“Siete disumani, vergognatevi”: maestra finisce a processo per oltraggio ai vigili durante un tso, assolta

Genova. Una maestra genovese è stata assolta dopo sei anni dall’accusa di oltraggio a pubblico ufficiale nei confronti di due agenti della polizia locale per le parole pronunciate durante un tso in strada, nel centro storico di Genova.
La donna, che all’epoca dei fatti aveva 36 anni, stava camminando in via San Lorenzo in centro a Genova intorno alla mezzanotte di una sera di ottobre del 2020 quando aveva visto arrivare una pattuglia dei vigili e un’ambulanza.
Aveva notato una cittadina straniera, nota nel quartiere per problemi psichiatrici e di linguaggio, in stato di agitazione e i poliziotti che a forza – visto il suo rifiuto – l’avevano circondata e infine trascinata braccia sull’ambulanza chiamata per il trattamento sanitario obbligatorio, dopo aver chiamato una seconda pattuglia a supporto. La donna, nel tentare di divincolarsi, aveva anche sbattuto la testa contro la saracinesca di un negozio chiuso.
La maestra, dopo aver assistito la scena da lei considerata “cruenta” aveva detto ai vigili di “vergognarsi” dicendo che erano “inumani”.
Per questo era finita a processo per oltraggio a pubblico ufficiale ed era stata anche accusata non aver voluto dare agli agenti i documenti per essere identificata. La 36enne era stata fatta salire sull’auto di servizio per essere accompagnata al comando per l’identificazione, ma in macchina aveva dato le proprie generalità spiegando di non avere i documenti con sé.
Al processo solo uno dei due vigili si era costituito parte civile sostenendo che le parole della maestra, implicitamente condivise da altre persone che si erano fermate a osservare la scena e ne condividevano le valutazioni, avrebbero reso più difficoltoso l’intervento di tso.
L’imputata, difesa dall’avvocato Emanuele Tambuscio, ha confermato il racconto degli agenti spiegando che a suo avviso la donna aveva sì bisogno di assistenza sanitaria ma l’impiego della forza pubblica era stato a suo avviso “troppo poderoso” ed “eccessivo”.
La giudice le ha dato ragione chiarendo nella sentenza, depositata nei giorni scorsi, che le espressioni che utilizzate rientrano nella “mera critica” e che in ogni caso “non risulta in alcun modo lesa la dignità personale degli agenti, le cui paventate difficoltà nella gestione della vicenda – come hanno riferito – devono ritenersi del tutto routinarie e comunque collegate alle particolari ed evidenti condizioni di infermità psichica della donna e non certo” alle frasi pronunciate dalla maestra per “quanto non richieste”.




