Il Cireneo chiude i cancelli. E la “sicurezza”delle persone autistiche finisce in strada

La presidente dell’associazione Asperger Abruzzo, Marie Helene Benedetti, segnala pericoli concreti dal 24 agosto a causa della decisione del centro terapeutico di Lanciano Il Cireneo di chiudere l’accesso al parcheggio.
Riceviamo e pubblichiamo la segnalazione completa.
La vita delle famiglie con figli nello spettro dell’autismo non è mai semplice. Una parte enorme delle difficoltà nasce dalla mancata applicazione dei diritti, dalle liste d’attesa,dai servizi insufficienti, dalle Linee Guida che troppo spesso rimangono sulla carta.
Poi c’è la quotidianità. Ci sono bambini, ragazzi e adulti con necessità di supporto molto elevate, la cui gestione può essere estremamente complessa. E quando qualcosa non funziona, a raccogliere i pezzi sono sempre e solo le famiglie. Ci sono anche periodi dell’anno peggiori di altri e l’estate è certamente uno di questi. Chiudono le scuole, alcuni servizi rallentano o vanno in ferie, molti Comuni non organizzano attività adeguate o le organizzano per periodi assolutamente insufficienti a coprire i mesi estivi. I genitori devono organizzare, cercare, pagare, sperare, provare e, soprattutto, arrangiarsi. Quest’anno, ad appesantire una situazione già abbastanza complicata per molte famiglie del territorio, ci ha pensato il Centro Terapeutico Il Cireneo Srl di Lanciano, struttura privata accreditata che eroga prestazioni sanitarie ed educative in convenzione con il Servizio Sanitario.
Prima della pausa estiva la direzione ha inviato alle famiglie e ai servizi di trasporto disabili la nota protocollo n. 116/2026, comunicando che dal 24 agosto non sarebbe stato più consentito l’accesso all’area parcheggio della struttura. A nessuno. Il centro si trova in contrada Follani, a Lanciano. Chi conosce quella zona sa bene che non stiamo parlando di una struttura circondata da parcheggi. Davanti al centro non c’è un’area esterna nella quale le famiglie possano tranquillamente lasciare l’auto e accompagnare i propri figli. C’è una strada stretta e trafficata, sulla quale transitano abitualmente anche mezzi pesanti. A poche centinaia di metri dall’ingresso del Cireneo ha infatti sede una ditta di movimento terra e su quella strada passano anche tir che trasportano carichi di materiale. Le famiglie ci riferiscono inoltre di automobili che percorrono frequentemente quel tratto ad alta velocità e di incidenti che, quando si verificano, arrivano a congestionare la viabilità. È in questo contesto che, le famiglie e i servizi di trasporto delle persone con disabilità entravano con i mezzi nel parcheggio privato interno della struttura.
Dal 24 agosto il cancello è stato chiuso. La ragione indicata dal Cireneo è la sicurezza. Nella comunicazione inviata alle famiglie si legge testualmente: “Tale decisione si è resa necessaria per diminuire il rischio per l’utenza, non altrimenti fronteggiabile”. La Direzione scrive inoltre che il provvedimento avrebbe l’obiettivo di garantire la sicurezza degli utenti, del personale e di tutti coloro che frequentano la struttura e ricorda di avere sollecitato, fin dal 2018, gli enti competenti affinché intervenissero sulla viabilità da e per il centro.Ed è esattamente qui che non riusciamo più a capire.
Se la viabilità esterna è tanto problematica che il Cireneo stesso dichiara di chiedere interventi agli enti da otto anni, come può essere più sicuro far scendere proprio su quella strada bambini, ragazzi e adulti con disabilità? Per capire l’assurdità della situazione bisogna anche sapere di chi stiamo parlando.Al Cireneo non arrivano soltanto persone perfettamente autonome che scendono dall’auto, chiudono lo sportello e raggiungono tranquillamente l’ingresso. Ci sono persone autistiche con necessità di supporto molto elevate, alcune con grave disabilità intellettiva associata. Ci sono persone che non hanno percezione del pericolo, persone che possono correre via improvvisamente, attraversare una strada senza rendersi conto dell’arrivo di un’automobile, avere comportamenti difficilmente gestibili da una sola persona. Alcuni utenti necessitano della presenza contemporanea di più adulti per essere accompagnati in sicurezza. Molti hanno il riconoscimento della condizione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 104, percepiscono l’indennità di accompagnamento e sono titolari del contrassegno per persone con disabilità.Quindi sgombriamo il campo da un possibile equivoco: qui non stiamo discutendo della pretesa di qualche genitore che non ha voglia di camminare di avere il parcheggio comodo davanti alla porta. Stiamo parlando dell’accesso ad un centro terapeutico che ha in carico persone con disabilità anche gravissime. di persone che scappano, che si gettano per terra, e che quando crescono e diventano anche più alti e pesanti delle loro mamme, è complicati trattenerli, trascinarli via, metterli in sicurezza.E non c’è soltanto il momento in cui un genitore accompagna il proprio figlio e se ne va. Ci sono genitori che devono entrare nella struttura, partecipare alle terapie, effettuare osservazioni, colloquio incontri con gli operatori. In quei casi devono lasciare l’automobile da qualche parte. Da dove nasce l’idea che il parcheggio di una struttura di questo tipo possa essere considerato un elemento del tutto estraneo alla possibilità concreta di usufruire del servizio?La restrizione, peraltro, non riguarderebbe soltanto le automobili delle famiglie. Da quanto ci è stato riferito riguarda anche i mezzi adibiti al trasporto delle persone con disabilità. Abbiamo parlato con operatori che effettuano questi servizi e la preoccupazione che ci hanno manifestato è concreta. Alcuni mezzi trasportano contemporaneamente più utenti. Il pulmino deverimanere fuori, la discesa avviene in mezzo ad una stradina stretta, senza parcheggio, con il traffico. E mentre un operatore accompagna un utente fino alla struttura, chi rimane con gli altri? Cosaaccade quando una persona necessita di due operatori per essere accompagnata? E cosa succede seuno degli utenti corre verso la strada o scappa via?Non sono ipotesi fantasiose. Chi conosce l’autismo con elevate necessità di supporto saperfettamente di cosa stiamo parlando. E Il Cireneo anche sa perfettamente di cosa stiamo parlando.E a rendere questa storia ancora più assurda c’è un altro elemento che ci è stato riferito da alcune famiglie e che merita di essere chiarito al più presto.Uno degli enti che effettua il trasporto delle persone con disabilità, servizio finanziato con fondi comunali, avrebbe predisposto, proprio in seguito alla chiusura dei cancelli del Cireneo, undocumento da far firmare ai genitori. Secondo quanto ci è stato riferito, attraverso quella firma igenitori dovrebbero assumersi la responsabilità nel caso in cui dovesse verificarsi un incidente.Ci chiediamo quale valenza giuridica possa avere quel documento, riteniamo abbia una valenza morale bassissima, ma già quello che ci viene riferito pone una questione enorme.Se qualcuno sente la necessità di chiedere a un genitore una firma per tutelarsi dalle conseguenze diun eventuale incidente, evidentemente il problema della sicurezza esiste. E se esiste, è difficile comprendere come la soluzione possa essere trasferirne la responsabilità su un genitore che, oltretutto, durante quel trasporto non è neppure presente. Se un servizio non può essere effettuato in sicurezza, il problema deve essere risolto da chi quel servizio lo organizza, lo gestisce e lo finanzia. Non può essere risolto con una firma scaricata sulla famiglia. E qui arriviamo a una questione che le famiglie delle persone con disabilità conoscono fin troppobene.I servizi vengono finanziati. Le convenzioni esistono. Le prestazioni vengono erogate. Gli enti si rimpallano competenze e responsabilità. Poi arriva un problema concreto e, alla fine della catena, c’è sempre la famiglia e l’utente su cui scaricare. Per questo vogliamo vedere quel documento. Vogliamo sapere chi lo ha predisposto, cosa contiene realmente, a quale titolo viene richiesta quella firma e se il Comune che finanzia il servizio di trasporto sia a conoscenza di questa iniziativa.
Perché i fondi pubblici destinati ai servizi per le persone con disabilità devono servire a garantire servizi adeguati e sicuri. Se un servizio non può più essere garantito in quelle condizioni, allora si interviene sulle condizioni. Non si trasferisce il rischio sulle famiglie. Si rinuncia eventualmente ai fondi. Di certo non s scarica la responsabilità su dei genitori non presenti. Comprendiamo perfettamente la posizione del Cireneo quando denuncia di avere chiesto per anni agli enti competenti interventi sulla viabilità senza ottenere risposte. Anzi, se dal 2018 esistonorichieste rimaste inascoltate, vogliamo sapere anche perché siano rimaste inascoltate e chi avrebbe dovuto intervenire.
Ma proprio perché quella strada viene considerata problematica da anni, risulta ancora più incomprensibile la decisione di lasciare fuori dai cancelli gli utenti della struttura, nel più totale abbandono, in balia di un pericolo enorme.Un problema tra una struttura sanitaria e le istituzioni non può essere risolto facendone pagare le conseguenze alle persone con disabilità e alle loro famiglie. E se il problema è la viabilità esterna, allora Comune, Asl, Regione e struttura si siedano intorno ad un tavolo insieme e trovino una soluzione sicura davvero per gli utenti che si servono di quellastruttura. Ma mettere tutti fuori dal cancello non è una soluzione. Chiediamo quindi al Centro Terapeutico Il Cireneo di rivedere immediatamente il provvedimento e di riaprire l’area di parcheggio alle famiglie e ai mezzi che trasportano gliutenti. Chiediamo al Comune di Lanciano di intervenire sulla situazione della viabilità e di chiarire cosa stia accadendo anche rispetto ai servizi di trasporto finanziati con fondi pubblici, ricordando alSindaco che la tutela della sicurezza dei cittadini sul territorio comunale rientra tra le responsabilità che non possono essere ignorate, tanto più quando a essere esposte al rischio sono persone con disabilità. E chiediamo alla Asl Lanciano Vasto Chieti e alla Regione Abruzzo di verificar eformalmente se le attuali condizioni di accesso siano compatibili con i requisiti di autorizzazione,a ccreditamento e accessibilità previsti per una struttura che eroga prestazioni sanitarie esociosanitarie a persone con disabilità.
Perché alla fine rimane una domanda molto semplice.Se il parcheggio interno viene considerato pericoloso e la strada esterna viene considerata problematica dalla stessa struttura da almeno otto anni, da dove dovrebbero entrare in sicurezza le persone con disabilità?Qualcuno dovrà rispondere. E dovrà farlo in fretta, perché dal 24 agosto quelle famiglie e gli utenti sono in pericolo concreto.
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