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Nicolò, dal trauma al midollo alla fiamma paralimpica: la rinascita passo dopo passo

Nicolò Franco, 21 anni a ottobre, ex calciatore e paziente con lesione midollare toracica, è uno dei quattro giovani coinvolti in uno studio italiano sulla neurostimolazione epidurale pubblicato su Med – Cell Press, che ha permesso loro di tornare in piedi e camminare con un deambulatore dopo mesi di riabilitazione; una svolta maturata tra Milano, Imola e Verona, dove il ragazzo ha anche vissuto l’esperienza da tedoforo delle Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina, portando per un breve tratto la fiamma paralimpica.

Nicolò Franco e l’incidente: “Prima ero un calciatore”

Nel racconto di Nicolò Franco c’è un prima e un dopo, separati da un incidente in moto avvenuto nel settembre 2023. “Prima dell’incidente ero un calciatore professionista e un super sportivo”, ha raccontato all’Adnkronos Salute. Poi la diagnosi: lesione del midollo funzionalmente completa dal punto di vista motorio, una condizione che nella vita di tutti i giorni significa non riuscire più a camminare.

Il passaggio, per un ragazzo abituato ad allenarsi ogni giorno, è stato duro. Nicolò lo dice senza cercare scorciatoie, con una lucidità che colpisce: la vita cambia, le abitudini pure, e anche il modo di guardare al proprio corpo. Eppure lo sport è rimasto lì, come un filo. “Sono sempre stato un grandissimo sportivo, e un fan dello sport in generale”, ha spiegato, ricordando quanto seguisse Olimpiadi e competizioni di ogni disciplina.

Lo studio italiano sulla neurostimolazione epidurale

Nicolò è uno dei quattro pazienti under 35 protagonisti dello studio pubblicato su Med – Cell Press, dedicato a persone con lesione midollare toracica cronica e perdita della capacità di contrarre volontariamente i muscoli degli arti inferiori. Il lavoro, condotto da ricercatori italiani, descrive una nuova modalità di controllo della stimolazione elettrica epidurale del midollo spinale, capace di aiutare i pazienti a mantenere la posizione eretta e a camminare con un deambulatore.

La parte innovativa, secondo quanto riportato dagli autori dello studio, riguarda il controllo del passo attraverso piccoli movimenti volontari del tronco. In pratica, questi movimenti possono modulare la stimolazione del midollo e rendere possibile una forma di cammino assistito. Non si parla di una soluzione immediata, né di un percorso semplice: servono mesi di lavoro, sedute ripetute, fatica fisica e adattamento. Ma il dato rilevante è che la strategia utilizza uno stimolatore midollare già disponibile in commercio, senza impianti cerebrali, sensori esterni o algoritmi di decodifica.

La riabilitazione tra San Raffaele e Montecatone

Nel percorso di riabilitazione di Nicolò entrano luoghi e persone precise. C’è l’ospedale San Raffaele di Milano, dove aveva lavorato con il fisioterapista Daniele Emedoli, e c’è l’istituto di Montecatone, centro specializzato a pochi chilometri da Imola, dove il ragazzo era ricoverato a marzo per una piccola piaga da decubito, poi risolta senza intervento chirurgico. Proprio lì, in una giornata come tante, è arrivato il messaggio che avrebbe aperto una parentesi diversa.

“Daniele mi scrive facendomi sapere che, assieme a un altro ragazzo che era stato operato per l’impianto di un neurostimolatore midollare, Andrea Scotti, c’era la possibilità di recarsi a Verona per presenziare alla cerimonia di apertura delle Paralimpiadi”, ha confidato Nicolò. La reazione è stata immediata, quasi istintiva: “Mi sono detto: ‘Cavolo, devo esserci anch’io’”. Da lì è partita la richiesta per ottenere il permesso di uscita da Montecatone. Non una formalità, ma un obiettivo da inseguire. “Mi sono fatto in quattro”, ha ammesso.

La fiamma paralimpica e il ritorno allo sport

A Verona, durante la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina, Nicolò ha portato per un breve tratto la fiamma paralimpica insieme ad Andrea Scotti. Un gesto breve, certo, ma denso di significato per chi aveva attraversato mesi di ospedali, riabilitazione, attese e piccoli progressi quotidiani. “Siamo riusciti a portare per un pezzettino la fiamma olimpica”, ha raccontato, precisando che lo hanno fatto “nel massimo delle nostre capacità”.

Dopo l’incidente, Nicolò si è avvicinato anche al mondo degli sport paralimpici: tennis tavolo, basket, hockey, rugby. Discipline che prima osservava da lontano e che ora sente più vicine, non come ripiego ma come continuazione naturale di una passione. “Poiché già ero sportivo prima, in fondo non è cambiato quasi nulla se non il fatto che adesso usavo una sedia a rotelle”, ha detto sorridendo. Poi una frase semplice, da atleta: “Per lo sport non mi ha mai fermato nulla”. L’esperienza da tedoforo, ha aggiunto, resta “un’emozione che conservo con gioia nel mio cuore”.


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