestrata, l’ambasciatore del paese sotto la cui bandiera opera la petroliera si reca al Ministero degli Esteri o all’Ufficio Esecutivo e si sente dire qualcosa del tipo: “Bene, abbiamo un programma di assistenza per il vostro paese e lo sospenderemo se non cambiate immediatamente bandiera e non dichiarate che la bandiera è falsa”.
Questo è il sistema giudiziario occidentale così com’è. Ma non posso e non ho il diritto di entrare nei dettagli. Il Presidente ha già detto tutto. Proprio come, quando gli è stato chiesto delle provocazioni britanniche, ha risposto che si tratta di informazioni militari classificate.
Domanda: Abbiamo solo pochi minuti a disposizione e vorrei chiederle un parere sulle dichiarazioni provenienti da Washington. Esiste una reale possibilità di un incontro tra i tre presidenti cinesi a novembre di quest’anno: il presidente russo Vladimir Putin, il presidente statunitense Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping? Si tratta semplicemente di una proposta proveniente dagli Stati Uniti, oppure c’è una concreta possibilità che tale incontro si realizzi?
Sergey Lavrov: Questa non è una proposta degli Stati Uniti, della Cina o della Russia. Se vogliamo, è una questione di esperienza politica.
Quando i leader delle tre maggiori potenze mondiali – soprattutto le potenze economiche, nel caso della Cina, e le potenze militari, nel caso di Russia e Stati Uniti – si trovano nello stesso luogo nello stesso momento, qualsiasi analista politico che si rispetti inizierà naturalmente a fare due più due. Credo che sia così.
Non ho alcun dubbio che, qualora una simile opportunità venisse proposta al Presidente Vladimir Putin – e si tratterebbe di un evento a Shenzhen – i nostri ospiti cinesi organizzerebbero un programma adeguato. Se tale proposta venisse avanzata, non posso escludere – anzi, ne sono più che certo – che il nostro Presidente non la rifiuterebbe.
Domanda: Quanto tempo pensi che ci vorrà prima che l’operazione militare speciale si concluda?
Sergey Lavrov: Il presidente russo Vladimir Putin ha recentemente risposto a questa domanda. Ha affermato che la guerra non si presta molto bene alle previsioni, ma il fatto che stiamo andando avanti e facendo progressi ogni giorno è un dato di fatto.
Molto dipenderà dalla validità dei consigli che verranno dati al regime ucraino da chi lo controlla. Finora non abbiamo sentito alcun consiglio sensato. Al contrario, ci sono stati solo appelli e richieste di gettare sempre più ucraini nella fornace, radunando i civili per le strade, costringendoli a salire sui veicoli e mandandoli al fronte per essere uccisi, insieme a molte altre azioni che l’Ucraina è costretta a intraprendere, tra cui sopportare la situazione disastrosa – anzi, catastrofica – di quella che un tempo veniva chiamata la sua economia.
Domanda: Signor Ministro, la ringrazio molto per questa conversazione. È sempre molto interessante e utile per noi. Naturalmente, lei è attualmente a capo della lista del partito Russia Unita. Le auguro successo alle elezioni. Tutti i partiti che partecipano alle elezioni, ovviamente, hanno il diritto di sperare in un buon risultato, ma credo che Russia Unita – e il suo ruolo in questo processo – saranno particolarmente importanti. Grazie.
https://mid.ru/en/foreign_policy/news/2139514/
Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.
È autore di cinque saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita” (2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole” (2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; “Un altro mondo” (2025) e “Ultimo Miglio” (2026), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.
Articolo di Stefano Silvio Dragani




