Puglia

Carrassi, minacciata da 2 ragazzini con pistola giocattolo

Minacciata, con una pistola giocattolo puntata prima su di lei e poi sul cagnolino. Sguardo fermo, faccia a faccia, con fare da boss consumati. E invece erano due ragazzini, al massimo di 14 anni, che l’altro pomeriggio al quartiere Carrassi hanno giocato a fare i mafiosi prendendo di mira una giovane donna. Ma lei ha scelto di non scappare: “Ho cercato di farli ragionare sulla gravità inaudita di ciò che stavano facendo – spiega – La risposta è stata una sfida cieca, un’aggressività verbale ravvicinata da parte di uno dei due, priva di freni, interrotta solo quando il secondo ragazzo ha trascinato via il compagno dicendo “andiamo, basta”.

Francesca Romana sta bene, “ma passata l’adrenalina mi è rimasto addosso uno strano e pesante senso di sconfitta – ammette – perché da madre e da cittadina barese credo che, come comunità, stiamo perdendo l’occasione di salvare questi ragazzi prima che sia troppo tardi”. Francesca era da sola, ma solo per un caso. “Ciò che mi tormenta è il pensiero di ciò che sarebbe potuto accadere se in quel momento ci fosse stato uno dei miei figli al mio fianco – spiega – Un ragazzino esposto a una simile violenza gratuita avrebbe subito un trauma profondo, una ferita capace di compromettere la sua serenità e la sua libertà di vivere la propria città. Non possiamo rassegnarci all’idea che i nostri figli debbano crescere considerando il perimetro della propria casa come una zona a rischio”, dice.

Mentre la criminalità minorile è in aumento e l’età continua ad abbassarsi. “Ci troviamo difronte a giovanissimi completamente allo sbaraglio – lamenta – che si muovono nel tessuto urbano come mine vaganti, convinti di una propria totale invincibilità. Per dare un contributo reale alla comunità barese occorre predisporre interventi preventivi più efficaci, penetranti e precoci, capaci di agire sul territorio prima che il disagio si trasformi in fascicolo giudiziario. Serve presidiare periferie e quartieri non solo con le pattuglie, ma con educatori di prossimità, psicologi scolastici strutturati, investimenti massicci nelle strutture sociali e nel supporto concreto alle famiglie d’origine, spesso assenti o tragicamente impreparate”.




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