Trentino Alto Adige/Suedtirol

Recensioni false per vendetta: condanna per Booking


BOLZANO. Pulizia? Voto 2. Posizione? Un 3. Idem il rapporto qualità-prezzo per un punteggio complessivo di 1 su 10. Una recensione pessima. O meglio, una vendetta. Perché chi l’ha scritta, un ungherese, non ha mai veramente soggiornato in quella struttura, lo Stern Mountain Chalet a Vipiteno.

Il giorno prima dell’arrivo previsto aveva chiesto di poter cancellare gratuitamente la prenotazione a causa di un generico «cambio di programma». I proprietari hanno però rifiutato la richiesta: la cancellazione gratuita non era prevista nelle condizioni della prenotazione. Da qui nasce la vendetta. E quindi la battaglia legale, che si è conclusa nelle scorse settimane.

Il Tribunale di Bolzano ha ordinato a Booking.com, la nota piattaforma alberghiera, la rimozione immediata della recensione «falsa e ritorsiva» pubblicata dall’utente. Il giudice Ivan Rauzi, si legge in un’ordinanza, ha evidenziato che l’esercizio del diritto di critica richiede «la reale fruizione del servizio e che l’hosting provider è tenuto a cancellare tempestivamente i contenuti illeciti ai sensi del Regolamento UE».

Booking è stata inoltre condannata a pagare una penale di 50 euro per ogni giorno di ritardo nell’eliminazione del post, oltre al saldo di circa 3.500 euro di spese legali.

Le minacce degli ospiti

«Si tratta di un fenomeno – spiega Klaus Berger, numero uno degli albergatori Hgv – ancora molto diffuso: ci sono individui che, pur di non pagare un servizio o per strappare uno sconto, inventano contestazioni e minacciano di lasciare una valutazione negativa. Tante volte la recensione negativa la mettono comunque a fine soggiorno, spinti da un banale disguido o perché pretendevano una camera migliore che non era prevista nella loro prenotazione».

La vicenda di Vipiteno nasce a gennaio 2026. Di fronte al voto “1”, lo chalet chiede la cancellazione del post, ma Booking rifiuta due volte, invocando un cavillo interno: la mancata segnalazione del cliente assente entro 48 ore. Per fermare il crollo della propria reputazione online – fino ad allora vicina alla perfezione con trentadue voti su dieci – lo chalet presenta ricorso d’urgenza il 10 marzo.

Booking però non si costituisce in giudizio e ignora persino il primo ordine di cancellazione emesso dal giudice il 12 marzo. Si arriva così all’ordinanza definitiva del 10 giugno 2026. Il Tribunale stabilisce che le regole interne delle piattaforme non contano davanti a contenuti palesemente illeciti e l’hosting provider ha l’obbligo legale di rimuoverle subito. Il caso in questione si è risolto positivamente per lo chalet, ma è pieno di esempi simili.

Di imprenditori che decidono di non intentare la causa per non rischiare di perdere ulteriori soldi. E quindi decine di recensioni false “vivono” ancora nei portali di prenotazione.

«In Italia – conclude Berger dell’Hgv – esiste già la legge che punta a consentire le recensioni solo a fronte di una dimostrazione dell’effettivo soggiorno, come uno scontrino o una ricevuta. Quello che manca ancora sono i decreti attuativi: stiamo aspettando di capire come verrà applicata la norma e come si dovranno adeguare i portali, ovvero se la prova del soggiorno andrà mostrata subito all’atto della recensione o fornita su richiesta».


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