God save McGinn – la Repubblica
Potrebbe trattarsi di un risarcimento o forse solo di un’ultima forma di rimpianto. Il primo gol della nuova Champions è stato di John McGinn, 32 anni, centrocampista dell’Aston Villa, e soprattutto: scozzese. Il popolo che ha inventato il gioco moderno molto prima che arrivasse la modernità, questa rete di passaggi, linee, geometrie, cooperazione, questa roba che abbiamo chiamato tika taka o gioco posizionale verso la fine dell’Ottocento era detto lassù da loro passing game.
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Lo inventarono per mandare al manicomio gli inglesi, convinti invece che tutto dovesse risolversi in uno-contro-uno, o con i dribbling o con il fisico. Com’è evidente, da 160 anni parliamo sempre delle stesse cose.
Sono stati gli allenatori scozzesi a creare i grandi cicli delle più grandi squadre inglesi. Matt Busby ricostruì il Manchester United dopo la tragedia aerea del 1958 portandolo dieci anni dopo alla Coppa dei Campioni con George Best e Bobby Charlton, e sulla stessa panchina Alex Ferguson ha dominato per vent’anni. Bill Shankly prima e Bob Paisley dopo hanno creato il mito del Liverpool tra gli anni ‘60 e gli anni ‘70. È il paese che ha giocato la prima partita nella storia di questo gioco e quello con il record di spettatori per una finale, 127mila per Real-Eintracht del 1960 a Glasgow. Eppure il calcio scozzese non ha un posto garantito in Champions, deve guadagnarselo, e negli ultimi nove anni ce l’ha fatta solo tre volte, nell’ultimo biennio no.

John McGinn è un figlio di questa storia, un posto dove essere di una squadra o di un’altra, del Celtic o dei Rangers, significa appartenere a un’identità, a una religione, con tutto il carico di un’ossessione che può mettere paura quando diventa una gabbia. McGinn è arrivato all’Aston Villa in serie B e si è fatto tutta la trafila fino alla Champions. È l’incarnazione perfetta del luogo comune, l’energia, la grinta, quella roba là. È un omaggio vivente al passato. Ha segnato il gol che ha riportato il club in Premier, quello della Scozia ai Mondiali contro Haiti e il primo ieri sera al Bruges. The Athletic lo ha definito l’uomo con “il fondoschiena più possente nel mondo del calcio”, il Guardian “tutto ciò che i tifosi possono desiderare da un centrocampista”.
Quando aveva vent’anni e giocava col St. Mirren, durante un allenamento il capitano Thompson gli lanciò addosso un palo chiodato, una cosa tra lo scherzo di spogliatoio e il bullismo. L’incidente creò una tale tensione che il club preferì quasi scaricarlo, McGinn fece causa, molte squadre ebbero paura che quel muscolo della coscia lacerato potesse aver compromesso per sempre la carriera. Si direbbe di no. God save the King, e pure un po’ McGinn.
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