Salute

Ho rischiato di non camminare più, ho 4 viti nel collo

“Ho rischiato di non camminare più, non riuscivo a muovere il collo. Ora ho quattro viti”: così Klinsmann jr

“Non ho mai perso conoscenza, quindi ricordo tutto bene. Nei primi istanti ho pensato di aver preso un brutto colpo ma non immaginavo fosse una cosa così seria. La verità è che ho davvero rischiato di non giocare e non camminare mai più”. A parlare è Jonathan Klinsmann, figlio di Jurgen Klinsmann che il 18 aprile si è infortunato in uno scontro con Filippo Ranocchia durante Palermo-Cesena e si è fratturato la prima vertebra cervicale. Ha riportato gravi lesioni ai legamenti del collo, di cui è venuto a conoscenza soltanto dopo. “Ho detto ai difensori centrali di tenere la palla perché non riuscivo a muovere il collo. Se mi avessero passato la palla, non avrei potuto nemmeno abbassare lo sguardo per controllarla: i muscoli stavano impazzendo per proteggermi da un danno maggiore. Se in quei minuti avessi fatto qualcosa, magari un banale sprint laterale, avrei rischiato grosso. Anche il trasporto in ambulanza e il volo per Heidelberg sono stati rischiosi. Devo dirlo, sono stato estremamente fortunato“.

Cinque mesi non semplicissimi per il portiere tedesco, che dovrà sottoporsi a un’altra operazione: “Tra quattro mesi farò un nuovo intervento per rimuovere le quattro viti nel collo ma devo dire che il dottor Hemmer, che mi ha operato, è stato bravissimo”. Ora punta alla normalità e al ritorno in campo, anche se “sono consapevole che rischio di più, che fare un incidente in auto potrebbe essere un guaio, ma la parte positiva è poter vivere la vita in modo diverso. È bello sapere di poter camminare ed è difficile essere negativo su qualcosa”. E sul rientro in campo: “A fine stagione dovrei tornare ad allenarmi con la squadra, il prossimo anno mi vedo in campo”. Settimane in cui nella testa di Klinsmann jr sono passate diverse cose e tante sensazioni: “Il momento più difficile è stato in ospedale, con mio papà e la mia fidanzata, quando hanno capito la gravità della situazione. È stata dura guardarli. Il più bello dopo l’intervento: ho capito che era andato tutto bene quando ho visto il sollievo negli occhi dei miei genitori. Ora mi fa male tutto”.


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