Nuovi movimenti militari verso Aviano, Grimaldi e Sinistra Italiana chiedono chiarezza al Governo
AVIANO – Nuovi movimenti di aerei cargo e di personale militare diretti verso la base di Aviano sarebbero avvenuti nelle ultime ore, alimentando l’attenzione sul ruolo dello scalo friulano nelle operazioni militari legate allo scenario mediorientale. A segnalarli è il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Marco Grimaldi, che annuncia un’interrogazione parlamentare per chiedere al Governo di fare chiarezza.
Secondo quanto riferito da Grimaldi, dalla Prince Sultan Air Base in Arabia Saudita, dove sarebbero presenti sistemi difensivi Patriot e THAAD, sarebbe arrivato ad Aviano un Boeing 747-47 UF Atlas, identificato con il volo CMB553, destinato al trasporto di personale militare. Il velivolo, secondo la ricostruzione, avrebbe effettuato un atterraggio dal lato nord della base, attraverso una manovra definita inconsueta.
Sempre secondo quanto riferito dal parlamentare, sarebbe inoltre atterrato un Boeing C-17 Globemaster, volo RCH337, proveniente da Ramstein e impiegato su una rotta normalmente utilizzata per il trasporto di materiali militari. Il Globemaster sarebbe riconducibile al 105° Airlift Wing di New York, reparto specializzato nel trasporto aereo strategico e rapido di equipaggiamenti, compresi sistemi antimissile.
Da Ramstein sarebbe giunto anche un C-130, identificato con il volo RCH729, per trasporti speciali.
Si tratta, al momento, di informazioni che attendono una conferma ufficiale. Se i movimenti segnalati venissero confermati, secondo Grimaldi rappresenterebbero un ulteriore elemento a sostegno del ruolo di Aviano nello scacchiere mediorientale. Il deputato richiama in particolare i due turni di rotazione degli F-16 del 31° Stormo impegnati nel Golfo tra febbraio e agosto 2026 e il recente rientro di 12 F-16 dalla Giordania.
“Il Parlamento non può apprendere tutto dai tracciati di volo”
Grimaldi chiede quindi al Governo di chiarire se i movimenti segnalati corrispondano al vero, quali materiali e quale personale militare stiano eventualmente transitando dalla base di Aviano e sulla base di quali autorizzazioni parlamentari.
«Il Parlamento non può apprendere di una possibile escalation verso l’Iran da tracciati di volo», sostiene il parlamentare di Avs, chiedendo una comunicazione trasparente da parte dell’esecutivo.
Sulla stessa linea si schiera Sebastiano Badin, segretario regionale di Sinistra Italiana, che definisce «estremamente preoccupanti» le notizie relative ai nuovi movimenti di cargo e truppe dal Golfo verso Aviano.
Per Badin, quanto segnalato «conferma, ancora una volta, quanto il nostro territorio sia coinvolto in dinamiche belliche su cui cittadini e Parlamento vengono tenuti all’oscuro».
Il segretario regionale di Sinistra Italiana accoglie inoltre con favore l’annuncio dell’interrogazione parlamentare di Grimaldi e considera l’iniziativa «un atto dovuto». L’obiettivo, sottolinea, è comprendere cosa stia transitando dalla base e quale sia il coinvolgimento delle infrastrutture militari del Friuli Venezia Giulia nelle operazioni connesse alla crisi mediorientale.
“Il Friuli Venezia Giulia non diventi una piattaforma logistica per la guerra”
Badin ribadisce quindi la contrarietà di Alleanza Verdi e Sinistra al riarmo e alle «logiche di guerra», esprimendo preoccupazione per il possibile crescente coinvolgimento del Friuli Venezia Giulia nelle attività di supporto alle operazioni militari.
«Non possiamo restare in silenzio di fronte a un territorio, quello del Friuli Venezia Giulia, che rischia di trasformarsi sempre più in una piattaforma logistica per operazioni belliche che nulla hanno a che vedere con la sicurezza e gli interessi della nostra comunità», afferma.
Da Sinistra Italiana arriva infine una richiesta di «massima trasparenza» al Governo e di informazione tempestiva al Parlamento su eventuali movimenti di materiale bellico e personale militare che interessino le basi presenti sul territorio regionale.
«La pace non si costruisce con nuove rotazioni di armamenti e truppe – conclude Badin – ma con il disarmo, la diplomazia e il rifiuto netto di ogni logica di riarmo».




