Abruzzo

La sicurezza non può essere solo repressione, serve prevenzione


Le risse avvenute negli ultimi mesi nel centro storico di Chieti riaprono il dibattito sugli strumenti a disposizione delle istituzioni per garantire sicurezza, vivibilità e prevenzione. A intervenire è la consigliera comunale della Lega Anna Lisa Bucci, che propone un maggiore coordinamento tra Comune, Prefettura, Questura, associazioni di categoria e residenti.

Bucci parte dagli episodi avvenuti il 27 maggio in piazza Trinità e nella notte tra il 22 e il 23 agosto nella zona di piazza G.B. Vico e corso Marrucino. «Due episodi diversi per dinamica ma identici nella sostanza: liti degenerate in risse, panico tra famiglie e residenti e intervento delle forze dell’ordine», osserva la consigliera.

Per uno degli episodi il questore di Chieti aveva disposto la sospensione per cinque giorni della licenza del pubblico esercizio interessato, attraverso l’articolo 100 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza.

«Fin qui la cronaca e la repressione – afferma Bucci –. Ma la domanda che un amministratore deve porsi è un’altra: si poteva prevenire? E soprattutto chi può fare cosa? Sul tema della sicurezza regna spesso confusione».

La consigliera richiama il modello della sicurezza integrata introdotto dal decreto legge 14 del 2017, sottolineando la distinzione tra le competenze delle diverse istituzioni. «Al questore spettano i poteri tipici di pubblica sicurezza, mentre al prefetto compete il coordinamento generale attraverso il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e i Patti per la sicurezza urbana».

Secondo Bucci, anche il sindaco dispone però di strumenti importanti. «Oggi il sindaco non è soltanto amministratore della città, ma può intervenire attraverso ordinanze e soprattutto partecipare alla costruzione delle politiche di prevenzione e vivibilità urbana».

Da qui la prima proposta: la sottoscrizione di un Patto per l’attuazione della sicurezza urbana tra Prefettura e Comune di Chieti, con la creazione di «un tavolo tecnico per monitorare gli interventi di controllo del territorio, la videosorveglianza, i progetti di riqualificazione urbana e la mappatura delle aree a rischio».

Bucci si dice invece contraria a puntare esclusivamente sulla riduzione degli orari dei locali. «Una restrizione generalizzata rischia di penalizzare le attività economiche e di spegnere la vitalità urbana nelle ore serali».

La proposta alternativa è quella di convocare un tavolo con le associazioni di categoria degli esercenti e con i residenti «per costruire un regolamento per una movida sicura e di qualità, compatibile con il decoro e la vivibilità».

La consigliera torna anche sul tema delle condizioni abitative in alcune zone del centro storico. «I residenti segnalano situazioni di sovraffollamento, difficoltà di convivenza e criticità che meritano attenzione. In questo quadro non c’entra l’ideologia, ma il decoro, la vivibilità e l’integrazione reale».

Per questo Bucci propone di inserire nello stesso tavolo «un focus sulle situazioni di sovraffollamento abitativo e sul rispetto dei requisiti igienico-sanitari e di sicurezza degli alloggi, coinvolgendo Asl e servizi sociali».

«La risposta non può essere soltanto chiudere un bar per cinque giorni quando le sedie sono già volate – conclude la consigliera della Lega –. Bisogna trasformare la sicurezza da semplice attività di repressione a strategia integrata di prevenzione. La sicurezza di una città non è né di destra né di sinistra: è un diritto e si garantisce se ogni istituzione fa fino in fondo la propria parte».


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