Trentino Alto Adige/Suedtirol

Padre e figlio bloccati in garage e picchiati dal vicino di casa


MERANO. «Da mesi siamo ostaggi di un vicino di casa. Rumori, grida, minacce se chiediamo di fare più piano: abbiamo cambiato le nostre abitudini di vita, cercando di adattarci e soprattutto di mantenere la salute. Ma la situazione è peggiorata, e l’altro giorno siamo stati bloccati nell’accedere al garage e malmenati dal nostro vicino». Comincia così il racconto di una famiglia di cittadini italiani residente nel centro di Merano, i volti pieni di lividi – tra occhi neri e medicazioni – dopo il pestaggio denunciato nei giorni scorsi al commissariato di polizia, con il successivo avvio delle indagini. La vicenda si protrae da mesi, costellata di denunce ai carabinieri e alla polizia di Stato, inizialmente per minacce e ora per lesioni, a carico del vicino, pregiudicato, già rimpatriato in Albania alcuni anni fa.

Assistita dall’avvocato Andrea Aprile, la famiglia (di cui omettiamo le generalità per ragioni di tutela) ha riferito alle autorità tutta una serie di angherie subite nel corso degli ultimi mesi. «Perfino il vescovo Ivo Muser, ascoltata la nostra storia, ci ha detto che si interesserà del caso», dice il padre. Le ultime due denunce risalgono allo scorso 26 agosto e, messe insieme, delineano gli avvenimenti del giorno precedente.

Nel frattempo, il gip ha provveduto con il divieto per il vicino e per la convivente di avvicinarsi alle persone offese e di comunicare con loro, prescrivendo ai due indagati di mantenere una distanza di almeno un chilometro (con l’eccezione dell’area di residenza).

Un improvviso blackout

I fatti esposti prendono il via alle 11.30 di martedì 25 luglio. Dalle denunce risulta che quella mattina, per circa venti minuti, dall’alloggio del vicino provengono forti rumori. Dopodiché, qualcuno inizia a suonare ripetutamente il campanello di casa della famiglia, ma dallo schermo del videocitofono non è possibile capire di chi si tratti. Trascorrono dieci minuti e nell’appartamento salta la corrente: temendo però che possa essere in atto una qualche trappola del vicino, con il quale i rapporti sono tesi da diversi tempo, il figlio evita di recarsi al piano dei contatori elettrici. Più tardi, insieme ai poliziotti giunti sul posto, constata che la levetta del contatore relativa alla sua abitazione è l’unica abbassata.

Passano due o tre ore, e dal balcone il figlio incrocia lo sguardo con il vicino, che si trova nel proprio giardino. Parte una minaccia. Il giovane infatti riferisce nella denuncia di avere sentito l’uomo dire: «Hai chiamato la polizia, adesso ti uccido e tua madre piangerà per quello che ti farò». Si affretta a tornare in casa, contatta il 112 e alla pattuglia dei carabinieri che interviene poco dopo riferisce l’accaduto, evidenziando la sensazione di insicurezza.

L’aggressione in garage

È un’escalation. Il culmine avviene dopo le 19. Padre e figlio sono di ritorno da una commissione con l’automobile. Ma come si avvicinano al garage, il vicino (che si trova al volante del proprio suv, con un conoscente sul sedile del passeggero) posiziona il proprio veicolo proprio di fronte all’auto della famiglia, bloccando l’accesso al garage interrato. Il padre prova a risalire la rampa, senza riuscirci. Il vicino scende dall’auto e, sempre secondo i fatti esposti nella denuncia, mostra un oggetto che tiene sul fianco e che somiglia a un coltello. Insieme al proprio accompagnatore fa per avvicinarsi al veicolo, ma dall’abitacolo il ragazzo grida: «Polizia, polizia». Allora il vicino risale sul proprio suv e retrocede, lasciando ai due meranesi lo spazio per entrare nel seminterrato ma non quello sufficiente a manovrare l’automobile per parcheggiarla nella rimessa. Nel frattempo sopraggiungono vicini e passanti, preoccupati per gli sviluppi. L’aria si taglia con il coltello. Tutti e quattro scendono dai rispettivi veicoli. «Il vicino si è avvicinato a mio figlio e ho notato che impugnava un tirapugni», riferisce il padre. Questi tenta di frapporsi tra i due, ma «subito dopo sono stato aggredito dal mio vicino e dal suo accompagnatore, che mi hanno colpito con pugni e calci, mentre quest’ultimo si dirigeva anche verso mio figlio». L’uomo finisce a terra sanguinante, i due aggrediscono ancora sia lui sia il figlio. Desistono dopo l’intervento di altri vicini di casa, per poi allontanarsi rapidamente a bordo della loro automobile. Arrivano un’ambulanza e una pattuglia della polizia: padre e figlio vengono portati in ospedale, da cui verranno poi dimessi con una prognosi rispettivamente di 14 e di 10 giorni.

«Vogliamo vivere sereni»

Nelle proprie denunce, la famiglia descrive un clima che è peggiorato nel giro di pochi mesi: una videocamera spuntata all’improvviso sul perimetro del condominio, il senso di forte insicurezza, il timore di uscire di casa da soli, i farmaci assunti per riuscire a dormire, le intimidazioni. «Speriamo solo che questa situazione finisca il prima possibile», conclude la famiglia.


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