«Russia e Iran minacce credibili», la Gran Bretagna aggiorna i piani di sicurezza
Il Regno Unito accelera la revisione dei suoi piani di difesa nazionale e si prepara a lanciare una campagna di informazione pubblica su come affrontare un’emergenza sullo sfondo di «minacce» sempre più concrete da parte della Russia. Ma anche dopo il cyberattacco a un impianto energetico imputato ad hacker collegati all’Iran. Lo rivela il Financial Times, secondo il governo britannico sta aggiornando il suo war book, il manuale che stabilisce come il Paese debba rispondere a minacce esterne sia in ambito militare, come nel caso di un eventuale conflitto, sia in quello civile.
Un lavoro necessario, mentre la guerra infuria e rischia di allargarsi: stando a Bloomberg, che cita fonti vicine al Cremlino, Vladimir Putin si preparerebbe infatti a un’escalation contro l’Ucraina, lanciando potenti missili balistici contro Kiev e contro obiettivi infrastrutturali in altre città. Per lo zar – si spiega – le trattative per un accordo di pace sono di fatto giunte a un punto morto. E la spirale crescente degli attacchi starebbe portando un numero sempre maggiore di funzionari russi a concludere che Putin potrebbe, in ultima istanza, decidere di impiegare anche armi nucleari tattiche. Le rivelazioni di Bloomberg giungono mentre il Cremlino ha confermato che il direttore della Cia John Ratcliffe ha fatto visita a Mosca, ma senza avere contatti con Vladimir Putin. «E’ stata una cosa di semi-routine», ha minimizzato Donald Trump, secondo cui il viaggio di Ratcliffe non ha nulla a che fare con una possibile escalation russa. In ogni caso non sorprende l’accelerazione britannica su come prepararsi alla guerra che – secondo quanto riferisce il quotidiano della City – va fatta risalire all’allarme lanciato nei mesi scorsi dall’ex premier laburista Keir Starmer, secondo cui «la Russia potrebbe attaccare la Nato già dal 2030». Nel frattempo l’esecutivo del suo successore, Andy Burnham, sta preparando una campagna pubblicitaria per invitare le famiglie a dotarsi di scorte di base – come cibo in scatola e acqua in bottiglia – in vista di interruzioni prolungate legate ad azioni ostili di Stati stranieri o attacchi informatici.
«Non sarà nulla di simile alle istruzioni diffuse negli Usa durante la Guerra Fredda», ha spiegato una fonte governativa: «Ci saranno consigli pratici su come migliorare la resilienza domestica. Sarà buon senso, non allarmismo». A dare ulteriore impulso al dossier sono stati alcuni episodi delle ultime settimane. Mosca ha minacciato conseguenze dopo le notizie secondo cui droni di fabbricazione britannica sono stati usati dall’Ucraina in attacchi in profondità nel territorio russo. Oltre a questo, un ex viceministro degli Esteri russo ha affermato che potrebbero esserci azioni di sabotaggio contro le fabbriche di droni nel Regno ad opera di «gruppi sconosciuti», dopo il via libera britannico alla produzione di missili a lungo raggio Storm Shadow da parte di Kie. Intanto il regime di Teheran è stato sospettato per un attacco informatico contro un piccolo impianto energetico non identificato, alimentando nuovi dubbi sulla solidità delle infrastrutture critiche del Paese. Anche se, «non c’è stata alcuna minaccia per la rete elettrica e nessuno è rimasto senza corrente», come ha dichiarato il viceministro dell’Energia, Michael Shanks. Sono comunque stati convocati i vertici delle principali società energetiche per verificare e rafforzare le loro misure di protezione. Era stato il governo Starmer l’anno scorso a iniziare la revisione dei piani nazionali di emergenza per far fronte a ipotetiche azioni di guerra dirette tramate da Mosca (o da altri Stati ostili), in forma convenzionale, non convenzionale o di potenziali cyberattacchi e sabotaggi massicci. Questo anche a fronte delle ripetute accuse, da parte dei vertici militari, sull’impreparazione dell’isola in caso di «aggressioni» su vasta scala. I piani attuali, infatti, sono vecchi di 20 anni nella loro struttura fondamentale. Si è parlato anche di «nuovi bunker» più sicuri per blindare i vertici del governo, i mezzi d’informazione pubblici o i depositi di risorse cruciali alla sopravvivenza del Paese. Oltre naturalmente ai membri della famiglia reale. Sono stati tanti gli allarmi lanciati da esperti citati dai media sulla vulnerabilità del Paese, che risulterebbe non solo surclassata dalla potenza di fuoco di Mosca, ma carente anche nella capacità di difesa del fronte interno, a partire dalla tutela delle infrastrutture nazionali chiave: i terminal energetici del gas, i cavi sottomarini, le centrali nucleari e gli snodi dei trasporti.
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