Alluvione in Nepal, potrebbe esserci il ‘Glacial Lake Outburst Flood’ dietro la frana distruttiva
2 minuti per la lettura
(Adnkronos) – Imprevedibile prevedere fenomeni come quelli verificatisi nelle zone al confine tra Nepal e Tibet, colpite da frane e inondazioni e che hanno provocato finora un centinaio di morti. “Si tratta di un evento estremo improvviso la cui prevedibilità è pari quasi allo zero. Mentre nelle Alpi la possibilità che si possa verificare un caso simile è molto limitata, sarebbe comunque di magnitudo molto più bassa. Inoltre i nostri ghiacciai sono decisamente più monitorati rispetto a quelli nepalesi”. Daniele Giordan, dirigente di ricerca presso l’Istituto di Geoscienze (Geo) del Consiglio nazionale delle Ricerche, intervistato dall’Adnkronos, fa il punto sulle possibili cause della devastazione in Nepal.
“Quando accadono eventi calamitosi di magnitudo così importante in aree remote non è facile riuscire a risalire immediatamente alle cause. Lo scenario attualmente più accreditato – sottolinea – è che si sia trattato di un ‘Glof’ (Glacial Lake Outburst Flood), un fenomeno improvviso ed estremamente distruttivo che si verifica attraverso una concomitanza di fattori: a originarlo un evento scatenante che è in grado di coinvolgere in maniera repentina un grosso quantitativo d’acqua creando un’onda di piena con capacità erosive molto importanti e capace di trasportare detriti e blocchi di notevoli dimensioni”.
“Secondo le immagini satellitari sembrerebbe che ci sia stato un crollo di una porzione frontale di un ghiacciaio, ovviamente in alta quota. L’ipotesi quindi è che questa valanga di ghiaccio e roccia precipitando abbia incontrato e coinvolto un lago nel fondovalle della zona. Oppure un’altra possibilità è che l’iniziale crollo abbia generato una diga temporanea con accumulo di acqua a monte. Tra deposito di ghiaccio e detriti di roccia, la diga probabilmente non ha retto e ha provocato l’onda di piena”, spiega l’esperto (che ha fatto parte del gruppo di lavoro per la definizione del rischio in ambiente glaciale del Dipartimento della Protezione Civile Nazionale) precisando che, tuttavia, “le immagini satellitari in questo momento lasciano propendere più per il primo scenario”. Ma “esiste anche un’altra possibilità, ovvero che vi possa essere stato un accumulo di acqua all’interno del ghiacciaio che destabilizzando la parte frontale abbia generato il crollo”. Per maggiori dettagli “dobbiamo aspettare che le immagini satellitari, sgombre di nuvole, siano più chiare. Allora potremmo capire meglio”.
“A livello alpino sono noti dei ‘Glof’ nel passato – aggiunge Giordan – e non è assolutamente escluso che non ne avremo nel futuro anche perché gli effetti del cambiamento climatico stanno fortemente impattando sulle masse glaciali e sulla loro stabilità. Detto questo, stiamo parlando, per fortuna, di eventi che potenzialmente sarebbero di magnitudo più ridotta”.
COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © – RIPRODUZIONE RISERVATA
Source link


