Alabama Shakes – I Must Be Dreaming
A dispetto della traccia d’apertura del terzo album degli Alabama Shakes,”Tea Time”, a far riunire il gruppo di Athens (Albama) è stata una giornata di beneficienza per un birrificio a Tuscaloosa, la Druid City Brewing Company. Bo Hicks, proprietario e amico di lunga data di Brittany Howard e della band, le aveva chiesto supporto artistico per far respirare l’economia della sua attività e per promuovere le aziende del luogo in una giornata di festa e luppolo. La cantante ha pensato di riunire i ragazzi, che nel frattempo erano diventati due a seguito dell’allontanamento del batterista Steve Johnson dovuto ad accuse di abusi, e la reunion con Zac Cockrell al basso e Heath Fogg alla chitarra è magicamente ricreata.

Undici anni dopo “Sound & Color” e dopo quattordici dal banger album di debutto “Boys & Girls“, arriva come una ventata di ossigeno “I Must Be Dreaming”, concepito fuori dalle logiche temporali e di mercato che governano di questi tempi l’industria musicale. Prodotto dagli stessi Alabama Shakes insieme a Shawn Everett, ingegnere del suono che si era aggiudicato due Emmys per entrambi i precedenti album con la band e che vanta collaborazioni con i War On Drugs e Julian Casablancas, “I Must Be Dreaming” è stato registrato ai Blackbird Studios di Nashville (Tennessee) e vanta una profondità emotiva e sonora danzando tra blues, R&B e soul anni ’70 con quel tocco moderno posto in essere in fase di produzione e post-produzione, sapientemente bilanciato per non lasciar scappare il nucleo centrale dell’album che è un profondo concetto di interiorità ed emotività che tocca tutti. Uno sguardo al presente e al futuro con i piedi ben ancorati, ma mobili, alle radici della musica.
Brittany Howard aveva già dato prova della sua maestria nel disegnare una certa continuità e affinità tra voce e suono nel progetto solista “Jamie” soprattutto nella costante ricerca di far emergere la sua interiorità che potesse raggiungere il più possibile la collettività. “I Feel Hope Coming”, singolo estratto dal nuovo album, insegue questo concetto di universalismo emotivo, in cui le attuali situazioni politico-sociali che riguardano tutto il mondo, ma che si riflettono soprattutto nelle comunità e nei rapporti interpersonali all’interno degli Stati Uniti, hanno un peso importante sulle nostre vite. In “Time” non è solo l’aspetto temporale a fare da fil-rouge del brano, bensì la concezione di poter essere costantemente un punto di riferimento – “Holds out her hands to everyone” – per le persone che si amano, che nella sua e loro concezione è la collettività che rifiuta certi dogmi e paradigmi attuali che ledono la libertà e la cooperazione umana.
Il concetto è chiaramente espresso in “American Dream” – “I thought we wanted the same things / Peace, love, happiness / Opportunity, freedom [..] Got the White House pretty and pimped out / Gun Reform, my body, my choiche” – con una coda inquieta che riflette le emozioni espresse mestamente a causa dell’attualità. “How Love’s Supposed To Go” è la traccia che spezza i ritmi, accenni funky, variazioni e volumi richiamano lo sprint degli inizi. Brani come “Another Life” e “Easy” si avvicinano invece al sound di Nashville targato, in forma commerciale, Dan Aurebach con gli Arcs, e soprattutto “Garden” è la vera chicca soul dell’album che vola tra Nina Simone e Aretha Franklin, mantenendo l’aplomb di Sarah Vaughan in uno standard jazz come “Lullaby of Birdland”. “Waist Deep” non lascia che la saturazione prenda il sopravvento e che la rabbia sia l’unica soluzione, accompagnandoci in una marcia eloquente come un romanzo di formazione.
Il messaggio è chiaro, la speranza e la fiducia nelle nuove generazioni è evidente, gli Alabama Shakes provano a portare positività nel contesto odierno, offrendo un’alternativa agli hard times, di dickensiana memoria, che stiamo vivendo. “I Must Be Dreaming” ha il doppio significato sia di incredulità che di prospettiva, ma feeling the hope coming è una sensazione che non va sottovalutata. L’utilitarismo e il bieco individualismo trovano filo da torcere nelle liriche e nella produzione corale di questo album che rompe gli schemi ed impreziosisce il panorama musicale di un ulteriore pezzo pregiato.
Source link




