Il giallo di Riposto. L’indagato si difende: «Non ero il compagno di Noemi ma un semplice amico»
«Voglio precisare che io e Noemi non eravamo fidanzati, non c’era nessuna relazione al di fuori dell’amicizia». E «dopo essersi lasciata con il suo ragazzo mi ha chiesto di ospitarla per un periodo, io l’ho accolta e aiutata fino a qualche giorno fa». Lo ha detto l’uomo indagato per omicidio riguardo alla vicenda di Noemi Impellizzeri, 33enne trovata impiccata a Riposto. Riguardo alla frequenza dei loro contatti, l’uomo ha detto «in alcune giornate ci scambiavamo dei messaggi. Negli ultimi venti giorni invece, che avevo i miei figli e mia moglie, l’ho dovuta bloccare», perché «mi chiamava tutti i giorni perché aveva bisogno o era successo qualcosa», ma lei «chiamava il mio migliore amico che faceva da portavoce». «Forse era un pò invadente, ma non posso dire fosse scomoda». Riguardo all’ultimo giorno in cui si sarebbero sentiti, venerdì sera, ha aggiunto: «Se avessi pensato che le sue intenzioni fossero state serie, sarei andato lì per fare il possibile. Il modo in cui lei mi ha parlato, quando mi ha detto ‘Ho trovato la corda. È inutile che provi a venire qui, è inutile che avvisi i miei familiarì e poi ‘Devo guardare su YouTube il nodò, mi ha fatto credere che fosse uno scherzo». E riguardo alla scoperta del corpo, «non ho pensato ai soccorsi perché avevo constatato che era lì da 24 ore e non si poteva fare nulla». Poi conclude: «Mi era stato riferito che Noemi avesse trascorso il giorno prima insieme ad un ragazzo e quando nella videochiamata mi ha detto di dover chiudere per guardare come fare il nodo, io ho pensato che era tornato quel ragazzo a prenderla e quindi se ne doveva andare».
Le parole dell’avvocato
«Il mio assistito è indagato perché è identificato quale persona che ha avuto gli ultimi incontri con la deceduta. Sin dall’inizio è stato collaborativo con gli inquirenti, ha dato tutte le informazioni con notizie di particolari e ha consegnato telefoni e quant’altro al fine di poter far fare i dovuti riscontri». Lo ha detto Ivan Siragusa, legale dell’indagato per la morte di Noemi, la donna trovata impiccata in casa il 23 agosto a Riposto, nel catanese. «Lui stesso – ha aggiunto il legale – ha chiesto agli inquirenti che possano acquisire tutte le immagini della videosorveglianza della zona e i movimenti per fare gli opportuni riscontri. Il mio cliente si professa assolutamente innocente, è dispiaciuto, è addolorato e non è vero che lui era il convivente o il fidanzato della donna morta: è sposato e con due figli. Noemi Impellizzeri era un’amica che lui ha molto aiutato e sostenuto. Lei aveva un fidanzato nei mesi scorsi e fino al all’ultimo giorno in cui lui l’ha incontrata lei era stata in compagnia di altre persone». «L’elemento oscuro, non chiaro a nessuno e nemmeno a lui è il discorso dell’incendio in casa – afferma il legale – Lui sostiene che una volta ritrovato il corpo alle due di notte, dopo 24 ore dallo scambio di messaggi con Noemi, all’interno dell’abitazione non c’era fumo, non c’erano scintille, non c’era nessuna nessun elemento che potesse far pensare a un incendio».
L’indagato non nomina il perito
«Il mio assistito aveva contattato la madre, la sorella e il fratello di Noemi senza avere risposta e poi la madre, quando ha trovato tutte le telefonate al cellulare lo ha richiamato verso le quattro dicendo che dei vicini avevano telefonato perchè c’era un incendio a casa di Noemi. La madre ha quindi chesto al mio assistito se sapesse dove era Noemi e lui, a quel punto non se l’è più sentita di dirle che aveva trovato il corpo, è andato a prendere la madre e si sono recati insieme nell’abitazione di Noemi. Casa che non sappiamo se essere di proprietà o in affitto». Lo ha detto Ivan Siragusa, legale dell’indagato per la morte di Noemi, la donna trovata impiccata in casa il 23 agosto a Riposto, nel catanese. «Il mio assistito, proprio perché convinto della sua totale estraneità e che il gesto sia stato autolesionista, su mio invito a nominare un medico legale di parte – ha infine ricordato il legale – mi ha risposto assolutamente di no perché per lui, appunto, non c’era bisogno di nominare un medico legale perché quello nominato dalla procura, sicuramente, confermerà quello che lui stesso ha dichiarato».
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