Bocelli, il concerto del terremoto diventa un caso politico: esposto all’Anac e nodo rapporti societari
FVG – Dal successo della serata alla bufera sull’affidamento. L’evento del 7 maggio a Gemona, nato per ricordare le vittime del sisma del 1976, finisce sotto i riflettori per i costi e per una procedura che le opposizioni chiedono ora di chiarire. Riccardi respinge ogni accusa: «Nessun favoritismo, non ho partecipato alla procedura».
C’è un curioso destino per il concerto che avrebbe dovuto chiudere, con la forza della musica, il cerchio aperto cinquant’anni fa dal terremoto del Friuli. La voce di Andrea Bocelli aveva riempito il 7 maggio la caserma Goi-Pantanali di Gemona, uno dei luoghi simbolo della tragedia e della ricostruzione. Sedicimila spettatori, ingresso gratuito e una serata pensata come momento di memoria e rinascita.
A distanza di quasi quattro mesi, però, a risuonare non sono soltanto le note del tenore. Il concerto è diventato un caso politico e amministrativo. Nel mirino sono finiti soprattutto il costo dell’operazione, superiore ai tre milioni di euro, le modalità di affidamento dell’organizzazione e alcuni rapporti societari che, secondo quanto riportato dalla stampa, coinvolgerebbero indirettamente anche il figlio dell’assessore regionale alla Protezione civile Riccardo Riccardi.
Oltre tre milioni di euro
Il primo capitolo della polemica riguarda i soldi pubblici. Già a giugno i consiglieri regionali del Pd Diego Moretti e Massimo Mentil avevano chiesto alla Giunta di rendere noto nel dettaglio il conto dell’evento.
Dalla documentazione citata dai consiglieri emerge una procedura negoziata senza bando per un importo iniziale di 2 milioni 568 mila euro, poi aggiudicata per 2 milioni 549 mila euro al netto dell’Iva. Una cifra che, considerando l’imposta e le altre voci, porta il costo complessivo oltre quota tre milioni.
Le cifre riportate nelle diverse ricostruzioni non coincidono perfettamente, ma convergono su un punto: l’evento è costato alla Regione più di tre milioni di euro. Una delle cifre circolate nelle ultime ore è 3.133.838 euro.
Ed è proprio su questo che l’opposizione ha insistito nei mesi scorsi: non tanto sulla legittimità di organizzare un grande concerto per il cinquantenario, quanto sulla necessità di sapere con precisione quanto sia stato speso e per quali prestazioni.
La procedura nel mirino
Il secondo fronte è quello dell’affidamento.
Secondo la ricostruzione diffusa dalla Tgr Rai, l’organizzazione è stata affidata a FVG Live attraverso una procedura negoziata alla quale avrebbe partecipato un solo soggetto. Il tempo fra la presentazione della procedura e la sua chiusura sarebbe stato particolarmente breve: la gara è stata pubblicata a marzo e l’affidamento disposto prima della scadenza formale. È proprio su questi aspetti che si concentra l’esposto annunciato all’Autorità nazionale anticorruzione.
La questione, va sottolineato, è ancora tutta da accertare. La presentazione di un esposto non equivale infatti all’accertamento di un illecito: spetterà agli organismi competenti verificare se le procedure adottate siano state corrette.
Il nodo dei rapporti societari
È però il terzo elemento ad aver fatto esplodere nuovamente il caso.
L’inchiesta pubblicata da La Verità ha sollevato interrogativi sui rapporti societari tra soggetti legati alla società organizzatrice del concerto e una società nella quale figura anche Giovanni Riccardi, figlio dell’assessore regionale. La stessa ricostruzione è stata ripresa nelle ultime ore da diverse testate regionali.
Da qui la domanda politica: esiste un possibile conflitto di interessi?
La risposta di Riccardi è netta. L’assessore ha respinto «ogni malposta illazione» su presunti favoritismi nei confronti del figlio e dei suoi soci, sostenendo di non avere avuto alcun ruolo nella procedura di affidamento. Ha inoltre annunciato iniziative legali in relazione alle accuse riportate dalla stampa.
Una precisazione importante, soprattutto per evitare di trasformare un intreccio societario in un’accusa già dimostrata: non risulta, allo stato, accertato alcun illecito né alcun favoritismo da parte di Riccardi. Sono proprio questi gli aspetti che l’eventuale verifica dell’Anac dovrà eventualmente chiarire.
L’opposizione: «Serve trasparenza»
Il centrosinistra regionale torna all’attacco.
Diego Moretti, Massimo Moretuzzo e Rosaria Capozzi hanno chiesto a Fedriga di fare chiarezza, definendo le modalità con cui la Giunta gestisce le risorse per i grandi eventi «sbagliate, clientelari ed eticamente inaccettabili». Le opposizioni ricordano inoltre di aver sollevato la questione dei costi già nei mesi scorsi, prima che il caso tornasse alla ribalta nazionale.
Anche Serena Pellegrino, di Alleanza Verdi e Sinistra, aveva già chiesto chiarimenti alla Giunta, contestando soprattutto la mancanza di risposte sul quadro economico dell’evento.
Il Pd, in particolare, aveva posto una domanda destinata a diventare uno dei punti centrali del dibattito: perché un concerto gratuito come quello di Bocelli abbia richiesto un investimento regionale di circa tre milioni.
La Regione: evento di valore e nessun favoritismo
Dall’altra parte c’è la difesa dell’impostazione scelta dalla Regione.
Il concerto non era stato presentato come un semplice spettacolo, ma come uno degli appuntamenti simbolo delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del terremoto. La scelta della caserma Goi-Pantanali aveva inoltre un forte significato: proprio lì, nel 1976, morirono 29 Alpini sotto le macerie. L’evento era stato concepito come un momento di memoria, con la musica chiamata a raccontare la rinascita del Friuli.
E sul piano personale Riccardi respinge categoricamente l’ipotesi di favoritismi, rivendicando la propria estraneità alla procedura.
Da un concerto riuscito a una domanda molto più grande
Il paradosso è tutto qui. Sul piano dello spettacolo, il concerto aveva raggiunto l’obiettivo: una grande partecipazione, un artista di fama internazionale e una cornice altamente simbolica per ricordare una delle pagine più dolorose della storia friulana.
Ora, però, la discussione è un’altra.
Quanto è costato davvero quell’evento? Perché è stata scelta quella procedura? Perché ha partecipato un solo operatore? E ci sono elementi tali da richiedere un approfondimento sui rapporti societari?
Sono domande legittime, così come è legittimo ricordare che nessuna di esse equivale, di per sé, alla prova di un illecito.
Il concerto di Bocelli, insomma, rischia di essere ricordato non soltanto per la musica e per il cinquantesimo anniversario del terremoto. Per la Regione Friuli Venezia Giulia è diventato anche un test sulla trasparenza della spesa pubblica e sulla gestione dei grandi eventi.
Adesso la parola passa agli atti e, se l’esposto verrà esaminato, agli organismi chiamati a verificare le procedure. Perché se la serata di Gemona doveva rappresentare la capacità del Friuli di trasformare una ferita in memoria e rinascita, la coda polemica impone oggi un’altra esigenza: quella di fare piena luce su ogni euro speso e su ogni passaggio amministrativo.




