il lupo Ranucci e l’agnello che paga il canone – Il Tempo

Foto: Il Tempo
Fedro, scansati. La tua antica, meravigliosa e terribile favola sul lupo e l’agnello, nell’Italia del 2026, è diventata una soap opera a puntate: “Il lupo che fa la vittima e l’agnello che continua a pagare il canone”. Diciamocela tutta. Rispetto a Sigfrido Ranucci, il vecchio lupo di Fedro era un dilettante. Quello almeno non pretendeva il cachet da servizio pubblico mentre ti sbranava. Questo invece usa una trasmissione Rai per fare la guerra al centrodestra, e quando gli smontano il palchetto fa il perseguitato. Il vecchio lupo di Fedro “je spiccia casa”, potremmo sintetizzare. Ricapitoliamo. Una trasmissione pagata da tutti noi trasformata in tribunale permanente contro Giorgia Meloni, la sorella Arianna, tutta la famiglia Meloni (per ora si è salvato il gatto Martino). Settanta servizi in pochi anni. Se manca solo l’esame della lettiera del micio è perché i segugi di Report avevano già finito le batterie.

Poi Valter Lavitola. Rapporto ambiguo, attentato da operetta (“’nu cinema”, hanno detto i bombaroli), silenzio tombale sul presunto amico-mandante. La verità è che la credibilità di Sigfrido è a pezzi. L’analista della comunicazione Patrick Facciolo l’ha detto chiaro: Ranucci non regge più il suo stesso format. Quando gli fanno le domande che lui infligge agli altri, sbrocca, insulta, scappa. Il cacciatore è diventato selvaggina. E le avances denunciate da Angela Camuso qui su Il Tempo? Lui tace imbarazzato. Nessuno gliele rinfaccia, tranne chi non ha paura di farlo. Gentleman, certo. Gentleman che non ha il telefono sequestrato ma si diverte a insinuare chissà cosa a proposito delle chat altrui, tipo quelle (presumiamo) tra Lavitola e Giulia Presutti, o comunque quelle riguardanti la neoconduttrice. Finezza da ex capo generoso. Anziché chiarire lui i suoi rapporti con Valterino, pretende che a farlo sia la collega più giovane. Incredibile.

Ora la Rai, pur in ritardo, prova ad avvicendarlo. Risposta: minacce di cause, posa da martire, cannonate sui successori. Come se Report fosse un feudo personale e non un programma del servizio pubblico. Morale della fiaba 2.0. La Rai non è di Ranucci. Non è della sinistra che per decenni l’ha usata come megafono. È di chi paga il canone e ogni sera si becca la faziosità spacciata per inchiesta. E a sinistra hanno pure la faccia tosta di chiamarla “TeleMeloni”. I veri agnelli sono i cittadini. E il lupo, stavolta, ha fatto il passo più lungo della zampa. Ps Intervistato dal Corriere, ieri Giorgio Mottola, uno degli inviati-faraoni di Report, ha parlato di “colpo di Stato”. Mi pare più probabile l’ipotesi di un colpo di sole. È ufficiale: i militanti del soviet ranucciano hanno perso il senso della realtà. Quello dell’umorismo invece non l’hanno smarrito: non l’hanno mai avuto.

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