Calabria

Catanzaro, la Cassazione conferma la confisca del tesoro degli imprenditori Lobello

L’impero dei Lobello resta nelle mani dello Stato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dagli imprenditori catanzaresi contro il decreto con cui nel dicembre del 2024 sono stati confiscati i beni ai Lobello in quanto ritenuti socialmente pericolosi e imprenditori di riferimento delle cosche di ‘ndrangheta, in particolare delle famiglie Grande Aracri, Arena e Mazzagatti operanti sul territorio ionico, catanzarese e reggino. I sigilli erano scattati all’indomani della condanna definitiva nell’ambito dell’inchiesta Coccodrillo. Antonio Lobello e i figli Giuseppe e Daniele sono stati condannati tutti per intestazione fittizia di beni e autoriciclaggio, mentre solo Giuseppe anche per concorso esterno in associazione mafiosa ed estorsione. L’inchiesta aveva acceso i riflettori sui rapporti di Giuseppe Lobello con la cosca ‘ndranghetista Arena, di Isola Capo Rizzuto, e con gli esponenti della locale di Cutro ritenendo l’imprenditore punto di riferimento della ndrangheta del territorio crotonese «in favore della quale si attivava per raccogliere proventi estorsivi presso gli imprenditori vittime, ottenendo in cambio la protezione ed il mantenimento di una posizione dominante nel settore dell’edilizia».
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