Toscana

“Da un’area ricca di vegetazione a un muro spoglio di 300 metri”. La protesta dei residenti

“Dove prima c’era un’area ricca di alberi, vegetazione, fauna e avifauna, oggi vediamo una muraglia di circa 300 metri completamente spoglia. Ci chiediamo è come sia stato possibile arrivare a questo risultato senza prevedere, contestualmente, un adeguato ripristino ambientale e senza garantire la sicurezza di chi oggi frequenta l’area”.

Sono le parole contenute in una lettera scritta dal comitato dei residenti delle vie Duranti, Pieraccini e Recapito di Arezzo, rappresentati come portavoce da Francesco Tinti e Delia Battagli, che hanno espresso il loro disappunto dopo la chiusura dei lavori di adeguamento idraulico del torrente Castro in prossimità delle loro abitazioni.

La scomparsa del verde

“Non siamo contrari ai lavori di messa in sicurezza del torrente – precisano nella lettera – e non abbiamo mai messo in discussione la loro necessità. Tuttavia appena abbiamo visto nascere il cantiere ci siamo attivati contattando gli uffici del Genio Civile per comprendere meglio il progetto. Abbiamo partecipato così a tre incontri con gli enti coinvolti, ribadendo soprattutto le nostre preoccupazioni per ripristino del verde e sulla sicurezza dell’area.

Nell’ultimo incontro, al quale erano presenti oltre noi, un rappresentante del Comune, un dirigente del Genio Civile e rappresentanti di Legambiente, si era arrivati persino a parlare delle caratteristiche e tipologie degli alberi più idonei ad essere ripiantati in loco. Per questo eravamo certi che, una volta terminato l’intervento, si sarebbe proceduto a restituire al quartiere il verde che era stato eliminato e un ambiente sano per gli abitanti.

Invece oggi, a cantiere concluso, ci ritroviamo – evidenziano – con un pugno di mosche in mano e senza aver ricevuto informazioni concrete dal Genio Civile della Regione Toscana. Nel frattempo, il nostro bel quartiere è stato trasformato in un’area che appare desolata e priva di quella qualità ambientale che aveva prima dei lavori. Unica comunicazione ricevuta, tra l’altro in modo informale: i lavori sono terminati e non ci sono altri interventi programmati. Per chi ha progettato e realizzato i lavori va bene così.

Arezzo - via Pieraccini prima del cantiere (© Maps 2022)
La vegetazione in via Pieraccini prima del cantiere (foto del 2022 © Google Maps)

“Un ambiente che garantiva ombra e biodiversità è stato trasformato in un’area priva di vegetazione, senza un adeguato intervento di ripristino del verde. Ci chiediamo come sia possibile che nel 2026, mentre si parla continuamente di cambiamento climatico, aumento delle temperature, tutela della biodiversità e necessità di aumentare il verde nelle nostre città, si possa realizzare un’opera pubblica di queste dimensioni senza accompagnarla con un serio progetto di riqualificazione ambientale”

Il nodo sicurezza

L’altra questione sollevata dai residenti è la pericolosità del sentiero sull’argine. “La strada è delimitata da un lato da un muro alto circa 2,5 metri e, per quanto ci è stato riferito – sottolineano – non verranno realizzate le spallette di protezione che erano state promesse. Non sappiamo se la strada sia aperta al pubblico, in quanto l’accesso è chiuso soltanto da una sbarra facilmente aggirabile; di certo viene utilizzata quotidianamente da pedoni e ciclisti, anche nelle ore serali e notturne. Riteniamo opportuna, quindi, una verifica immediata delle condizioni di sicurezza dell’area”.

Sentiero sul muro del torrente Castro - via Pieraccini (Arezzo - agosto 2026)
Il sentiero posto sull’argine del muro

“Abbiamo appreso con piacere – concludono – che in altre zone interessate dai lavori, anche grazie alla mediazione di Legambiente, sono in cantiere e in alcuni casi sono stati avviati interventi di piantumazione di nuovi alberi. Nel nostro quartiere, invece, ci è stato riferito che il ripristino del verde non è previsto, per motivi burocratici che non conosciamo. Ci sembra un paradosso: per abbattere molte decine di alberi con ruspe ed escavatori non sono sembrati esserci ostacoli, mentre quando si parla di ripiantarli, emergono difficoltà burocratiche. È davvero necessario scegliere tra sicurezza idraulica e tutela dell’ambiente? Noi crediamo di no”.


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